De Cristofaro: “Il Governo Conte è caduto anche per colpa di una larga parte del Pd”

Peppe De Cristofaro, Sinistra Italiana, già Sottosegretario dei ministeri della Pubblica Istruzione e dell’Università e della Ricerca. “Il Governo Conte è caduto perché i poteri forti lo consideravano troppo di sinistra”

“Quello di Draghi sarà un Governo a trazione settentrionale e condizionato dalla Confindustria”

“La caduta di Conte e l’avvento di Draghi sono il risultato delle campagne organizzate dai gruppi editoriali e dai poteri forti”

“Zingaretti era uno dei pochi del Pd a credere nell’alleanza con i Cinquestelle e la Sinistra”




De Cristofaro, perché non è più Sottosegretario?

Perché Sinistra Italiana ha deciso, come era giusto e inevitabile, di non appoggiare il Governo Draghi. Ho condiviso fino in fondo questa scelta.

A lei il Governo Draghi proprio non piace?

Non mi piace il Governo Draghi e neppure mi piacciono le modalità della caduta del Governo Conte. Non credo, peraltro, che le due cose siano scollegate.

In che senso?

Il Governo Conte è caduto non solo e non tanto per una spericolata manovra di Matteo Renzi, ma perché un pezzo significativo dei poteri di questo Paese, economici e politici, ha deciso che quel Governo fosse troppo spurio per gestire la fase della ricostruzione e della destinazione del Recovery Plan. Serviva qualcosa di più rassicurante. Il Governo Conte non lo era, perché, dal mio punto di vista, era troppo di sinistra.

Che cosa dobbiamo, quindi aspettarci, dal Governo dei poteri forti, come lei lo configura?

Sarà un Governo a profonda trazione settentrionale. Sarà un Governo fortemente condizionato dalle scelte della Confindustria e da pezzi dei poteri economici del Nord Italia, come si evince anche dalla scelta dei tecnici. Sarà, più in generale, un Governo molto meno attento alle dinamiche sociali e all’impianto solidale, che erano, invece, molto rintracciabili nell’esperienza che abbiamo condiviso con il Presidente Conte.

A proposito di trazione a sinistra, Nicola Zingaretti si è dimesso dalla segreteria del Pd utilizzando parole pesanti: “Mi vergogno di un partito che pensa solo alle poltrone…”.  Che effetto le ha fatto l’invettiva di Zingaretti?

Naturalmente mi ha effetto perché sono parole molto irrituali da parte di un segretario di partito. Io continuo a pensare, come ebbe a dire molti anni fa Fabio Mussi quando nacque, che il problema del Pd è a monte. La fusione a freddo, che fu fatta ormai più di dieci anni fa, ha provocato uno dei più grandi equivoci della politica italiana degli ultimi trenta anni. E’ un partito che è riuscito a vivere solo nella funzione di governo. Un partito che, nonostante le dimensioni, non ha un autentico compito di rappresentanza sociale. Mi sembra un epilogo forse accelerato, ma inevitabile, di un partito dal mio punto di vista nato male. Naturalmente anche la deriva del Pd, è la dimostrazione che, dietro la fine del Governo Conte, c’è molto di più di un Governo che cade.

Mi spieghi meglio…

Il Governo Conte è caduto perché non andava bene l’alleanza fra il Pd, i Cinquestelle e la Sinistra, che Zingaretti aveva condiviso, ipotizzando anche un percorso comune a livello strategico.

Quindi, secondo lei, il logoramento di Zingaretti comincia al tempo del Governo Conte?

Vedo quello che è successo negli ultimi mesi. C’è stato un attacco potentissimo portato avanti da alcuni settori, a livello politico da Renzi ma non soltanto da lui, al Governo Conte. Un attacco che aveva come bersaglio non semplicemente il Governo, ma anche la maggioranza che lo sosteneva. Ed era evidente che una parte significativa del Partito Democratico, almeno  dei suoi gruppi parlamentari, pur non dicendolo, la pensava più come Renzi che come altri. Io ho visto il sostegno convinto al Governo Conte di Zingaretti e di pochi altri esponenti del Pd. Non certo il sostegno di tutti.

Il Governo Conte è caduto anche per colpa di una parte del Pd?

Io penso che se ci fosse stata, quando a dicembre dell’anno passato Renzi ha cominciato ad attaccare il Governo, una maggioranza coesa, quegli attacchi potevano essere respinti con una certa serenità. Emergeva, invece, in quelle ore e in maniera molto evidente, come la maggioranza fosse ben poco coesa e come molti dei problemi fossero all’interno del Pd. Quindi, che all’interno del Pd c’era un’area larga, che non guardava con grande simpatia all’esperienza di governo a cui pure partecipava, mi sembra un fatto assodato.

Giuseppe Fioroni, storico rappresentante della componente cattolico democratica del Pd, mi ha detto che il partito deve decidere se restare di centrosinistra o diventare il partito della sinistra. Lei auspica la seconda ipotesi?

Io non so quello che deciderà il Pd. So, però, con certezza che all’Italia del 2021 serve enormemente un partito della sinistra. Un partito, che noi stiamo provando a costruire e che costruiremo con tutti quelli che sono disponibili. Il Pd decida liberamente quello che vuole fare. L’importante è che si sappia che in Italia un partito di sinistra ci sarà e lo faremo noi.

Che cosa l’ha più fatta arrabbiare nella fase politica che va dagli attacchi di Matteo Renzi al Governo Conte all’avvento di Mario Draghi?

Rabbia no, sono in politica da molti anni e tendo a separare la rabbia dal giudizio politico. La cosa che mi ha colpito di più è l’organizzazione di una vera e propria campagna sistematica di aggressione al Governo Conte, che ha coinvolto buona parte del mondo editoriale italiano, che faceva le pulci a Conte su ogni cosa e che assiste, invece, ora supina a qualunque scelta di Draghi, comprese quelle che ricalcano in tutto e per tutto le scelte del Governo precedente. Mi ha colpito molto il ruolo di pezzi molto significativi dell’imprenditoria italiana, in particolare della Confindustria. Mi ha colpito il ruolo della politica, perché i poteri, di cui ho detto, hanno potuto decidere e incidere grazie alla grande debolezza del potere politico. In altri tempi non sarebbe potuto succedere. Il coro di alcuni mesi fa, con le critiche permanenti al Governo Conte, che peraltro godeva di una grande popolarità a livello di massa, è forse un unicum nella storia degli ultimi trenta anni della Repubblica. Un attacco così organizzato, così scientifico e così sistematico, per di più scatenato in una fase drammatica come quella della pandemia, non si era mai visto. Ed era il preludio di tutto quello che è accaduto dopo. C’è stata la resa incondizionata della politica a poteri che dovrebbero essere altro rispetto alle dinamica democratica di un Paese normale.


di Antonello Sette

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