“De Michelis ha lottato per l’autonomia dei socialisti contro Dc e Pci”, il ricordo di Cicchitto

“De Michelis ha lottato per l’autonomia dei socialisti contro Dc e Pci”, il ricordo di Cicchitto



Fabrizio Cicchitto, già parlamentare di Forza Italia, del Pdl e poi dell’Ncd-Ap, oggi presidente dell’associazione “Riformismo e libertà” (ReL), è stato, in una vita passata, uno degli esponenti di punta del Psi, il partito di Bettino Craxi, e parlamentare socialista dal 1976 al 1994, Cicchitto è anche un autore molto prolifico di libri di storia e politica. Il suo ultimo lavoro è una storia di Forza Italia, dalle origini ad oggi (Storia di Forza Italia, 1994-2018, Feltrinelli), ma ne ha scritti molti altri anche sulla storia del Psi, del Pci, etc

Non c’è, dunque, persona migliore di lui per inquadrare al meglio la figura e l’azione politica di Gianni De Michelis, in modo pieno e preciso, anche perché, in questi giorni, fioccano – giustamente – le rievocazioni e i ricordi dell’ex parlamentare e ministro socialista: oggi si è tenuto, al Senato della Repubblica, un convegno sulla sua azione di ministro degli Esteri e, venerdì prossimo, si terrà una giornata intera, sempre alla Camera, di rievocazione, a tutto tondo, della figura e dell’azione del politico De Michelis.


Chi era Gianni De Michelis, onorevole Cicchitto?

Una figura di politico a tutto tondo. I suoi meriti e la sua azione vanno ben al di là della politica estera. E’ stato una delle figure centrali del Psi di Craxi, pur venendo lui dalla sinistra lombardiana, alla quale anche io appartenevo, che si è posto in un asse e in una posizione autonoma rispetto ai due grandi partiti di allora, la Dc e il Pci. Alla sua morte, in molti hanno preferito sghignazzare e parlare della sua figura come di un damerino che andava in discoteca, come ha fatto, in un pessimo articolo uscito sul Corriere della Sera, il giornalista Gianantonio Stella, ma De Michelis andava a parlare e a confrontarsi con gli operai di Porto Marghera, allora in sciopero, o con quelli della Fiat.


Ricordiamone qualche tratto saliente.

De Michelis ha riformato e ristrutturato le Partecipazioni statali, da ministro di quel settore, ed è stato il primo a farlo. Ha combattuto la battaglia sulla scala mobile, per abolire lo scatto del punto di contingenza, che comportò l’indizione di un referendum abrogativo, da parte del Pci di Berlinguer e della Cgil di Lama, referendum vinto da Craxi e perso dal Pci e dalla Cgil. In politica estera, era forte – anzi, direi, fortissimo – il suo approccio europeista, approccio che non è mai stato succube alla grande Germania. E’ stato anche tra i primissimi uomini politici italiani a rendersi conto di quanto stesse per diventare importante e cruciale il tema e il problema immigrazione. Fu uno dei migliori interpreti della politica estera italiana nel cruciale periodo che va dalla caduta del Muro di Berlino (1989) alla dissoluzione dell’Urss (1991).


L’ispirazione politica era quella di un gruppo coeso?

Sì, parliamo dell’ispirazione politica e culturale che caratterizzò un intero gruppo dirigente, quello socialista, dal 1976 in poi, e che combatté la sua battaglia contro due grandi moloch, il Pci e la Dc, le due forze politiche allora dominanti. Il Psi, alle Politiche del 1976, si era ridotto a un partito del 9.6%, sotto la guida di Francesco De Martino. Il nucleo di quel gruppo dirigente, che elesse Bettino Craxi alla segreteria del Psi e che fece cogliere ai socialisti molti trionfi, avvenne tra due ceppi diversi e all’inizio opposti tra loro: l’autonomismo di matrice nenniana e la sinistra socialista, di matrice lombardiana, cui appartenevano figure come Signorile, De Michelis e il sottoscritto.


Quali le sue caratteristiche in politica estera?

De Michelis era un filo-atlantista, che coltivava con cura profondi rapporti con gli Usa e con Israele. In questo era diverso da Craxi, sensibile ai rapporti con il Terzo mondo e, in particolare, con il mondo arabo, a partire da Arafat”.


Come visse il periodo di Tangentopoli?

Lui e Craxi furono i bersagli principali del bombardamento giudiziario e politico di Mani Pulite che mirava a distruggere l’autonomia e l’esperienza del Psi. Dal punto di vista personale, ne fu appena sfiorato, ma anche lui finì travolto, come Craxi, da una vera e propria persecuzione politica, oltre che giudiziaria e mediatica.


Il perbenismo di allora criticava le sue passioni extra-politica: il ballo, le discoteche, la chioma dei capelli…

L’Italia, dal post-’68 in poi, non era più un Paese ‘perbenista’. Non c’entra nulla il perbenismo. C’entra la volontà di voler distruggere degli uomini e una linea politica. Ancora oggi, il Corsera ne parla solo come un ‘amante’ delle discoteche, cavalcando ancora una volta la tigre dell’antipolitica.


De Michelis credeva nella riunificazione della diaspora socialista dentro Forza Italia e il centrodestra, come lei. E’ stato un errore, visto a posteriori?

L’unica scelta possibile, dopo il bombardamento subito dai socialisti durante Mani Pulite, che ridussero il Psi a ben poca cosa, in termini politici ed elettorali, era di trovare rifugio e speranza, per la cultura e la classe dirigente che veniva dal Psi, dentro la Forza Italia costruita da Silvio Berlusconi, che ha riempito un vuoto politico enorme e impedito che gli ex comunisti andassero al potere, nel ’94. Berlusconi ha dato una nuova casa agli ex socialisti come agli ex liberali e agli ex democristiani, combattendo sempre contro il giustizialismo e per la libertà. Era quella l’unica scelta possibile e, quindi, l’unica scelta giusta da fare”.


di Ettore Maria Colombo

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