È giallo sulle coperture di Ponte Morandi, per la Ragioneria di Stato non ci sono i soldi



Il Decreto Genova, che darebbe il via libera alla ricostruzione del viadotto del Ponte Morandi, crollato il 14 agosto scorso e che ha causato la morte di 43 persone, secondo alcune indiscrezioni avrebbe sollevato i dubbi della Ragioneria dello Stato a causa di una indeterminatezza delle coperture economiche e delle fonti di provenienza dei finanziamenti necessari. Secondo questa tesi a mancare sarebbero addirittura le cifre che dovrebbero quantificare i costi da sostenere, al loro posto ci sarebbero una serie di puntini.


Questa indiscrezione sarebbe trapelata durante il consiglio comunale di Genova. Appena diffusa la notizia, tuttavia, non si è fatta attendere la replica del governo. Fonti del Ministero di Economia e Finanza, smentendo in modo categorico questa ‘’voce’’, dichiarano che «la Ragioneria Generale dello Stato non ha bloccato il decreto, ma lo sta sbloccando». Dal Mef tengono a precisare «che il provvedimento è giunto alla Ragioneria senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture» ma i tecnici della Ragioneria Generale «stanno lavorando attivamente per valutare le quantificazioni dei costi e individuare le possibili coperture da sottoporre alle amministrazioni proponenti». Anche perché «soltanto così il decreto può essere bollinato e trasmesso al Quirinale per la promulgazione».


In attesa di capire quale sia l’esatta lettura della situazione, imperversa la bufera politica con le opposizioni, Pd e Forza Italia su tutti, che accusano l’esecutivo di pressapochismo e incapacità e il governo che con il leghista Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture, sollecita la Ragioneria Generale dello Stato ad accelerare l’iter. «Noi abbiamo messo più soldi, loro vogliono che ne mettiamo meno», conclude Rixi.


di Alessandro Placidi

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