Decreto sicurezza, il governo verso la fiducia E si aspetta il ritorno di Salvini e Di Maio


Il governo ha presentato al Senato il maxi emendamento al decreto Sicurezza sul quale «previa autorizzazione del Consiglio dei ministri, intende porre la questione di fiducia». Il ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro lo dice in aula a palazzo Madama e mette così fine alle voci che si erano rincorse in questi giorni dopo la presa di posizione di alcuni dissidenti interni al Movimento 5 Stelle che si erano dichiarati nettamente contrari all'inasprimento delle regole sugli immigrati e sulla cittadinanza contenuti nel decreto. «Se mettono la fiducia, il voto sarà intorno alle 21,30» ha aggiunto il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo. E a questo punto potrebbe essere inutile il vertice con il premier Conte, i due vice Di Maio e Salvini e i ministri competenti che si pensava potesse tenersi domani, con i vertici grillini che si sarebbero riuniti nella notte di oggi.

Ma il vero nodo non è la fiducia, non sono i dissidenti a 5 Stelle ma il braccio di ferro tra Lega e Movimento che, scavalcato dal Carroccio nei sondaggi, non vuole darsi per vinto e prova ad alzare la posta di un provvedimento caro ai leghisti. Così si arriva all'emendamento che sospende la prescrizione al termine del primo grado di giudizio, anche in caso di assoluzione dell'imputato. Emendamento che poi si è aggiunto al nome del provvedimento. La modifica al titolo stesso della legge, infatti, scontenta i seguaci di Alberto da Giussano. Per questo sono particolarmente rilevanti le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il plenipotenziario leghista : «Serve incontrarsi e discutere. Quando tornano Salvini dal Ghana e Di Maio dalla Cina può darsi che si incontreranno e che troveranno una soluzione».

Ambedue i vicepremier però non potranno essere presenti in aula a palazzo Madama prima del tardo pomeriggio, anche se con molto ottimismo stamattina Matteo Salvini, in collegamento dal Ghana con Rtl 102,500, ha detto che «appena atterrato in Italia, tra qualche ora, sarò in aula al Senato, perché ci sarà finalmente, dopo mesi di lavoro, il voto finale sul decreto sicurezza e immigrazione, che riporta un po' di regole e un po' di ordine. Nel decreto, che conto di donare agli italiani oggi pomeriggio entro ora di cena, ci saranno regole più severe per i delinquenti, per i furbetti e per gli approfittatori».

Tra aula e commissioni però sinora la giornata ha vissuto momenti di tensione a causa dei continui rinvii chiesti dal governo per presentare un emendamento. La riunione della commissione giustizia era prevista per le 11 ma in mancanza di notizie un gruppo di deputati è entrato nell'ufficio della presidente Giulia Sarti: lei non c'era, c'erano invece il governo con i due relatori. La lite esplode tra una di quest'ultimi, Francesca Businarolo, e il deputato Pd Emanuele Fiano, con Businarolo che accusava Fiano di aver fatto irruzione nell'ufficio. Pd e Forza Italia hanno criticato fortemente la maggioranza per non aver comunicato i ritardi e di prendere decisioni sull'ammissibilità degli emendamenti senza i presidenti delle commissioni.


di Paolo dal Dosso

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