Diffamazione contro Salvini, scatta il processo all'anarchico Valerio Ferrandi
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Diffamazione contro Salvini, scatta il processo all'anarchico Valerio Ferrandi



«Salvini, in nome della bellezza e dell'intelligenza. Fai un gesto nobile. Sparati in bocca. Ps: prima o poi verrai appeso a un lampione, ne sei consapevole?». Per queste parole, scritte su Facebook nel 2016 in replica a un post dell’attuale ministro dell’Interno, scatta il processo a Valerio Ferrandi, antagonista di Milano, leader anarchico e soprattutto, figlio di Mario Ferrandi, l’uomo che uccise nel ’77 il vicebrigadiere Antonino Custra, tra le fila di Prima Linea.

Valerio Ferrandi è accusato di diffamazione e minacce. Matteo Salvini si è costituito parte civile, chiedendo all'imputato 20mila euro di danni. Il primo atto del processo a carico del giovane antagonista si è tenuto innanzi al giudice Giuseppe Vanore. Il ragazzo si è difeso affermando, fuori dall’aula: «In una giornata sacra come il 25 aprile il signor Salvini dovrebbe evitare le consuete provocazioni. La mia non era una minaccia ma un invito a studiare la storia per evitare che si ripeta». Ferrandi è imputato perché avrebbe offeso «la reputazione» di Salvini e lo avrebbe minacciato «in modo grave» tramite l’utilizzo di un profilo fake di Facebook, rispondente al nome di “Frederic Dubarre”

Salvini, assistito dall'avvocato Claudia Eccher, e che aveva presentato denuncia dopo il post, si è opposto alle richieste di archiviazione del caso e sarà ascoltato il prossimo gennaio.


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