Dipendenti assenteisti, ventisei arresti e settanta indagati a Massa

Dipendenti assenteisti, ventisei arresti e settanta indagati a Massa



Invece di lavorare negli uffici della Provincia e del Genio civile di Massa, sarebbero usciti per andare al mercato, in chiesa, ad accompagnare i figli a scuola oppure, in tre casi, per svolgere un secondo impiego in esercizi di famiglia. In totale, in due anni, accertati 5000 episodi di assenteismo per 2.600 ore di lavoro sottratte al pubblico servizio.


È quanto emerso da un'inchiesta della procura e dei carabinieri di Massa che ha portato oggi 26 persone agli arresti domiciliari mentre per altre tre è scattata la misura del divieto di dimora nel territorio provinciale. Complessivamente sono 70 gli indagati, tra funzionari e impiegati pubblici. Tra gli arrestati figurano il comandante della polizia provinciale, l'autista del presidente della Provincia, 10 funzionari del Genio civile, un ex assessore comunale e un messo notificatore della Provincia. Le indagini, condotte anche con l'installazione di telecamere negli uffici e in strada, avrebbero rilevato che i dipendenti coinvolti utilizzavano gli artifici piu' svariati per simulare la loro presenza a lavoro, dalle timbrature omesse o effettuate in luoghi non autorizzati, tramite familiari o colleghi compiacenti e false certificazioni, oppure uscendo da porte secondarie degli uffici. C'era chi, se in missione, rientrava in sede molte ore dopo la fine del servizio, accumulando straordinari. Le indagini sono durate dall'ottobre 2016 al maggio 2018: «Il tempo necessario per verificare che i reati fossero realmente reiterati quotidianamente», ha detto il procuratore Aldo Giubilaro. C'è stata, dopo circa un anno, anche una fuga di notizia sulle telecamere piazzate negli uffici pubblici, motivo per cui alcuni dei dipendenti coinvolti si sarebbero spaventati interrompendo le assenze. Gli altri invece, «senza provare il minimo rimorso», parole di Giubilaro, avrebbero continuato. Gli atti, ha detto la procura, passeranno presto anche alla Corte dei Conti. «Il danno erariale è elevato. Soldi nostri, soldi dei cittadini e risorse sottratte ai servizi. Lo trovo profondamente ingiusto», ha spiegato Giubilaro. «Piena fiducia nell'operato della magistratura e da parte nostra collaborazione e trasparenza per le indagini», il commento del presidente della Provincia, Gianni Lorenzetti: l'ente, ha spiegato, in caso di «responsabilità accertate» chiederà il risarcimento di ogni danno, «compreso quello causato all'immagine».

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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