DL: Definire il ruolo dell’Italia nel panorama euromediterraneo è indispensabile a un PNRR condiviso


Definire il ruolo dell’Italia nel panorama euromediterraneo è premessa indispensabile a un PNRR condiviso


Da alcuni decenni, la Questione meridionale o, meglio, la drammatica situazione del Mezzogiorno non trova spazio nel dibattito politico italiano. Eppure, dovrebbe essere evidente a ogni forza politica – beneficata o meno dal voto del Sud - che la Globalizzazione costringe ad analizzare tale ultrasecolare e triste fenomeno alla luce di parametri nuovi, come per altro hanno fatto grandi Paesi con iniziative di portata sovracontinentale.

Il problema - purtroppo nella sua dimensione più volgare - si ripresenta in queste settimane e si riproporrà nei mesi futuri grazie alla “caccia ai fondi del PNRR” avviata da Comuni e Regioni. Democrazia liberale non può ignorarlo, al contrario, coerentemente con i valori che si propone di incarnare, ne propone un’analisi approfondita e chiede il contributo di tutti partiti e movimenti di ogni dimensione, nella convinzione che la qualità delle idee non è proporzionale al numero di esponenti o al potere dagli stessi detenuto. La caccia alle risorse del PNRR è aperta e si sta traducendo in un affannoso tentativo di accaparramento di risorse da parte degli enti locali – Comuni ma anche Regioni – finalizzata alla realizzazione di campi sportivi, parchi giochi, strade di collegamento intercomunali, parcheggi, piste da sci, piccoli Marina e così via; che sindaci e popolazione vorrebbero veder realizzati con l’aiuto dell’Europa. Tutte iniziative lecite e comprensibili che inducono, però, a porsi alcune domande. Come si fondono tutti questi interventi nel Next Generation Plan EU, il gigantesco programma da oltre 800 miliardi finalizzato “superare l’impatto economico e sociale della pandemia e costruire un’Italia nuova, intervenendo sui suoi nodi strutturali e dotandola degli strumenti necessari per affrontare le sfide ambientali, tecnologiche e sociali del nostro tempo e del futuro”? Un interrogativo che ne precede un altro, più preciso e impietoso: quante probabilità hanno tali opere di superare le barriere imposte dalla Commissione che dovrà vagliarne l’ammissibilità? Una risposta alla seconda domanda l’hanno data esponenti politici come Sala e Gori, subito affiancati da qualche Governatore: date a noi le quote di PNRR riservate al Mezzogiorno - già più che dimezzate da Roma rispetto alle finalità originarie indicate da Bruxelles – in quanto l’acclarata mancanza di capacità progettuale di molte amministrazioni meridionali ne causerà la perdita.

Senza entrare nella polemica spicciola e un po’ meschina, Democrazia liberale ritiene che questa sia una proposta sbagliata sia dal punto di vista culturale che da quello dell’utilità per il Paese nel suo insieme. Non solo in quanto stride tristemente e tristamente con i poteri sostitutivi previsti dagli Artt. 117 e 120 della Costituzione – fino a ora colpevolmente inattuati dai Governi degli ultimi decenni, incluso questo a meno di un’auspicabile inversione di rotta –, ma anche perché accettare la visione di Paese che in tali proposte è sottesa conduce a ripercorrere strade già battute e ampiamente fallimentari.

I progetti dai quali siamo partiti e che fanno da spunto a questa riflessione sono, infatti, solo i rami finali di un grande albero al quale manca il tronco. Chi aveva il potere e il dovere di disegnarlo – oserei dire di imporlo a forze politiche distratte da interessi di bottega - non ha avuto la forza (o la capacità?) di farlo. Così accade che nessuno pare porsi la domanda fondamentale: quale deve essere il ruolo dell’Italia e di ogni sua parte costitutiva nel panorama euromediterraneo? Una domanda che investe Nord e Sud insieme e che Democrazia liberale spera trovi eco e risposte nel Paese. Il Nord si accontenta di continuare a essere un fragile subfornitore della grande industria mitteleuropea? Soggetto alle progressive delocalizzazioni (ogni giorno ne abbiamo nuovi e tragici esempi) e alla costante perdita di posizioni nella graduatoria del Pil per capita a parità di potere d’acquisto, ampiamente documentata da Eurostat negli ultimi decenni? Un progressivo arretramento che ha portato l’Italia a occupare l’11° posto (altro che G8!) e la relegherà al 21° nel 2050. E, parallelamente, il futuro del Mezzogiorno è proseguire in un percorso di desertificazione industriale e demografica – 1,6 milioni di giovani in meno negli ultimi 25 anni –, a stento rallentato, ma non invertito, da una locomotiva sempre più spompata? E’ desolante vedere politici ed economisti dell’ex Bel Paese fingere di non vedere la realtà e ignorare sia le parole di Biden: “Trickle down Economics never work” che quelle di Xi Jinping “the global economy is the big ocean you cannot escape from”. Troppo concentrati nel perseguimento di miseri interessi locali per chiedersi dove stia andando il mondo. Ecco la domanda che, con molta umiltà e altrettanta fermezza, Democrazia liberale pone al Governo e alle forze politiche: non è meglio tentare di rompere i vecchi, egoisti e falliti schemi socio economici che hanno imprigionato l’ex Bel Paese negli ultimi decenni, impedendogli di capire che la globalizzazione è una bestia selvaggia che si può tentare di governare in un’ottica geostrategica coraggiosa e lungimirante, guardando al Sud del Mediterraneo attraverso il proprio Sud? Come vorrebbe la stessa Ue proprio per mezzo del Next Generation Plan.


Di Giovanni Mollica, responsabile di Democrazia Liberale per il Nuovo Meridionalismo.

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