Due cene dividono il Pd, il partito chiuso in se stesso in cui non c'è posto per gli elettori

Due cene dividono il Pd, il partito chiuso in se stesso in cui non c'è posto per gli elettori



Vieni a cena che ti spacco il partito. Prosegue la lenta agonia in casa Pd, un partito sepolto dal suo stesso elettorato e che a fatica tenta di liberarsi dalle macerie della sua implosione per provare a risorgere. E se gli appelli dei protagonisti interni propendono tutti per l'unità, la compattezza, gli atteggiamenti sembrano indicare l'opposto. Aveva fatto notizia l'invito a cena fatto giungere dall'ex inquilino del Mise Carlo Calenda agli ex premier Matteo Renzi e Giovanni Gentiloni e all'ex ministro degli Interni Marco Minniti. Un invito che sapeva tanto di vertice privato, in pieno stile Arcore, in cui stilare strategie e trovare un terreno comune su cui far ripartire il Pd, o almeno la visione renziana che lor signori condividono a tal proposito. Se infatti l'ex sindaco di Firenze sta preparando il suo ritorno in auge con operazioni parallele alla politica, di perdere il seggio di preminenza guadagnato negli anni non vuole saperne e mentre temporeggia è alla ricerca di un suo alter ego da piazzare come candidato nel prossimo, forse troppo, congresso.



Ma esiste anche un'altra, nuova, opposta visione dell'area dem che sembra incarnarsi perfettamente nella figura del Governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Non invitato alla cena di Calenda per ovvi motivi, il candidato alla poltrona di nuovo segretario batte dritto per la sua di strada. Se la montagna non va da Maometto, Zingaretti si fa la cena da solo. Eccola allora la provocazione: una serata in compagnia di un imprenditore, un operaio, uno studente, un professore, un volontario e un professionista. Ovvero una rappresentanza simbolica della stratificazione sociale. Tornare a guardare dal basso la realtà, tornare a far aderire il partito e i suoi ideali con le necessità di una popolazione che non riesce più a identificarsi con la sinistra. «Per un congresso diverso, aperto e partecipato, la prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un'associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di una azienda start up, una studentessa ed un professore di liceo».


E mentre si è detto «molto contento» dei sì fatti giungere dai suoi illustri ospiti, parlando di «gesto di responsabilità», Calenda ha espresso tutto il suo stupore una volta appreso della contro cena organizzata da Zingaretti: «Lo escludo. Zingaretti è persona troppo intelligente per rispondere così a un incontro tra quattro persone che peraltro non è fatto contro nessuno ma solo per confrontarsi tra ex colleghi di governo. Evitiamo interpretazioni che non reggono». Eppure, non ce ne voglia il brillante manager romano, sembra esserci poco spazio per le interpretazioni e la spaccatura nel Pd si sta trasformando in un tutti contro tutti senza esclusione di colpi, che siano di forchetta o di altra natura. L'ex ministro ha anche colto l'occasione per rilanciare la sua idea di andare oltre al Pd. Non soltanto il cambio di un nome, ma una trasformazione che sia in grado di includere fasce diverse della società, una «capacità che il Pd da solo non ha più».


Mentre si discute, c'è chi, come il governatore della Puglia Michele Emiliano, esponente di un'altra minoranza interna, bacchetta tutti i protagonisti della vicenda, parlando di «una modalità politica che ancora una volta lascia fuori gli italiani, la struttura del partito. Pensano di essere dentro ancora una struttura che gli consente di prendere decisioni durante una cena. E questo la dice lunga sulla crisi profondissima del partito».


Insomma, un caos che verrà districato soltanto dallo scorrere dei giorni e dall'esito del congresso che dovrebbe dare un nuovo indirizzo al partito. Nel frattempo, mai come oggi, è il caso di dirlo, resta tutto un magna magna.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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