Ecobonus 2022, Rotiroti: «L’Italia maestra di percorsi astrusi e artificiosi come pochi al mondo»



«Un percorso più snello, meno artificioso e immediato. Molto si è fatto, ma non abbastanza in questo senso». E’ l’appello dell’architetto Annalisa Rotiroti al governo rispetto all’Ecobonus 2022.


Ecobonus 2022, è la misura giusta?


«L’Italia, ha un tessuto urbanistico e immobiliare abbastanza antiquato. Per diversi decenni sono mancati interventi strutturali, ed ahimè queste mancanze, molto spesso si sono tradotte in vere e proprie catastrofi. Manutenzioni, ripristini, ristrutturazioni, spesso sono stati soggetti di interventi scellerati, che non sempre, ma spesso hanno inficiato su quello che doveva essere negli intenti una riqualificazione immobiliare. I motivi sono tanti, sociali, politici e spesso economici. Detto ciò, la formula dell’ecobonus, sicuramente, ha indirizzato il privato, il singolo cittadino, e quindi lo ha incentivato, a metter mano a un patrimonio immobiliare, assetato di manutenzioni ordinarie e straordinarie».


Stiamo parlando di manovre cosiddette “facili”?


«Sicuramente non lo sono, stiamo parlando di interventi con lacune e mancanze, ma di certo è un primo passo che mette mano a un tessuto urbano bisognoso di interventi».


Il 110 per cento quanto ha funzionato?


«Con tutti i limiti, soprattutto burocratici, del caso, sicuramente il 110 per cento ha portato una ventata di nuovo, inteso come insieme di attività che hanno coinvolto e coinvolgono tutto ciò che ruota al cosiddetto “mattone”. L’economia edile dopo uno stallo profondo, ritrova vigore ed energia che non viveva da decenni, fornitori, manodopera, tecnici, professionisti. Vengono riportati con la memoria, a quello che un tempo fu il boom edilizio del dopoguerra. Perciò ben venga».


In termini di sicurezza, quale il contributo che può dare la manovra?


«Pur essendo il fine ultimo della manovra quello di ammodernare un tessuto immobiliare ormai vecchio, non meno importante è la volontà da parte del governo, di intervenire anche in materia di sicurezza. Infatti nel 110, il focus non è solo di riqualificazione architettonica degli immobili, ma anche e soprattutto di intervenire sulla sicurezza antisismica. La storia denuncia episodi tristi in materia ed è anche per questo che il 110, se perseguito in maniera onesta e chiara, sicuramente, risana in parte lacune di malaffare politico, gestionale e costruttivo, che nel tempo è emerso tristemente agli onori della cronaca».


In questo modo si vanno a sanare anche decenni di interventi abusivi e lesivi sugli immobili?


«Uno dei tantissimi vincoli della misura è l’impeccabilità della struttura sulla quale si interviene, costringendo di fatto la proprietà a sanare un qualcosa che comprensibilmente potrebbe sfuggire ai già numerosi controlli da parte dello Stato».


Quali sono stati i limiti della misura?


«I limiti della misura sono sicuramente di tipo burocratico. L’Italia riesce in questo a essere maestra di percorsi astrusi e artificiosi come pochi paesi al mondo. Il percorso per la fattibilità della misura, è tra i più complessi che la storia italiana abbia potuto partorire. Lo studio per i requisiti, e quindi la perseguibilità dell’operazione non è semplice. Ci vuole molta preparazione e competenza sia da parte dei professionisti, sia da parte delle ditte che non sempre sono strutturate per poter eseguire e adempiere a tale percorso che spesso avvilisce negli intenti. Non meno importante la mancanza di controlli sui lavori svolti, a fronte di mercenari che anziché applicare un codice etico, professionale e deontologico, hanno trovato in questa manovra, un mezzo per speculare e arricchire molti avventori del settore. Società create appositamente, per speculare, gonfiando preventivi atti a soddisfare l’ingordigia di assetati parassiti».


Su quali aspetti dovrebbe intervenire il governo?


«Si dovrebbe trovare un percorso più snello, meno artificioso, più immediato. Molto si è fatto, ma non abbastanza in questo senso».


La misura, a suo parere, è stata pubblicizzata abbastanza?


«E’ stata promossa in modo adeguato, forse poco chiaro come vox populi, ma comunque ben chiara agli organi di settore, che volentieri si adoperano quotidianamente a forviare ogni singolo dubbio agli interessati all’intervento e quindi al singolo cittadino».


Dove ci sono stati i principali beneficiari nelle grandi città o nei piccoli centri periferici?


«Anche per retaggi culturali e magari per limiti economici, chi ha approfittato maggiormente della misura sono stati i grandi centri e le grandi città. Maggiori disponibilità di accesso agli organi competenti, maggiore informazione e meno scetticismo nei confronti di iniziative statali».


Quali sono state, invece, le maggiori perplessità sollevate dai beneficiari?


«Più che perplessità parliamo di difficoltà espressa da parte dei beneficiari. Vista l’enorme mole documentale richiesta, non sempre il privato possiede un corredo completo del proprio immobile in tal senso. Recuperare quanto richiesto dal professionista, risanare abusi consolidati negli anni, l’incredulità di un intervento statale in tale percorso, spesso demoralizzano la volontà di intenti. Tempi di attesa molto lunghi, la difficoltà a individuare ditte competenti e strutturate, difficoltà a individuare professionisti competenti e professionali demoralizza e sfianca il privato che dopo una prima fase di entusiasmo, si abbandona a una sorta di rassegnazione allo stato dei luoghi».


Di Edoardo Sirignano

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