Edoardo Sylos Labini, le Città Identitarie al centro di un rinnovamento culturale

Edoardo,

come fondatore e presidente di Cultura Identità, quali punti del Manifesto incontrano più difficoltà burocratiche in un paese complicato come lo è talvolta l'Italia?


beh, quali punti del Manifesto? Sicuramente il ripopolamento, abbiamo visto come ci sia stato un disegno ideologico nell’ultimo decennio di ripopolare anche i piccoli borghi con gli immigrati clandestini che sono sbarcati nel nostro paese. Ci sono migliaia di piccoli comuni italiani che hanno tra i 500 e i 5.000 abitanti, e se consideriamo quanti immigrati clandestini sono sbarcati e che disegno ideologico c’era anche dietro, quello è sicuramente un punto del Manifesto di cui noi abbiamo parlato e abbiamo discusso sulle nostre pagine. Un altro è la ricostruzione: quando in Italia, soprattutto nei piccoli borghi delle aree interne, c’è un terremoto, la ricostruzione avviene dopo decenni, perché è ferma dalla burocrazia. Io sono direttore del Teatro Civico di Norcia, e Norcia sta ripartendo lentamente grazie all’impegno del sindaco, la forza dei cittadini, al coraggio, e ai privati che hanno aiutato la ricostruzione bloccata proprio dalla burocrazia. Quindi, diciamo che questi sono i due punti che un po’ si scontrano con alcune scelte dei nostri ultimi governi.


20 regioni, oltre 100 province d’Italia dei mille campanili, spesso ognun per sé, le Città identitarie, slogan della sua impetuosa attività di promozione culturale e sociale, sono un ostacolo o un valore aggiunto al sistema Paese?


Le Città Identitarie sono assolutamente un valore aggiunto, e più che altro sono la storia del nostro Paese. L’Italia è fatta per l’80% di piccole province, di piccole città, è l’ossatura dello stivale. Quindi, assolutamente, le Città identitarie in un mondo globalizzato che ci vuole tutti fintamente uguali, senza più il racconto identitario, senza più le radici storiche, artistiche e culturali, oggi vogliono dire avanguardia, ma in una fusione tra tradizione e innovazione. Io sono un grande amante del Futurismo, mi piace ciò che è contemporaneo, non è che dobbiamo essere per forza attaccati nell’esaltare e basta il nostro passato, che va assolutamente esaltato e raccontato, ma anche in una chiave contemporanea, per dar voce anche agli artisti del futuro, che possano saper raccontare al meglio il nostro Bel Paese, come hanno fatto quelli del passato. Quindi, Città identitarie non soltanto in Italia, io dico in Europa, in questo Occidente globalizzato, in un mondo globalizzato, è un tema oggi attuale, che con grande anticipazione e modernità, anticipò cento anni fa Gabriele D’Annunzio durante l’occupazione a Fiume.


La Cultura, l’ecologia, la protezione e la valorizzazione dei Beni monumentali, a volte sembra che tutti ne parlino ma che poco si concretizzi. È un discorso anche ideologico?


Alcuni punti del P.N.R.R. vanno nella direzione del finanziamento per la valorizzazione e protezione dei Beni monumentali e dei piccoli borghi. Però, ricordiamoci che il P.N.R.R. è un prestito che tu devi restituire. È vero che noi siamo il Paese come fanalino di coda nel finanziamento in campo culturale in Europa. Per quanto riguarda anche il mondo dello spettacolo, che passa attraverso il F.U.S., il Fondo Unico dello Spettacolo e cultura, si è finanziato, negli ultimi anni, in modo sbagliato, senza aiutare minimamente strutture culturali delle piccole città. Anzi, si sono aiutati i grandi enti, e i piccoli enti di provincia sono stati abbandonati, mentre l’Italia in ogni piccolo angolo di provincia ha un pezzo di arte straordinario, musei importanti, teatri straordinari, che purtroppo dai nostri governi sono stati, in questi anni, lasciati da soli.


Impresa e cultura, spesso demonizzati nell’accostamento, sono auspicabili? Il rischio di perdere il treno dei fondi europei, per incapacità delle amministrazioni locali, lo si riscontra nel suo ambito di esperienza?


Impresa e cultura vanno assolutamente accostati. Abbiamo visto e dimostrato che un euro investito in cultura ne produce tanti altri di più. Ogni evento culturale, ha un effetto moltiplicatore su più comparti dell’economia italiana. Quindi, non è un accostamento sbagliato, anzi, laddove lo Stato non interviene, interviene il privato, che aiuta la cultura e si fa esso stesso stato. Sui fondi europei è vero che l’Italia e molti comuni sono impreparati. Non ci sono degli sportelli, ci dovrebbero essere degli sportelli del Ministero che aiutano nella compilazione dei finanziamenti europei. Spesso questo non avviene ed è vero che molte volte i fondi europei vengono restituiti. Però, è il governo centrale che deve aiutare anche i piccoli comuni ad allinearsi e ad avere dei consulenti che siano in grado di portare avanti i bandi europei che spesso hanno una burocrazia molto complicata.


La globalizzazione, oramai agonizzante, può dare al mondo local, nuove opportunità?


La globalizzazione è ormai agonizzante, è vero, e questi due anni e mezzo di pandemia hanno accelerato questo scontro tra mondo globalista e piccola realtà, tra macro-multinazionale e piccola impresa, tra comunità nazionale fintamente uguale egualitaria e piccola comunità locale che vive di tradizione, di aziende familiari, di impegno, di generazione in generazione. Quindi, assolutamente le città identitarie possono essere e devono essere, a mio avviso, una possibilità di rilancio lavorativo, di immagine, di stile e qualità di vita nel nostro paese. Quindi, sono d’accordo che in questo momento il mondo globalizzato ha scoperto le carte, abbiamo visto che interessi ci sono dietro, spesso interessi di grandi multinazionali, anche dietro le conversioni energetiche, il green e tutta questa battaglia dell’ambientalismo da salotto che si fa. Quindi, recuperare le piccole realtà è basilare, e lo facciamo con le Città Identitarie.


Per finire, vince un milione di euro alla lotteria, proprio nel giorno in cui la borsa di New York, quota in listino le "Città identitarie italiane spa"...quanto ci punta sopra?


Punto tutto sulle Città Identitarie. Ho messo da parte 27 anni di carriera di attore e regista per questo progetto, perché ci credo, è il progetto di una vita, è un progetto, insieme a Cultura Identità, e spero che lo porterà avanti mia figlia, lo porteranno avanti i nostri figli, i nostri nipoti, perché nelle prossime generazioni non si dovrà dimenticare qual è la bellezza e la grandezza del nostro Paese, nella speranza che il nostro Paese produca ancora bellezza e ricchezza artistica e culturale e paesaggistica straordinaria, come l’ha creato, e che ci rende il Paese più bello del mondo, di cui dobbiamo essere fieri e orgogliosi.


di Stefano Alessandrini



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