Elena Fattori: “Draghi? Un silenziatore del parlamento, del sindacato e della democrazia”



Senatrice Fattori, il segretario della Cgil Maurizio Landini fa capire che con questo Governo così non si può andare avanti. Personalmente non ricordo un altro Governo, che abbia tenuto i sindacati in così bassa considerazione. Ne è consapevole anche lei?


Assolutamente sì e non capisco lei di che cosa si meravigli. Questo Governo delle larghe intese è un Governo tecnico di destra, che ha in grande antipatia sia la democrazia parlamentare, sia tutti i corpi intermedi, inclusi i sindacati, che evidentemente considera d’intralcio alla sua autonomia gestionale.


Per Mario Draghi sono un fastidio?


Sì, alla stessa stregua del dibattito parlamentare, che ha completamente abolito.


Con tutti complici?


Più che con tutti complici, con tutti succubi, perché molto spesso i parlamentari non sanno che cosa sta facendo Draghi, se non quando arrivano i provvedimenti, su cui pone la fiducia.


Tira insomma una brutta aria per la democrazia italiana…


La democrazia, in questo momento, è sospesa, anche perché vige ancora lo stato di emergenza sanitario.


Perché dice ancora?


Perché io penso che l’emergenza è un evento, che emerge. Un evento che, una volta affrontato, diventa routine. Qui siamo in emergenza da due anni e non c’è mai stata una risposta strutturale, ma sempre e solo, per l’appunto, emergenziale. Il che comporta, come lei sa, che le soluzioni si inventino di volta in volta. Basta pensare ai trasporti. Abbiamo avuto due anni di tempo per adeguare i mezzi al distanziamento e ai controlli e nulla è stato ancora fatto. Lei parla di brutta aria per la democrazia. Questo Governo, che sulla carta aveva il sostegno di gran parte del Parlamento, di fatto lo ha silenziato, andando avanti a colpi di fiducia ininterrotti. Pensi che i gruppi misti del Senato hanno tempi contingentati, e non più liberi come era sempre stato, per gli interventi in dissenso, nonostante, come è evidente, il dissenso sia molto scarso. La verità è che le grandi élite europee stanno gestendo attraverso Draghi la situazione italiana.


Anche il Partito Democratico, che pure si autoproclama di sinistra, va annoverato fra i, più che complici, succubi del presidentissimo Draghi?


Cominciamo col dire che il Pd non è di sinistra. Dalla Margherita in poi, è sempre stato un assembramento di gruppi con interessi e ideologie diverse, che fluttuano dalla destra al centro, a seconda dei momenti. Definire il Pd di sinistra, secondo me, è sempre stato un errore.


Fra le stelle che stanno a guardare ci sono anche quelle del suo ex partito, che non inseguono più la Luna, ma più prosaicamente il girone del potere…


Quello che è stato il mio partito non esiste più e non esistono più neppure le persone che lo hanno fatto crescere. Penso a Beppe Grillo e a Gianroberto Casaleggio, che sono emarginati. Penso, soprattutto, a chi, come me, è stato espulso o costretto a dimettersi. Il movimento attuale è tutt’altro cosa da quello di partenza e anche le persone sono cambiate-


Che cosa è, dunque, diventato il M5s made in Conte?


Un gruppo di dirigenti che si sono ritagliati un ruolo al Governo e che di conseguenza tendono a mantenere le loro posizioni di potere e di privilegio. Non c’è più un’ideologia, tant’è che il nuovo politico Giuseppe Conte ha ammesso di non esse mai stato votato da questo Movimento. Nominare come capo politico una persona che non solo non ha contribuito a fare nascere il Movimento, ma che dal Movimento neppure è stato eletto, dà la misura di cosa sia diventato il M5s: un gruppo personalistico di potere politico.


di Antonello Sette

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