Elena Fattori: “Se Grillo cedeva, il Movimento Cinque Stelle era morto”

“Conte è un mediatore. Può rappresentare una buona fetta di italiani, non il M5S”

“Conte è il leader designato da una classe dirigente abusiva”


Senatrice Fattori, cupio dissolvi? Lo scontro all’arma bianca fra il neo leader in pectore Giuseppe Conte e il padre garante Beppe Grillo evocava l’immagine di un Movimento che corre a precipizio verso il baratro. Ora Grillo ha rotto gli indugi. Lei, che li ha visti nascere e li conosce bene, concorda con questa sensazione generale?


Non credo ci sia la voglia di sparire. Il problema è la piega che sta prendendo il Movimento. Non c’è un minimo di chiarezza. Un terzo degli italiani aveva votato il Movimento nella prospettiva di un cambiamento radicale. Non era solo protesta, ma anche la speranza di poter trasformare il panorama della politica italiana. Quel 35 per cento di cittadini, che desideravano una cosa diversa, esiste ancora, ma è sconcertato dalle capriole in cui il movimento si sta specializzando. Sono sconcertata anch’io. Io sono rimasta uguale, loro invece non riesco più a capire a che cosa girino intorno e dove vogliano andare a parare.

Il progetto di Conte a me sembra chiaro. Vuole fondare un nuovo partito partendo non da zero, ma da un simbolo e da uno zoccolo duro di consensi…

Il Movimento è tre cose diverse che si sono perse per strada. I milioni di cittadini che lo hanno votato, gli attivisti, che esistono ancora anche se i meetup in cui erano organizzati sono praticamente scomparsi, e una classe dirigente che nessuno ha mai votato. Nessuno ha votato Vito Crimi, Stefano Patuanelli, Manlio Di Stefano, Carlo Sibilia e compagnia cantando. C’è una classe dirigente che si è autoproclamata M5S senza averne né i titoli né i gradi. Costoro non hanno alcun rapporto di legittimazione né con gli elettori né con gli iscritti. E poi naturalmente, al di sopra di tutti e di tutto, c’è Beppe Grillo. Tutto, a questo punto e lui compreso, è calato dall’alto. Come se la volontà degli iscritti non contasse più niente. Gli iscritti, che erano sempre stati il popolo sovrano dei Cinquestelle, avevano peraltro già indicato un percorso totalmente diverso da quelli che si stanno confrontando ora. C’erano stati gli stati generali che avevano indicato una segreteria collegiale come organo di guida e di governo del Movimento. I nomi della segreteria voluta e votata dagli iscritti non sono mai stati scelti. Il Movimento è ancora in mano ai soliti noti.


Poi qualcuno ha cambiato idea?


Ma chi ha cambiato idea? Non certo quelli che avevano votato la segreteria collegiale. Nessuno li ha consultati più. C’era l’obbligo di procedere nella direzione democraticamente indicata. Quindi, la volontà dei Cinquestelle non corrisponde esattamente al volere di Grillo. Non si può votare all’infinito fino a quando non votano quello che hai deciso tu.

Poi qualcuno, che non era Grillo, ma neppure il popolo degli stati generali che aveva votato in favore d una segreteria collegiale, ha deciso di affidarsi a Giuseppe Conte individuato, presumo, come argine a un ineluttabile declino elettorale…

Conte non è neppure iscritto al Movimento Cinque Stelle. E’ un personaggio, che è bravo a comunicare e che, come si dice, si presenta bene ed è stato individuato come il salvatore della patria, dove la patria non è il Movimento Cinque Stelle come lo hanno sempre inteso gli elettori e gli iscritti, ma solo l’attuale classe dirigente autoproclamatasi, che sa benissimo di non avere consensi né sul blog né tra i cittadini. Hanno impedito che si votassero i candidati alla segreteria collegiale perché sapevano che sarebbero stati sbaragliati. Se avesse fatto una votazione sul blog e avessero vinto a mani basse Alessandro Di Battista, Barbara Lezzi e Nicola Morra e altri epigoni di un cambio di passo, come potevi tu continuare a fare legittimamente il ministro? Era pericoloso votare sul blog perché sarebbe venuta fuori tutta la irreversibile debolezza di una classe dirigente mai votata e mai legittimata, che ha preteso di gestire un Movimento facendolo diventare altro da sé.


Quale sarebbe a questo punto secondo lei la strada migliore da percorrere per salvare il salvabile?


Secondo me sarebbe sbagliato correre ad assecondare questo o quel capo bastone. Il Movimento non dovrebbe avere dei capi bastoni. Né Grillo, né tantomeno Conte, che al Movimento non si è mai iscritto. Lui vuole legittimamente fare un suo partito e altrettanto legittimamente tenta di prendersi un simbolo che ha già uno zoccolo duro di consensi, indipendentemente da tutto. Grillo dovrebbe, anziché contrapporsi per partito preso, ricordare a Conte quali sono regole e quale è lo stato degli atti. Dovrebbe dirgli che prima devono essere scelti i nomi dei componenti la segreteria collegiale, che successivamente potrà autonomamente decidere, insieme a tutti gli iscritti, se individuare o meno in Giuseppe Conte la guida del Movimento. Devono essere loro a decidere. Non può essere Beppe Grillo.


Quindi Conte va bene se…


Se prima si vota una segreteria condivisa, la quale sarà poi libera di decidere quale ruolo affidare a Giuseppe Conte.


Torniamo allo scontro fra Grillo e Conte. Separiamo a questo punto le due ipotesi. Che succede se Grillo non cede e non lascia a Conte tutto il potere che chiede?


Il Movimento tornerebbe a fare il Movimento, come ha sempre fatto per tanti anni e Conte, fonderebbe un suo partito. Sarebbe anche più logico, perché Conte con il Movimento Cinque Stelle non c’entra nulla. Ha i suoi consensi, ha governato più o meno bene, ma è qualcosa di molto diverso da quello che nel 2018 chiedevano gli elettori.


Quindi, secondo lei, Grillo non può cedere?


Se cede, il Movimento Cinque Stelle è morto. Diventerebbe il partito di Conte e non avrebbe più nulla a che vedere con quello tsunami che eravamo e che avremmo dovuto continuare a essere. Sarà solo un simbolo, un involucro, nelle mani di una persona che cerca di guadagnare consensi per fare tutt’altro. Conte è un moderato. Il Movimento Cinque Stelle non lo è mai stato. Era un movimento quasi eversivo, sulle barricate per scelta e vocazione. Era ed eravamo sempre pronti a denunciare qualunque scempio. Non mi sembra che tutto questo abbia minimamente a che fare con la linea di Conte, che è, per scelta e vocazione, di mediazione estrema. E’ riuscito a governare prima con Salvini e poi con il Pd. E’ un uomo dalla forte personalità, che può sicuramente rappresentare una buona fetta di italiani, ma che altrettanto sicuramente non rappresenta il Movimento Cinque Stelle. Così come lo avevamo immaginato milioni di elettori e decine di migliaia di militanti.


Aspetti, non se ne vada. Mentre parlavamo, Grillo ha rotto definitivamente con Conte. Ha detto che il consenso elettorale non è la questione più importante e che Conte non è l’uomo giusto per interpretare il Movimento e disegnarne il futuro…


Come le ho detto, era l’unico modo per non spaccare definitivamente il Movimento e mettere d’accordo le sue varie anime, rimettendo in modo il percorso disegnato dagli stati generali, che aveva votato l’introduzione di una segreteria collegiale alla guida del Movimento, dopo un dibattito anche molto acceso e l’impegno diretto di tantissimi militanti.


Il Movimento Cinque Stelle a questo punto è salvo?


Il Movimento Cinque Stelle è salvo se riesce a riprendersi da questo impasse e a ritrovare una vocazione che non sia quella di assomigliare a un partito come la Democrazia Cristiana.


di Antonello Sette


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