Elena Fattori: “Un filo nero unisce no vax e filo putiniani”



Senatrice Fattori, mi pare che lei abbia notato una sorta di affinità elettiva fra una parte del mondo no vax e Vladimir Putin. Conferma?



Assolutamente sì. Che ci fosse lo zampino dei troll russi nei canali no vax era già uscito fuori nel 2019, subito l’dopo l’approvazione del Ddl Lorenzin. Si supponeva che questi canali fossero utili per propagare altre fake news. Resta da capire se la propaganda no vax faccia parte integrante di quella russa, volta di per se a destabilizzare alcuni pilastri dell’Occidente, come la medicina e la tecnologia biomedica. E’ un fatto che ora i due fronti coincidano. La chat, già usata dall’estremista di destra Nicola Franzoni per il campo hobbit dei no vax ai pratoni del Vivaro di Rocca di Papa, fa ora da cassa di risonanza alla propaganda filo putiniana.


La fondazione Alleanza Nazionale manderà alcuni bus in Polonia per portare in Italia un gruppo di cittadini ucraini, in fuga dalla guerra. Ignazio La Russa ha spiegato che, quando ci sono persone con gli stessi valori e la stessa religione, l’accoglienza viene naturale, distinguendo ancora una volta fra profughi buoni e profughi cattivi. Non c’è il rischio di un razzismo umanitario, che discrimini tutti quelli che non sarebbero come noi?


Più che un rischio, è già una realtà quotidiana. Il razzismo umanitario c’è da sempre, soprattutto a destra. Non mi meraviglio che non si esiti a usare anche la guerra per fare propaganda politica. I diritti umani sono inalienabili per tutti gli uomini. Del resto anche l’articolo 3 della nostra Costituzione impone di non fare distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione e di opinioni politiche. Purtroppo c’è ancora qualcuno, specie fra le frange nazionaliste, che pensa ci siano persone meritevoli di maggiori diritti rispetto ad altre. I profughi, o gli sfollati come preferiscono definirsi, provenienti dall’Ucraina vanno accolti assicurando loro la dignità che meritano, ma l’ingiustizia e l’orrore non conoscono frontiere. Proprio ieri in Afghanistan hanno riaperto le scuole, ma, nonostante le promesse, i talebani non hanno consentito l’ingresso alle bambine. Una discriminazione e un’ingiustizia drammatiche.


C’è una polemica in corso sull’invio delle armi alla resistenza ucraina da parte dell’Italia e sul suo ruolo marginale e subalterno nella ricerca della pace. Lei da che parte sta?


L’Italia può fare poco per la pace, se non nel contesto dell’Unione Europea, che dovrebbe essere un interlocutore molto più forte a autorevole di quello che è. Peccato, peccato sarebbe l’occasione per dimostrare di essere un’Europa politica e non solo economica. Quanto all’invio delle armi, io ho votato contro. Sono convinta che le armi servano a poco. Ho parlato con molti profughi e tutti mi hanno detto che la priorità erano i loro cieli e le bombe che dal cielo cadevano sulle città. Armare i civili mi sembra più un alibi per le nostre coscienze che una necessità reale. Mariupol è stata rasa al suolo dai bombardamenti, non dai fucili Bisogna fermare i bombardamenti il prima possibile. Bisogna impugnare la pace.


di Antonello Sette

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