Revisionare la Ztl e riqualificare le edicole votive, la proposta di Canale per cambiare Roma


Francesco Canale, candidato al Municipio 1 per la lista di Forza Italia-Udc a sostegno dell'onorevole Marco Di Stefano al Comune per Michetti sindaco, in un’intervista a Spraynews, presenta le motivazioni che lo hanno portato a mettersi in gioco e soprattutto della volontà, anche all’interno degli azzurri, di aprire una nuova fase, dove al centro ci siano le nuove generazioni e non più la solita nomenclatura.


Quali sono le ragioni della sua candidatura?


«Mi sono candidato perché ho 21 anni e vedo tanti coetanei scappare da Roma appena possono, a causa della mancanza di lavoro. Stiamo parlando di una delle poche capitali, che negli ultimi venti anni, al posto di migliorare peggiora. Ho deciso di essere in campo nel Municipio 1, che è quello del centro storico, perché ritengo che proprio da qui debba rinascere la città eterna».


Quali sono le priorità del suo programma? Ci faccia un esempio di cosa ha intenzione di cambiare…


«I veri problemi sono quelli pratici, avvertiti dai cittadini tutti i giorni. E’ il caso della Ztl. Sono per un centro aperto, dove si consente ai non residenti, a pagamento, di poter parcheggiare. In questo modo si aiuta l’economia perché i flussi di visitatori diminuiscono, mentre le spese restano. Sarebbe una boccata di ossigeno per tanti piccoli commercianti. Altro controsenso, poi, è far pagare una tassa a chi ha il diritto di parcheggiare la propria macchina gratuitamente sotto casa. Almeno per il primo mezzo bisogna consentirlo».


Interessante tra le sue proposte è l’iniziativa sulle edicole votive. Ci spieghi meglio…


«Roma e soprattutto il centro storico, nel 2025, si prepareranno al Giubileo. Le edicole votive sono lasciate oggi a morire. La mia proposta è di riqualificarle a breve perché la capitale della cristianità non si può far trovare impreparata di fronte a un evento che raccoglie fedeli da tutto il mondo».


Ritornando alle amministrative, Michetti può vincere?


«Dipenderà molto dallo sfidante in ballottaggio. Se ci sarà Gualtieri o Calenda, cambierà totalmente la partita. Siamo certi, però, di arrivare al ballottaggio come vincitori della prima tornata».


Come mai un giovane ha deciso di militare in Forza Italia, una forza che per molti viene considerata in via di estinzione?


«Ho scelto questo partito perché sta dando molto spazio ai ragazzi e ha un programma politico innovativo. Essendo una forza molto rilevante nel centrodestra, spero possa continuare a essere basilare nella storia politica del Paese».


Quanto serve, però, un rinnovamento?


«E’ fondamentale. Per questo è stato dato spazio ai giovani alle amministrative perché solo partendo dai municipi, dal Comune e dai territori, si può realmente cambiare. Dobbiamo essere un partito che non dimentica nessuno, dai grandi investitori ai piccoli commercianti».


Come giudica l’ultima esperienza di governo di centrodestra a Roma, ovvero quella guidata da Gianni Alemanno?


«Pur essendo piccolo, posso dire che quell’esperienza è stata caratterizzata dal grandissimo debito che la sinistra ha lasciato nelle casse del Comune. Stiamo parlando di una città che storicamente è stata amministrata non dalla destra. Le responsabilità maggiori del suo degrado, pertanto, non possono essere attribuite a questa parte politica».


In cosa avrebbe sbagliato la Raggi durante il suo mandato?


«Lei stessa, dicendo oggi ora sono pronta, ha ammesso di non essere stata adeguata, quando si è candidata, al ruolo che doveva svolgere. Ha rifiutato, infatti, il rilancio di Roma. La dimostrazione è il rifiuto delle olimpiadi, errore clamoroso perché senza grandi eventi certamente non si può crescere».


Il danno maggiore, però, è quello di immagine, come testimoniato dai selfie di turisti con gabbiani, topi e oggi anche cinghiali…


«Stiamo assistendo a un’invasione di animali. I cinghiali, per fortuna, ancora non sono arrivati in centro, ma se qualcuno non si muove presto li vedremo anche qui. La colpa, in questo caso, però, ritengo non sia solo del Comune, ma anche della Regione».


Di Edoardo Sirignano

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