Elio Vito: Un clamoroso errore la subalternità di Forza Italia a Salvini e a Meloni



Elio Vito, Silvio Berlusconi sembra aver rinunciato non solo al Quirinale, ma anche a esercitare un ruolo nella scelta nel nuovo Presidente della Repubblica. Forza Italia torna a essere la ruota di scorta del sovranismo?


Io penso, innanzi tutto, che la rinuncia del Presidente Berlusconi sia stata un gesto di responsabilità, dopo che si era trovato di fronte a una campagna portata avanti con toni inaccettabili dalla sinistra e dopo la scarsa solidarietà manifestatagli dagli alleati, che fin dall’inizio avevano cominciato a parlare di piani B. Premesso tutto questo, quello che lei dice è vero ed è quello che abbiamo riscontrato in questi anni: la rinuncia di Forza Italia a esercitare il suo ruolo politico all’interno della coalizione. Temo che anche questa vicenda così importante lo stia dimostrando, perché di fatto abbiamo delegato a Matteo Salvini la funzione di rappresentanza anche degli elettori di Forza Italia. Credo che questo sia un errore enorme perché azzera le grandissime differenze che intercorrono fra Forza Italia e i suoi alleati di centrodestra.


Vito lei ha esplicitamente denunciato, se non vado errato, l’inadeguatezza della classe dirigente di Forza Italia, che non garantirebbe a Berlusconi il supporto necessario…


La classe dirigente ha più volte rinunciato a rivendicare il ruolo di Forza Italia. E’ accaduto in occasione delle crisi di governo. E’ accaduto per le elezioni amministrative, quando a Roma ea Milano sono state espresse delle candidature debolissime. Sta accadendo, temo, anche adesso in un’occasione così importante, quale è quella dell’elezione del nuovo Capo dello Stato.


Bobo Craxi ci ha detto che la rinuncia di Berlusconi segna la fine di trent’anni di berlusconismo. Che cosa si sente di rispondergli?


Non credo che sia vero, convinto, come sono, che il nostro Paese ha ancora bisogno di una forza democratica, liberale ed europeista come è stata Forza Italia durante la Presidenza Berlusconi. Sarà lui ovviamente a prendere le decisioni che gli competono, ma nubi tempestose all’orizzonte non ne vedo. Certo, non possiamo essere alleati in queste condizioni di subalternità con forze così diverse da noi. Noi abbiamo sin qui rinunciato ad avere un ruolo autonomo. Un ruolo autonomo, che ha esercitato la Lega quando ha aderito, con noi all’opposizione, al Governo gialloverde e che sta oggi esercitando Fratelli d’Italia, scegliendo la strada dell’opposizione. Sia la Lega che Fratelli d’Italia sono stati premiati dagli elettori per le loro scelte autonome. Noi, invece, abbiamo scelto di non scegliere. Abbiamo rinunciato a fare politica e ad avere un nostro ruolo autonomo. Una non scelta, che ci ha penalizzato e che ha sconcertato il nostro elettorato.


Guardando dall’esterno i fatti di casa vostra, balza agli occhi il ruolo silente dei ministri di Forza Italia…


Mi pare che i ministri siano stati esclusi dalla gestione del partito. Da tempo e non da adesso. Avevo denunciato tempo fa il cumulo di cariche nelle stesse persone. Non voglio personalizzare, ma Antonio Tajani è contemporaneamente vicepresidente del partito, coordinatore nazionale del partito, europarlamentare, vicepresidente del Partito Popolare europeo e presidente della Commissione Affari costituzionali del Partito Ppe. Maurizio Gasparri, pur avendo noi avuto a Roma risultati non brillanti con nessun consigliere eletto alle elezioni comunali, è presidente della Giunta per le elezioni del Senato, responsabile degli enti locali del partito, commissario provinciale a Roma e responsabile della Consulta sicurezza. Mi pare che sia complicato per chiunque riuscire a svolgere bene tutti questi incarichi. La classe dirigente sta provando a chiudersi in se stessa a doppia mandata. Questo allontana i nostri elettori, tante persone e, soprattutto,i giovani che potrebbero portare nuovo entusiasmo nel partito.


Tornado ai ministri…


Io penso che i nostri ministri stiano facendo bene il loro lavoro, ma che, un po’ per loro scelta, un po’ per costrizione, se ne stiano in disparte.


Di Antonello Sette


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