Elisabetta Fadini (Rumors): "Con il Covid stanno uccidendo la cultura italiana"


Elisabetta Fadini, attrice, performer, autrice, da anni organizzatrice della famosa rassegna internazionale Rumors in quel di Verona, è una specie di ancella dell’arte in molte delle sue forme. Esteta costruttiva, donna di gusto, crede nella forza senza limiti dell’arte e della comunicazione globale attuata attraverso l’incontro di discipline diverse. Elisabetta Fadini crede nella potenza della creatività e nell’arte dell’incontro, perché per lei il pubblico non è solamente fruitore, ma protagonista di questo incontro. L’arte insomma è per lei atto d’amore e di scambio, occasione di vivere al di sopra di una schiacciante quotidianità, possibilità di mescolare linguaggi diversi per distillare una lingua spesso nuova e il più possibile pura. L’abbiamo intervistata in esclusiva per Spraynews sulla situazione del mondo dell'arte in Italia in tempi di Covid e sui suoi progetti e idee.


Ciao Elisabetta, parlaci di te, come vanno le cose ultimamente?


Sono stanca e delusa. L'Italia è un paese culturalmente quasi moribondo. Siamo ufficialmente nell’anti-cultura. Non trovo veri agganci con una realtà vitale, una creatività che coinvolga. E’ rimasta una mediocrità generale di grande inutilità. Rimane pochezza, gli altri sono persi, ciechi, sospesi in un limbo che nessuno sembra voler far cessare. E’ una trappola per l’esistenza questo bizzarro periodo. Vorrei gioire per creare, o soffrire ma per progetti reali.


Come vedi la situazione attuale della cultura italiana, anche alla luce della pandemia?


Stanno uccidendo la cultura, ma prima di tutto l’ispirazione, la poesia della creazione. Prima eravamo come giocolieri con quattro palle da lanciare per aria, ora dobbiamo raccogliere i pezzi di quelle palline disintegrate a terra e farle diventare magiche. Il brutto è che la gente di oggi non capisce che la cultura paga sempre, paga con la moneta più importante, quella dell’istruzione e della solidità umana. Il teatro e la musica sono prima di tutto sapere e poi svago: ogni volta che esci da un teatro sei un’altra persona, sei cambiato e in meglio. Cambi come un bocciolo al sole, ti nutri di luce, la vivi, la evinci e la emani come fosse coscienza. Ci deve essere permesso di creare, di risorgere dentro ai cuori della gente. La cultura e lo spettacolo sono le più profonde forme di empatia civile. Un artista comunica se ama e così dovrebbe essere per chiunque si occupi di cultura. Nasce tutto dal dono, e dal donarsi, solo così arrivi alla gente, la colmi, la fai risorgere nella riflessione, estrai emozioni.

I teatri sono le case delle anime; lasciamoli in pace, torniamo a teatro e parliamo di quelle storie che ci hanno raccontato i giganti della letteratura e della drammaturgia perché sulle loro membra viveva il sacrificio. Ogni giorno di più credo occorra un amore speciale per approcciarsi a tutto ciò. Chi non ama non può battersi per il mondo dell’arte, né può difendere il sacrosanto diritto del cittadino di usufruire della cultura e dell’arte. Questo è il momento più sacrificato. I teatri li hanno condannati senza appello al sopraggiungere del Covid: la gente si è disabituata alla riflessione, all'approfondimento. E qui si muore non solo di Covid, ma anche di inciviltà. La mia vita trabocca di sofferenza in questo momento. Non solo per il Covid che sta uccidendo la mia categoria, ma soprattutto perché percepisco la pochezza di quello che rimane in piedi.


In che cosa credi, soprattutto adesso?


La mia istruzione mi ha insegnato a credere nel bene, perciò inevitabilmente prevedo una rinascita, ma non prima di una rivoluzione. Ma intanto siamo soli. Tanti di noi sono ammalati e stanno morendo di fame. Vorrei che in questo paese fossero ricordati i grandi intellettuali, le loro vite e le loro sofferenza, e toglierei la chiave del potere a chi ci sta ammazzando con l’ingordigia del gioco politico. Mi piacerebbe che sul fanatismo e sulle fazioni politiche prevalesse l’amore per la conoscenza. Chi guarda in alto può regalare la percezione del volo, penso sia questa l’unica via possibile verso il riscatto. Sia il potere della mente a colmare i vuoti di cui soffriamo, sia la forza dell’intelletto ad indicare una strada ricolma. Chiudiamo le porte a questa supponente ignoranza, serve cultura in tutto, anche nel portare una forchetta alla bocca. E così sia.

E tutto dovrebbe avere una cadenza musicale, una melodia più che un ritmo, tutto. Io credo in una melodia che copra i falsi rumori di chi uccide la natura.


Che programmi e aspirazioni hai per il futuro?


Vorrei lavorare con le persone migliori in ogni senso, poter usufruire del tempo e dedicarlo a chi ha ancora il fuoco sacro di fare cultura e quindi istruzione. “Come il ceppo non può bruciare senza fuoco, così il gentiluomo non può avere accesso all’onore perfetto né alla gloria del mondo senza prodezza.” Così diceva il buon Froissart e così per me serve combattere per redimere la vergogna di un lassismo culturale che è come un’omissione di soccorso. L’attitudine al sacrificio, imparata dal teatro dei buoni e dei giusti è diventata per me imperante, ad oggi indispensabile.

Vorrei che i sindaci fossero i padri delle città, gli assessori alla cultura e i ministri i padrini del bene; e gli insegnanti, maestri di vita e di passioni. Come per me lo sono stati Roberto Sanesi, Antonine Artaud, L.F. Celine, e tutte quelle belle menti che mi hanno insegnato a vivere.


Di Umberto Baccolo.




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