Emanuela Orlandi, ossa nella nunziatura vaticana riaccendono speranze di far luce sul giallo




Il ritrovamento di ossa umane in uno stabile della nunziatura vaticana a Roma riapre ancora una volta il giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi, sparita nel nulla 35 anni fa. Avvistamenti in Italia e all’estero, super testimoni, servizi segreti, banda della Magliana, Lupi Grigi e l’attentato al Papa Giovanni Paolo II. Sul caso Orlandi si è detto e ipotizzato di tutto riaprendo, ogni volta, una ferita mai del tutto rimarginata nei familiari. Tre giorni fa i lavori di ristrutturazione di uno degli appartamenti dell’Ambasciata vaticana di via Po hanno portato alla luce dei resti umani trovati sotto il pavimento. Le indagini sono affidate alla Procura di Roma che ha già disposto gli esami di comparazione. Secondo quanto emerso finora sembrerebbe che le ossa rinvenute in vi Po siano di un’unica persona ma gli esperti della polizia scientifica dovranno chiarie se dalle ossa repertate sarà effettivamente possibile estrarre i dati del Dna da comparare.


Solo nel 2012 gli investigatori della squadra mobile della capitale vollero far luce su un ossario, circa duecento cassette, trovate nella basilica di Sant’Apollinare, nella stessa cripta dove era stato sepolto il boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis, detto “Renatino”, ucciso a copi di pistola a campo de’ Fiori nel 1990. Analisi del Dna hanno, in seguito, escluso ogni collegamento tra le ossa ritrovate a Sant’Apollinare e Emanuela Orlandi, così come con Mirella Gregori, l’altra ragazzina scomparsa nel nulla sempre nel 1983 la cui vicenda si intreccia a quella della stessa Emanuela. Era stata la compagna di “Renatino”, Sabrina Minardi, a far aprire un nuovo filone investigativo con dichiarazioni che accusavano proprio la Banda della Magliana e lo steso De Pedis della scomparsa della Orlandi indicando, addirittura, che il corpo era stato seppellito sotto il cemento in un cantiere edile a Torvajanica, dove oggi ci sono enormi palazzi. La polizia fece irruzione anche in una palazzina di Monteverde dove la Minardi disse che era stata portata Emanuela dopo il rapimento la sera del 22 giugno 1983. Si arrivò addirittura a perlustrare le cantine dello stabile collegate a delle caverne naturali che arrivano fin sotto l’Ospedale San Camillo. Ma anche in questo caso nessuna traccia del passaggio di Emanuela.


In ultimo si era ancora sperato di far luce sulla triste vicenda di Emanuela con le pur stravaganti dichiarazioni di un fotografo, Marco Fassoni Accetti, che si auto accusò del rapimento. Fassoni Accetti si era presentato in procura denunciando di aver partecipato al sequestro di Emanuela con altri complici nell’ambito di oscure trame all’ombra del vaticano che spingevano per contrastare il pontificato di Giovanni Paolo II. Ma finisce tutto nel vuoto anche in questo caso archiviando e giudicando poco credibili le sue dichiarazioni.

Ora un’altra speranza e il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, impegnato da anni per la ricerca della verità è già stato ricevuto dagli investigatori della Procura di Roma dopo il nuovo rinvenimento di ossa all’interno della nunziatura vaticana. Agli inquirenti Pietro chiede ancora di accertare le eventuali responsabilità dello stesso vaticano per scomparsa della sorella, far luce sulle reticenze di tutti questi anni. Nel pomeriggio del 22 giugno Emanuela aveva lasciato la sua abitazione all’interno dello Stato del Vaticano per frequentare la lezione di musica presso il complesso della Basilica di Sant’Apollinare, oggi sede dell’Università Opus Dei Santa Croce. All’uscita Emanuela ha chiamato la sorella da una cabina telefonica nelle vicinanze di corso Vittorio dicendo che aveva trovato un lavoretto. Poi una sua amica e compagna di musica l’ha vista salire a bordo di una grossa autovettura e di lei non si è saputo più nulla.

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