Enrico Michetti al 'Corriere della Sera': «Penseremo alle cose utili come facevano i Cesari»

Il candidato perla Capitale: questa è una giornata memorabile Il saluto romano? La mia era solo una spiegazione storica.




“Sarà Enrico Michetti, 55 anni, il «Mr. Wolf» proposto da Giorgia Meloni, il candidato sindaco di centrodestra a Roma. Avvocato con studio nel quartiere Prati, è conosciuto come fondatore della Gazzetta amministrativa e «tribuno» radiofonico per un’emittente locale. Docente a contratto di Diritto pubblico all’università di Cassino, i suoi collaboratori sono abituati a chiamarlo «professore».”


Dopo mesi di stallo, la coalizione ha deciso di sostenerla nella corsa al Campidoglio: come si sente?


«Oggi (ieri, ndr) è stata una giornata memorabile, per un cittadino romano potersi cimentare in una sfida di tale portata è straordinario. Mi riempie di gioia sapere che il mio nome è stato scelto da una coalizione ampia, che ha dialogato con grande civiltà: ringrazio tutto il centrodestra e spedi ripagare la fiducia garantendo a Roma, se verrò eletto, la buona amministrazione».


Più di qualcuno era scettico sulla sua candidatura ritenendola un personaggio poco conosciuto.


«Tutti i dubbi sono assolutamente legittimi, l’idea era trovare il candidato migliore ed è importante che si siano confutati aspetti anche marginali, lo si fa nell’interesse collettivo».


I suoi principali competitor sono già operativi, da dove partirà la sua campagna elettorale?


«Ho comprato un buon paio di scarpe, girerò tutta Roma, lo faccio ritualmente, per incontrare le persone. Credo che la prima tappa verrà concordata insieme con la coalizione. Ognuno è importante: le categorie, i dipendenti pubblici che sono in numero rilevante e vanno visti senza pregiudizi. Nei primi cento giorni adotterei, nei limiti delle nostre competenze, misure per favorire le categorie produttive più colpi[1]te dalla crisi e migliorare la qualità della vita nelle aree più degradate».


Da civico non teme, una volta eletto, di essere schiacciato dai partiti?


«I partiti sono fondamentali, sono l’espressione della classe dirigente un po’ come la cartilagine per il ginocchio... Abbiamo dei grandi profili che vanno valorizzati in un contesto progettuale armonico, troveremo le persone migliori».


Vittorio Sgarbi si è già proposto come assessore alla Cultura.


«Sgarbi ha un profilo altissimo e il mio ruolo sarà di servizio, non di comando. Voglio essere di supporto ai miei assessori e alle loro idee nel raggiungimento degli obiettivi che ci daremo».


Nel ticket con Simonetta Matone, sua vice, vede una manovra per ridimensionare il suo ruolo?


«Al contrario dovremmo esaltare la sua straordinaria competenza nei servizi sociali e nella sicurezza».


La sua investitura coincide con una doppia emergenza per Roma, i rifiuti e gli allagamenti: quali soluzioni ha in mente?


«Per risolvere il problema dei rifiuti Roma deve dotarsi di impianti innovativi con il minore impatto possibile, oltre a promuovere una raccolta differenziata spinta e una cultura ambientale che punti sul riciclo e il riuso. Riguardo agli allagamenti, servono infrastrutture adeguate dall’ammodernamento della rete fognaria ai depuratori, alle vasche di esondazione».


Il suo sogno da futuro amministratore della Capitale?


«Basta pensare a come vedevano Roma i grandi Cesari e i papi: non avrebbero mai costruito le piramidi perché non erano di pubblica utilità, costruivano ponti, strade, acquedotti, anfiteatri per il benessere dei cittadini. Penso, tra gli altri, a una variante generale del piano regolatore dove inserire una città della pubblica amministrazione con il front office di tutti i dicasteri più importanti, per evitare che i cittadini facciano il giro delle sette chiese».


Si è pentito della frase sul saluto «igienico»?


«C’è il video. Mi hanno chiesto di spiegare l’origine del saluto romano e ho detto che era con la mano aperta in segno di pace, senza alcuna connotazione rievocativa».


E la campagna vaccinale paragonata al doping di massa dei Paesi del Patto di Varsavia?


«Consapevolmente mi sono vaccinato, come tutta la mia famiglia, ma nel massimo rispetto di chi la pensa in modo diverso».

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