«Ero drogato, non so perché l'ho fatto», confessa l'omicida di Sabrina Malipiero
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«Ero drogato, non so perché l'ho fatto», confessa l'omicida di Sabrina Malipiero


Ha confessato l’omicida di Pesaro. È un cittadino marocchino di 38 anni. Zakaria Safri, dall’alba di questa mattina, 15 luglio, in stato di fermo, dopo ore di interrogatorio, ha confessato l’uccisione di Sabrina Malipiero, cinquantaduenne che lavorava come commessa in un supermercato, assassinata con una coltellata alla gola nella sua casa in via Pantano nel capoluogo marchigiano. A ritrovare il corpo, riverso in un lago di sangue, uno dei figli della donna, Stefano, che non riuscendo a contattarla al telefono era andato a trovarla il giorno dopo. A quanto sembra, Safri, sotto effetto di droghe, avrebbe prima picchiato Sabrina Malipiero, per poi colpirla con un oggetto contundente, presumibilmente un coltello. L’assassino si sarebbe dato successivamente alla fuga con l’auto della donna, fino a essere fermato dalla polizia, la stessa notte. Gli investigatori erano risaliti a lui analizzando i contatti telefonici del cellulare della Malipiero. L’omicidio sarebbe avvenuto lo scorso venerdì, intorno alle 16.00. Lui stesso ha ammesso: «È vero, ero io in quella casa, abbiamo litigato ma non mi ricordo molto. Mi ero drogato». Al momento non è ben noto il movente che ha spinto Safri ad uccidere la donna. In casa non c’erano segni di effrazione, particolare fondamentale che ha spinto gli inquirenti a ritenere che i due avevano un rapporto di conoscenza pregresso. Ad incastrare l'uomo sarebbero state le chiavi dell'auto della Malipiero, ritrovate in suo possesso, e il sangue, presente sia nella macchina di Sabrina, che sugli abiti di Safri. A quel punto, anche dopo il successivo ritrovamento dell’arma del delitto, sarebbe arrivata la confessione dell’omicidio: «Non so perché l’ho fatto», avrebbe detto al pm Silvia Cecchi e agli investigatori della squadra mobile pesarese.


In merito all’omicidio, le dichiarazioni di Antonella Cortese e Iolanda Ippolito, segretario generale e presidente nazionale Aispis: «Le donne troppo spesso sono al centro di episodi di violenza che culminano in omicidi. Manca la cultura della tolleranza e mancano troppo spesso in soggetti abituati a far uso di sostanze stupefacenti quei freni inibitori che dovrebbero fermarli a un passo dall’irreparabile. È così che per futili motivi viene accoltellata a morte Sabrina la donna di Pesaro che ha aperto la porta al suo assassino che conosceva perfettamente. Si tratta di un extracomunitario che prima ha negato ogni addebito e poi ha ceduto solo al mattina confessando il crimine davanti alla pm. È necessario che a livello nazionale prenda vita una task force delle forze dell’ordine che coinvolga le associazioni e gli esperti del settore, un coordinamento permanente che si muova per prevenire le violenze e individuare per tempo le situazioni a rischio. Monitorare e conoscere è’ il primo passo per provare a cambiare una cultura sbagliata»


E.R.


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