Ettore Rosato: “Giuseppe Conte sta cercando da mesi i Responsabili per fare a meno di Italia Viva”

Vicepresidente della Camera dei Deputati Ettore Rosato, di Italia Viva

“Dal Presidente del Consiglio non abbiamo mai ricevuto una risposta e neppure una telefonata”

“Non potevamo restare in un Governo inerte, che da mesi tiene bloccati 66 miliardi di euro di investimenti per le grandi opere”




Tutti erano convinti che Italia Viva non arrivasse fino in fondo. Che cosa doveva succedere per farvi tornare indietro? Quale è stato il punto di non ritorno?



Abbiamo posto, da mesi, problemi di merito, li abbiamo scritti al Presidente Conte in una lunga lettera, non abbiamo mai avuto nessuna risposta, neppure negativa. Così come non abbiamo avuto nessuna telefonata, nessun tentativo di composizione. Solo l'annuncio che sarebbero arrivati i responsabili al Senato, un progetto, a cui Conte lavora da mesi per sostituirci



Da più parti, in particolare dal centrosinistra, vi accusano di irresponsabilità, per aver provocato una crisi di Governo nel pieno di una pandemia devastante. Che cosa risponde alle critiche?


Proprio nel momento della pandemia e della crisi economica più devastante dalla seconda guerra mondiale, non si può pensare che il Paese venga governato nell’immobilismo, non scelte, tentennamenti. Controllate pure i dati. Dei trecento decreti attuativi richiesti per fronteggiare l’emergenza Covid, quasi duecento non sono stati ancora emanati. Vuol dire soldi bloccati, imprese in difficoltà, famiglie, a cui non arriva niente di quello che la legge ha disposto per loro. Il 7 luglio abbiamo, con fatica, convinto il Governo ad approvare un decreto per sbloccare le grandi opere ferme: strade, ferrovie, ponti e interventi contro il dissesto. Darebbero fiato all’economia, sono sessantasei miliardi di investimenti. Dopo quasi sei mesi, ancora non sono stati nominati i commissari.


Che cosa credete e sperate che accada ora? Siete disponibili a un Conte ter?


Abbiamo detto con chiarezza che ci interessano i contenuti e, sulla base di quelli, decidiamo. Vogliamo che il Paese riparta, vogliamo vedere, se possiamo dare una mano su questo. Se serve, siamo qui. Non abbiamo posto problemi di nomi. A abbiamo solo detto che siamo preoccupati perché a fine marzo scade il blocco dei licenziamenti: E perché le scuole non possono restare chiuse. Devono riaprire.



di Antonello Sette


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