+Europa elegge Della Vedova segretario, Cappato e Fusacchia sconfitti dai ‘signori delle tessere’



Un nuovo partito nato con i peggiori auspici…


È Benedetto Della Vedova, già coordinatore uscente, il nuovo segretario di ‘+Europa’. Nelle votazioni della nuova formazione politica che, da movimento, è diventato partito, ha avuto la meglio con il 55,7% dei voti (1278 voti assoluti) sugli altri due candidati alla segreteria, Marco Cappato (30,2% e 693 voti) e Alessandro Fisacchia (14,1% e 324 voti). In pratica, sono stati circa 2.316 gli iscritti a ‘+Europa’ che hanno votato sui circa 5mila tesserati e aventi diritto al voto, un dato da tenere a mente, come si vedrà. La formazione politica ‘+Europa’ era stata lanciata, alle ultime elezioni del 4 marzo, da Emma Bonino (ex radicali italiani) e Bruno Tabacci (già ex Dc, poi ex PPI, poi ex Udc, prima ex Pdl, poi ex centrosinistra, poi ancora Pd, infine sostenitore di Pisapia con il suo Centro democratico), più appunto il movimento ‘Forza Europa’ di Della Vedova. In teoria, sembravano il diavolo e l’acqua santa, la radicale Bonino e il democristiano Tabacci. Invece, l’alleanza ci fu e anche se la soglia di sbarramento del 4% non venne raggiunta, una piccola pattuglia di parlamentari ‘boninian-tabaccini’ venne eletta, ovviamente nelle fila del Pd. Ieri, il redde rationem, con una particolarità, rispetto al destino dei due promotori: la Bonino, forte ‘solo’ della sua personalità e della sua storia, non ha inciso in nulla nel destino ultimo della sua creatura, anche se ha deciso, alla fine, di appoggiare Della Vedova, mentre Tabacci – forte di pacchetti di voti dell’ultima ora da lui controllati – ha di fatto pilotato il congresso verso la fine che voleva lui. E cioè, appunto, eleggere Della Vedova con i suoi voti, quelli di Centro democratico, un pacchetto di circa 500 tessere che Tabacci ha iscritto a ‘+Europa’ in un’unica soluzione. E, in più, con quelli di tal Fabrizio Ferrandelli, carneade trasformista e funambolo di partiti (ha militato, e ‘scalato’, prima l’Idv, poi Sel-SI, poi il Pd, infine Forza Italia, dove lo davano, anni fa, le ultime cronache della sua città in cui è stato anche, e più volte, consigliere comunale, Palermo), tra cui salta, di anno in anno, come fossero le liane di Tarzan. E proprio di militanti de ‘I Coraggiosi’ (sic), l’ultimo movimento politico, in ordine temporale, di Ferrandelli – che peraltro si è presentato all’hotel Marriot con 200 sfegatati suoi supporters che si sono pagati (bontà loro) vitto e alloggio da Palermo a Milano – sono i 2mila voti decisivi, insieme a Tabacci, per far vincere Della Vedova.


“Da domani la nostra strada è segnata – esulta il neo segretario Della Vedova – L’ha segnata il congresso e gli interventi che si sono susseguiti: la loro qualità e pregnanza segnano un’alternativa vera e potente rispetto a tutto il resto della discussione politica che abbiamo in Italia. Abbiamo quattro mesi per lanciare la nostra sfida ad elezioni europee che saranno decisive e noi alle Europee andremo così”, ovvero col simbolo di ‘+Europa’, dice Della Vedova, dopo la sua elezioni, ostendando il simbolo del suo neo-partito e chiudendo, dunque, a ogni ipotesi di liste unitarie con il Pd. In precedenza Della Vedova aveva ringraziato Bruno Tabacci, suo grande elettore al congresso, anche se - puntualizza – “i voti suoi non sono poi così tanti”, visto lo scarto con cui si è imposto, quasi il doppio delle preferenze. Parole che, però, sono state accolte con urla di contestazione di parte della platea che lo accusa ancora per i pullman organizzati per portare i militanti al congresso. E le critiche piovono numerose anche sulla pagina Facebook del partito. Poi ha ringraziato i suoi due contendenti, Alessandro Fusacchia per il suo “impegno e entusiasmo” e Marco Cappato “per aver reso sicuramente il congresso più ricco”. Infine Emma Bonino, anche lei a sostegno della sua candidatura, che “è stata e dovrà continuare ad essere il valore aggiunto di +Europa. Starà a noi farla essere il volto di +Europa anche se il suo nome non è più nel simbolo”.


E così, all’Hotel Mariott di Milano, dalle 9 del mattino fino alle 17, i più di 2 votanti su 5mila iscritti (troppi, come vedremo: il numero ‘giusto’ e ‘fisiologico’ non superava i 2500 iscritti, gli altri erano le arcinote ‘truppe cammellate’) hanno scelto il nuovo (e primo) segretario di ‘+Europa’. Era possibile, appunto, almeno in teoria, scegliere tra ben tre candidati: il coordinatore uscente, e favorito, Benedetto Della Vedova, già viceministro nei governi Renzi e Gentiloni, già montiano, in un passato – ormai lontano – ex radicale ma transitato anche per il Pdl e il centrodestra (insomma, non si è fatto mancare nulla), il ‘radicale’ (vero e politicamente rimasto ancora tale) Marco Cappato, e il giovane parlamentare, ex assistente della Bonino, Alessandro Fusacchia. Ma in realtà si è ‘scelto’ ben poco perché, a causa dei ‘pacchetti di voti’ pro-Della Vedova, il risultato del congresso di ‘+Europa’ era già bello che scritto. E, di conseguenza, la ‘linea politica’ sarà la sua.


In teoria, si è discusso di linea politica: soli o con il Pd?


Certo, in teoria, si doveva decidere la ‘linea politica’, specie in vista delle prossime elezioni europee. Le possibilità in campo erano solo due: la prima era di presentarsi con un lista autonoma, come chiedeva Della Vedova, che ha vinto e che questa linea, quindi, con il suo king-maker Tabacci imporrà, nei prossimi mesi, a ‘+Europa’, cercando di stringere i bulloni di un’alleanza con i Verdi e il movimento civico ‘Insieme’ del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, per cercare di superare la soglia di sbarramento del 4%. La seconda linea, che ha perso, era di provare a sperimentare la confluenza nel movimento ‘europeista’ di Carlo Calenda e, quindi, cercare l’alleanza del Pd in un – a oggi probabile - ‘listone’ di centrosinistra, come voleva fare Cappato. Con Cappato si era posizionata tutta la vecchia guardia radicale (personalità come Mina Welby, Riccardo Magi, Marco Taradash, Silvio Viale, Gianfranco Spadaccia), ma anche qualche new entry, come la ex Pd romana Cristiana Alicata. Della Vedova poteva contare invece sull’appoggio, oltre che ovviamente, di Bruno Tabacci e di “Forza Europa”, un’area liberal e trasversale ai vecchi schieramenti politici (tra cui Piercamillo Falasca, Andrea Mazziotti, Carmelo Palma, il generale Vincenzo Camporini, ex giornalisti confindustriali, come Ernesto Auci, o di estrazione sindacale come Giuliano Cazzola) da lui fondata anni fa. Fusacchia, invece, era e restava l’outsider. In mezzo c’era la Bonino, che ufficialmente non ha preso posizione, ma alla quale tutti si erano rivolti, nei giorni scorsi, per provare una mediazione che evitasse la conta all’ultimo voto.

Gli interventi dei tre candidati alla segreteria di ‘+Europa’ si sono, ovviamente, incentrati su quale linea politica scegliere. “Non dobbiamo fare l’errore di pensare che qui stiamo facendo un’altra squadra di calcio, ma dobbiamo dire che qui stiamo reinventando il campionato - ha detto Alessandro Fusacchia nel corso del suo discorso di appello al voto - noi dobbiamo inventare un nuovo modo di giocare a pallone. Ambiente, lavoro di qualità e istruzione sono le tre priorità”. Il giovane – e forse troppo generoso e illuso - Fusacchia immaginava “un partito davvero nuovo” nelle sue modalità, che si strutturi a livello locale ma che porti a un partito “paneuropeo”. E poi ha ribadito le sue priorità: “Salario minimo legale, sostegno alle imprese per la creazione di lavoro di qualità, investimenti in istruzione: i sei miliardi di Quota 100 si dovrebbero mettere tutti lì”.


Benedetto Della Vedova ha invece sottolineato come “ci apprestiamo a chiudere un congresso straordinario, per quello che mi riguarda abbiamo fatto un passo gigantesco insieme. Oggi per ‘+Europa’ inizia la campagna per le elezioni europee che saranno elezioni decisive. Se vogliamo un’Italia europea dobbiamo batterci porta a porta per spiegare la nostra idea e la nostra volontà di cambiare l’Italia per cambiare l’Europa. Solo un’Europa più coesa ci proteggerà dai dittatori come Maduro e come Putin”. Infine, Marco Cappato ha sottolineato come la sua candidatura “non è sostenuta, ed è giusto che sia così, dai Radicali. Leader storici dei radicali si sono tenuti fuori o hanno sostenuto Della Vedova. Questa non è una conta tra soggetti politici. Noi oggi abbiamo l’occasione di scegliere se fare segretario una persona sotto processo per due processi che cumulativamente vanno a 24 anni di carcere”, ha detto riferendosi ai processi per le battaglie sul fine vita, (vedi Dj Fabo) o della ricerca scientifica sugli embrioni. Belle e auliche parole, da parte di tutti i candidati in campo, ma la realtà, come sempre, è prosaica e ben più modesta.


In pratica, i giochi li hanno fatti i signori delle tessere.


In pratica, infatti, al congresso si è discusso e si è trattato di decidere solo chi comanda e chi comanderà, in ‘+Europa’. E la risposta, ovvia e facile, è una sola: comanda, ovviamente, Della Vedova, ma dietro ci sono Tabacci e i suoi a partire dai signori delle tessere come Ferrandelli.

Gli iscritti, si diceva, sono oltre 5mila, sabato i presenti erano circa 1.600 e ieri si prevedevano oltre i 2mila votanti. Con Della Vedova, quasi tutti i pezzi da novanta del neonato partito: il ‘volto’ di Emma Bonino, Bruno Tabacci e il suo Centro Democratico, gli ex montiani e, appunto, i ‘Coraggiosi’ (sic) siciliani del neoiscritto Ferrandelli. Cappato poteva contare solo sull’appoggio di buona parte dei Radicali Italiani mentre l’outsider Fusacchia aveva, dall’inizio, possibilità di vittoria ridotte, o quasi nessuna.


Prima che iniziasse il congresso, era arrivata, tuttavia, una buona notizia: l’esclusione della quarta candidata che si era presentata all’appello, Paola Renata Radaelli. Attorno al suo nome si era sollevato un polverone, dato che per il suo profilo nazionalista, e apertamente filo-salviniano, sui social, la Radaelli al congresso di ‘+Europa’ avrebbe avuto lo stesso effetto del cavolo a merenda. Almeno questo problema è stato affrontato e risolto: la Radaelli – è stato verificato dai garanti – per accelerare la sua scalata aveva comprato pacchetti di tessere utilizzando le sue stesse carte di credito, procedura vietata dallo Statuto. L'esclusione è stata automatica, con tanto di sospiro di sollievo di tutti.

Ma ad agitare gli animi non è stato tanto questo incidente, quanto piuttosto un altro, e più obliquo, inquinamento del tesseramento e, in prospettiva, ovviamente del voto finale. Molti si sono sorpresi, infatti, davanti all’exploit di iscrizioni a ‘+Europa’ che si è verificato nelle ultime settimane: il computo totale è pari a 5.205 nuovi iscritti rispetto ai 1500 iscritti che erano stati registrati per mesi. Un boom di +2500, come minimo, davvero inaspettato che sconta anche le 300 tessere sottoscritte da Tabacci “in una sola rata e con un solo versamento” (ogni tessere costa 50 euro, basta poco per fare il conto e calcolare la somma…). All’inizio, il boom di iscritti sembrava difficilmente collocabile a sostegno dell'uno o dell’altro candidato e il conto era – ed è – complicato dalla stessa procedura congressuale, che considera validi solo i voti degli iscritti effettivamente presenti domenica al Marriott di Milano, sede del congresso. Nessuna delega, è stata possibile, e nessuna pre-selezione locale. A venerdì sera, erano circa 1.500 le pre-registrazioni giunte agli organizzatori, ma fino alla fine è stato impossibile capire quanti effettivamente erano i votanti, né per chi si sarebbero schierati nel voto. Un passaggio delicato è stato quello di sabato sera, quando sono state poste in votazione le modifiche statutarie proposte in particolare dal fronte di Cappato. Al di là del merito (rivolto essenzialmente a considerare ‘+Europa’ un soggetto politico europeo anziché esclusivamente italiano, a promuovere la parità di genere negli organismi interni, a vietare le espulsioni), il tentativo di Cappato non è passato. E anche se, il giorno successivo, cioè oggi, domenica, la platea dei votanti per il nome del segretario era, ovviamente, più partecipata e, quindi, in parte diversa (2000 votanti contro i 1600 presenti nei due giorni precedenti), gli equilibri e i rapporti di forza erano, ormai, già definiti. Insomma, è finita come doveva finire, dati i rapporti di forza, ma che tristezza vedere, dentro l’assise di un neo-partito che si dice e si vorrebbe “radicale e libertario, liberale ed europeista”, usati i metodi tipici - e peggiori - di democristiana memoria, intendendo la peggiore Dc della peggiore Prima Repubblica. I metodi dei ‘signori delle tessere’ che controllano interi pacchetti di voti e che pilotano la scelta di un segretario di un partito politico, con tanto di tifo da stadio dei supporter arrivati da Palermo a Milano per sostenere il loro caudillo. ‘Truppe cammellate’, come si usa dire, portate da esponenti politici la cui caratteristica principale è quella di passare da un partititino all’altro, di volare di liana in liana per dimostrare – più a se stessi che agli altri – di essere dei veri ‘Tarzan’ trasformisti. Un nuovo partito, ‘+Europa’, che nasce perciò già vecchio.


di Ettore Maria Colombo

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