L’imprenditore Evellino Perri si iscrive in Giurisprudenza a 79 anni: è la matricola più vecchia

L’imprenditore Evellino Perri si iscrive in Giurisprudenza a 79 anni: è la matricola più vecchia

Un uomo pieno di energia Evellino, amministratore delegato di una piccola azienda produttrice di statue in vetroresina, per il settore religioso della Val Gardena. Classe 1940, Crotonese di nascita si trasferisce a Roma all’età di 19 anni e successivamente a Reggio Emilia, Modena e Milano. Da un anno ha raggiunto la figlia a Pavia, ha deciso di riprendere gli studi e si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza.

«A fine anno lascio le redini dell’azienda, volevo impiegare il tempo libero in qualcosa che allenasse il cervello, il ballo, il bar, le carte, non fanno parte del mio DNA, io ho bisogno di mantenere allenato il cervello, il nostro muscolo più importante, perchè se non lo alleni muore».

In questa bella intervista ci racconta come ha deciso di ripartire da sè e dalle sue passioni a testimonianza che l’età non pone mai barriere che non siano già nella nostra testa.


In una nota commedia Holliwoodiana, dal titolo “Ricomincio da me”, una bravissima Jennifer Lopez, incapace di avanzare in carriera, decide di inserire un profilo falso per gli head hunter sul web nel quale risulta laureata e bilingue, dando vita ad un rocambolesco epilogo. Lei invece, già imprenditore di successo, come ha sentito la necessità di tornare a studiare e di ripartire da se?

«A dicembre lascio il mio lavoro e avrò molto tempo libero, mi è sembrato opportuno riprendere gli studi perchè quando, a suo tempo, li ho interrotti, ho litigato tanto con mio papà. Scelsi di dare priorità al lavoro in quel momento, a tutt’oggi non sono pentito della scelta anche se i libri non li ho mai abbandonati e non ho mai smesso di studiare, la Giurisprudenza, infatti, è stata una mia passione da sempre ed iscrivermi a questa facoltà mi è sembrata la scelta più giusta e più naturale».


Come si sente nei panni di una matricola e come l’hanno accolta i suoi compagni di corso ed i professori della Facoltà di Giurisprudenza di Pavia?

«Gli studenti con molto rispetto, ma non ho rapporti particolari di amicizia, non li conosco, sono compagni di banco e finita la lezione ognuno prosegue per i suoi impegni. I professori, tranne uno, mi considerano e mi trattano proprio come una matricola, nonostante l’età, non risultano incuriositi e se anche lo fossero, non lo danno a vedere. Sono molto contento di questo perchè non voglio preferenze e voglio essere trattato come tutti gli altri. Solo uno dei professori, dopo una lezione, mi ha avvicinato per sapere cosa ne pensassi e incuriosito mi ha chiesto le motivazioni che mi hanno spinto a tornare sui libri, ma è stato l’unico».


Quali altre passioni, oltre allo studio, le danno tutta questa energia e voglia di fare?

«Mi piace leggere, suonare la chitarra, suonare il pianoforte, giocare a biliardo e sono tutti mezzi che ho disponibili in casa, non mi annoio. Il biliardo è però uno sport che non impegna il cervello ed io invece ho bisogno di tenere il cervello sempre impegnato e qualunque cosa da fare che lo tenga attivo per me va bene».


Ci racconta di qualche episodio o emozione particolare che l’ha riportata indietro con la memoria alla sua età di studente e di come la sua famiglia la supporta nella sua scelta?

«Già tornare a scuola è stato come tornare ventenne, ma adesso l’emozione è coperta dalla ragione che prevale sempre. Direi che è un’emozione consapevole. Quanto alla mia famiglia io vivo solo, da un anno sono qui a Pavia dove vive e lavora mia figlia ed ho un nipote che adoro. Mia figlia è orgogliosissima di me».


E la sua azienda come sta andando senza di lei?

«Sono ancora presente operativamente e lo sarò fino alla fine dell’anno, poi per qualunque cosa io resterò a disposizione di tutti».



Vorrebbe dire qualcosa ai suoi compagni di studio?

«Mah, direi di no, non credo di essere nelle condizioni giuste per poter dare messaggi o consigli, va bene l’esperienza, ma poi ogni giorno è un’esperienza nuova, certo è che tutte le esperienze, che io ho immagazzinato, sono sempre a disposizione di tutti, di chiunque me le chieda. Se non sono interpellato io non mi prendo nessuna libertà, nessuna iniziativa, non voglio essere di esempio a nessuno, se qualcuno ritiene che io lo possa essere, me lo dice ed io mi rendo disponibile, con tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi occasione».


Invece a l’ Evellino di 60 anni fa cosa direbbe oggi?

«Che sono orgoglioso delle scelte che ha fatto, considerando le possibilità che aveva, le condizioni dei tempi in cui ha vissuto e le sue preferenze. Io ho dato delle priorità ed ho cercato sempre di portarle avanti con la giusta responsabilità e positività, ovviamente con tutti mezzi che avevo a disposizione. Quello che sto facendo adesso non lo ritengo assolutamente straordinario, ma naturale perchè è quello che sento giusto per me in questo momento della mia vita».


Una lezione di positività ed umiltà, quella del Sig. Evellino, che difficilmente troveremo in una scuola diversa da quella della vita.


di Camilla Taviti

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