Fabrizio Cicchitto a Il Tempo: "Basta con il gioco dello scaricabarile tra governo e Regioni"



“Partiamo dai dati, quelli di giovedì sono i seguenti: 453 morti, 34.000 contagiati in un giorno, nelle terapie intensive complessivamente 2.300 degenti, cifra considerata limite. Non parliamo del contesto europeo che ci circonda e che da' il segno che non si tratta solo di una questione italiana e cioè che, al netto di tutti gli indubbi errori commessi dal governo e dalle Regioni (sia di centro-sinistra che di centro-destra) la seconda ondata è ripartita in tutta Europa e non da oggi, ma da fine settembre. Quindi non siamo al decollo, ma nel pieno dell'elevazione dell'onda che avrà il suo massimo a fine mese-inizi dicembre. Da de), per quello che ci riguarda traiamo una valutazione divergente da quelle correnti: siamo in ritardo di un mese e, a nostro avviso, il governo si sarebbe dovuto assumere la responsabilità di dichiarare un lockdown globale, secco e subito (con l'unica salvaguardia dell'industria manifatturiera) per stroncare la seconda ondata al momento del suo decollo e non nel pieno del suo corso. Nel contempo, il governo avrebbe dovuto subito accettare il Mes per cominciare ad impiegare i 37 miliardi in spesa sanitaria essenziale viste le condizioni in cui tuttora versano gli ospedali italiani. Al di là delle leggende metropolitane che corrono non è vero che le Regioni sono state messe di fronte a fatti compiuti, ma piuttosto c'è stato un lungo, estenuante mercanteggiamento e un palleggiamento nell'assunzione delle responsabilità. Per tutta una fase le Regioni, senza distinzioni politiche, hanno sostenuto che le responsabilità se le doveva prendere il governo con una decisione uguale per tutte, a sua volta il governo ha cercato di prendere tempo sperando che fossero le Regioni a togliergli almeno in parte le castagne dal fuoco dovendo prendere dei provvedimenti in seguito all'indubbio aggravamento della situazione, cosa che in parte è avvenuta perché Fontana ha preso di sorpresa anche Salvini dichiarando il coprifuoco e sia De Luca che Emiliano hanno bloccato le scuole. Per tutta una fase il presidente Conte è sembrato a chi ha la memoria degli anni passati (il che lo mette nelle liste di proscrizione di Toti) assomigliare molto al capo dei dorotei democristiani Mariano Rumor, abilissimo a mediare prendendo tempo: gli assomiglia maledettamente nel metodo e nelle movenze. Poi guando il governo, con una articolazione fondata sulla ripartizione e con l'uso di un complicato algoritmo comunque una decisione l'ha presa, si è scatenato l'inferno: il Piemonte, la Lombardia, la Calabria hanno protestato per essere stati messi nelle zone rosse e per l'assenza della Campania denunciando che si tratta di una bieca manovra politica del presidente Conte e del ministro della Salute Speranza. Riteniamo che questo gioco a rimpiattino fra governo e Regioni sia inaccettabile e indecente, anche perché in ballo c'è la vita delle persone e anche la nostra immagine di nazione civile: le lunghe file viste in televisione di ambulanze davanti agli ospedali in Lombardia e in Piemonte e quelle ancora più lunghe di auto a Roma davanti ai drive-in per i tamponi gridano vendetta al cospetto di Dio e sono indegne di un paese civile. A nostro avviso siamo in ritardo almeno di un mese con un provvedimento insufficiente che forse sarà revisionato sabato almeno per ciò che riguarda la classificazione di alcune Regioni. Cerchiamo però di gestirlo al meglio, con un'intesa ragionevole fra le forze politiche, il governo e le Regioni.”

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