Fabrizio Cicchitto a 'Libero': Sul caso dell’Eni si colpisce un PM per educarne 100

Sul caso Eni finisce sotto accusa il magistrato che ha svelato l’insabbiamento.




Oramai, specie nelle vicende riguardanti la magistratura, la realtà supera la fantasia. Se uno di quegli scrittori che si sono specializzati specializzati nei noir del tipo di “romanzo criminale” in cui si combinano insieme sparatorie, delitti, magistrati, investigatori, killer avesse messo insieme una storia nella quale un pubblico ministero riceve la deposizione di una strana figura di avvocato che gli parla di una loggia segreta nella quale ci sarebbe di tutto (magistrati, avvocati, imprenditori, politici) e che ha costruito fior di carriere di magistrati e manipolato anche processi e questo sostituto procuratore siccome ha trovato nel suo procuratore capo un muro di gomma che di fatto ha bloccato o messo a dormire ogni indagine, si rivolge a un “grande vecchio del Csm” per suonare l’allarme, per cui il procuratore generale della Cassazione Salvi mette sotto accusa proprio questo pm, ne ordina il trasferimento e lo cancella dalle sue funzioni e non persegue i pm che volevano utilizzare i verbali dell’avvocato non per far luce sulla loggia, bensì per infangare e delegittimare i giudici di un processo che non erano sufficientemente appiattiti sulla accusa, e quei pm adesso sono indagati per avere nascosto le prove favorevoli agli imputati, i critici letterari e anche molti lettori avrebbero detto che quel giallista ha esagerato in complottismo e in costruzioni fantastiche. Perche solo in una repubblica delle banane possono avvenire cose di questo tipo ma certamente non in Italia. Ebbene invece tutti i fatti citati hanno nomi e cognomi. Per dirne una Storari è il pm che deve essere la vittima designata di tutto, e poi su pista ci stanno fior di magistrati come Davigo, Greco, Salvi. E che fine ha fatto l’indagine sulla loggia Hungaria, sui due avvocati provocatori cioè Amara e Armanna, che puntavano al bersaglio grosso, cioè a distruggere il gruppo dirigente dell’Eni, e che per questo hanno goduto di un occhio di riguardo da parte di pm che dai tempi del suicidio dell’ingegner Calvi, hanno solo uno scopo, cioè distruggere l’Eni? Di quella indagine non si sa più nulla. Attenzione: era ed è possibile che quello che ha detto Amara sulla loggia Hungaria sia tutta una sua invenzione. Ma chi ha fatto le indagini su di essa e sui suoi eventuali componenti? Per farlo bisognava fare avvisi di garanzia che a loro volta avrebbero giustificato intercettazioni di vario tipo compreso l’uso del trojan. Invece niente indagini, niente intercettazioni, niente trojan e avendo messo tutto in piazza gli intercettati avvertiti in grande anticipo certamente sanno da tempo quello che devono dire o non dire per telefono. Di conseguenza tutta l’indagine sulla loggia Hungaria è stata bruciata. In compenso però nel mirino è il magistrato che vedendo che le indagini proprio non si muovevano ha sollevato il problema. Insomma, un gigantesco insabbiamento con quasi tutti i giornali e i parlamentari distratti dal caso Zan. Per ciò che riguarda poi il trattamento riservato a Storari, il messaggio è preciso ed è fondato su uno slogan che risale agli anni Settanta: «Colpiscine uno per educarne cento». Così infuturo i sostituiti procuratori, debitamente educati si guarderanno bene dal contestare il loro capo che insabbia: anzi, sulla base delle indicazioni esplicite e implicite formulate dal procuratore Salvi gli andranno a baciare la pantofola.”

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