Fabrizio Cicchitto: Solo una forza riformista salverà l’Italia dalla crisi


Fabrizio Cicchitto (Presidente Riformismo e Libertà) al quotidiano "Il Riformista": «È indispensabile per gestire in modo razionale il “piano Marshall” dell’Ue, altrimenti quelle risorse si tradurranno in una lotta tra lobbies, mentre i sovranisti lavoreranno per uscire dall’euro»


La pandemia e la conseguente recessione economica richiedono una riflessione complessiva per ciò che riguarda la ricaduta di tutto ciò sul sistema Italia. Cominciamo dalla giustizia. La giustizia nel nostro paese è in una condizione deplorevole. Non a caso la stessa Unione Europea richiede di cambiarla profondamente. L’aspetto più immediato e non politico è rappresentato dalla mole dei processi bloccati, dalla carenza di personale, dai ritmi di lavoro assai discontinui dei singoli magistrati, poi esistono i problemi politici e culturali derivanti dalla dialettica interna alla magistratura. La magistratura che possiamo chiamare militante si è divisa lungo due filoni politico-culturali: una parte di essa (da Davigo a Maddalena a De Mauro a Ingroia) ritiene che la situazione generale, in primo luogo della classe politica, è così degradata e l’unica via d’uscita sarebbe quella per cui un presidente della Repubblica davvero lucido e cosciente faccia quello che a suo tempo, nel momento alto di Mani Pulite, auspicò il procuratore Borrelli e cioè che il capo dello Stato chiami un nucleo di magistrati a svolgere un ruolo di supplenza nei confronti di una classe politica insieme corrotta a incompetente. Invece una parte significativa di Magistratura Democratica reputa che il partito dei giudici fortemente presente nel PD, oggi irrobustito da una parte del Movimento 5 stelle, realizzi un organico intreccio con l’avanguardia della magistratura inquirente per risanare l’Italia a colpi di avvisi di garanzia, di arresti, di fuochi d’artificio mediatici. In sostanza, la magistratura militante dovrebbe sostituire la classe operaia come forza rivoluzionaria che trascina tutta la sinistra. In effetti, in termini meno roboanti e pittoreschi la seconda ipotesi è quella che dal 1992 in poi ha prodotto effetti rilevanti sulla realtà italiana. Infatti, dal 1992 ad oggi il sistema Italia è largamente condizionato dalla coalizione tra la sinistra giustizialista e il circo mediatico-giudiziario composto dai cronisti giudiziari, da alcuni telegiornali e talk show. Come hanno dimostrato da un lato la fine dei cinque partiti tradizionali, dall’altro la nascita di Forza Italia, una operazione di questo tipo provoca inevitabilmente delle risposte che hanno come conseguenza per un verso la fine dello stato di diritto, ma per altro verso la ristrutturazione della vita politica italiana sulla base di un bipolarismo anomalo. Il bipolarismo all’italiana è ben diverso da quello europeo. Il bipolarismo europeo è fondato sulla dialettica fra un grande partito social-democratico e un grande partito conservator-moderato che si combattono, ma si riconoscono. Invece il bipolarismo italiano è basato su due coalizioni eterogenee, assiemate per vincere, ma incapaci di governare che puntano a distruggersi reciprocamente. Questo sistema è saltato fra il 2011 e il 2013 per l’intreccio fra l’esplosione della crisi finanziaria, l’adozione di una politica economica restrittiva e il botto finale costituito dalle mine giudiziarie apprestate nel corso di vent’anni per distruggere Berlusconi. L’effetto è stato devastante. L’economia e la società italiana sono stati colpiti da recessione, disuguaglianze crescenti, impoverimento. Berlusconi e il centro-destra moderato sono stati colpiti da una sentenza manipolata e poi dall’applicazione incostituzionale, perché con effetti retroattivi, della legge Severino. Il risultato però non è stato quello di una vittoria della sinistra, ma l’esplosione di un movimento populista, antiparlamentare, giustizialista che ha sottratto molte forze proprio al PD. Nel centro-destra, con l’indebolimento di Berlusconi e i suoi zig-zag politici, la guida è stata assunta dalle due componenti sovraniste. Allora gli effetti sismici prodotti da ciò che è avvenuto nel ’92-’94 e dalla crisi stessa della Seconda Repubblica sono quelli di un sistema politico del tutto atipico fondato su tre forze: un partito populista-giustizialista, un partito populista-sovranista che sostiene l’uscita dall’euro e un pallido partito europeista che al suo interno combina insieme posizioni massimaliste e riformiste. Però, l’irrazionalità salviniana ha portato alla crisi del governo tra la Lega e il Movimento 5 stelle e la costituzione di un esecutivo fra forze così eterogenee come sono il PD e il M5s e un’opposizione altrettanto eterogenea costituita dalla Lega e da Fratelli d’Italia, entrambi sovranisti, e da Forza Italia europeista. L’esplosione della pandemia e la conseguente recessione del mondo hanno spinto le forze prevalenti in Europa, fondamentalmente la Germania e la Francia a rovesciare la linea seguita negli anni 2007-2013, fondata sull’austerità e sul rigore, e ad adottare una linea sostanzialmente keynesiana, fondata sull’immissione nel sistema di un’enorme liquidità. Non c’è dubbio che dal recente confronto europeo i sovranisti sono usciti sconfitti, mentre l’andamento della pandemia sta mettendo alle corde coloro che, come Trump, Bolsonaro e Johnson, avevano puntato sull’affermazione di un selvaggio darwinismo economico-sociale, nel quale la scelta per la crescita avrebbe creato consenso sociale e politico anche se essa avveniva provocando la morte di migliaia e migliaia di anziani, di poveri e di emarginati. Tuttavia, però, il keynesismo non funziona se non è ispirato da una progettualità che solo la razionalità del riformismo, e specialmente a nostro avviso del riformismo socialista, può esprimere. Non a caso, quando non è in campo un razionale riformismo, il rischio è che il darwinismo alla Trump provochi anche risposte irrazionali fondate sul razzismo alla rovescia, sulla distruzione del passato secondo le tecniche delle guardie rosse, sull’intolleranza per le posizioni liberali. Questo problema è presente anche in Italia dove è in crisi praticamente tutto, è in crisi il capitalismo all’italiana, è in crisi l’amministrazione dello Stato, è in crisi la giustizia, è in crisi la Regione Lombardia, è in crisi la scuola, è in crisi l’Arma dei Carabinieri, è in crisi la nostra sanità (solo dei masochisti, non degli ideologi, possono rifiutare il Mes in una situazione nella quale non sappiamo se ci sarà una seconda ondata del virus, ma sappiamo bene che se essa ci sarà il sistema ospedaliero attuale non è affatto in grado di rispondere). Allora dobbiamo sapere che siamo di fronte ad una corsa contro il tempo e a scelte drammatiche. Se non nasce e non cresce nel nostro paese una soggettività politico-culturale di stampo riformista in grado di gestire con adeguati progetti l’atipico piano Marshall prodotto dall’Europa quelle risorse, non governate da un’intelligenza, si tradurranno nella lotta homo homini lupus fra le più varie lobbies, mentre i folli del sovranismo lavoreranno per l’uscita dall’euro e per un conseguente approdo argentino della crisi italiana. Siamo al limite, perché per un verso la ristrutturazione riformista di tutti i pezzi che compongono il sistema Italia è l’unico modo per un impiego razionale delle risorse e per superare la crisi e per altro verso, invece, tutti i vari pezzi del sistema Italia sono a oggi in un avanzato stato di decomposizione.



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