Fiorello scherza sul destino dei leghisti in Rai come De Santis, già in cerca di nuove sponde

Fiorello scherza sul destino dei leghisti in Rai come De Santis, già in cerca di nuove sponde

Aggiornato il: 4 set 2019


Per alcuni è stata solo una felice battuta del grande Fiorello, che sta per tornare in Rai con un programma multipiattaforma su Rai Play. Ma per la maggioranza dei dipendenti della tv pubblica e degli addetti ai lavori è il vero tema del giorno. “Senti un po’”, chiede l’artista a Roberto Sergio, direttore di Radio Rai, “ma co' sto governo che cambia...?". “Non cambia nulla", lo rassicura il direttore. "Voi rimanete sì?", chiede ancora Fiorello… “Spero di sì”. “Salini rimane? I Cinque Stelle rimangono?", si informa Fiore. "Penso proprio di sì", conferma Sergio. E poi la Tv. “"Teresa De Santis, direttore di Rai Uno, in quota Lega la vedo un po'...", non termina la frase Fiorello, ma lascia eloquenti puntini di sospensione. Del resto il crollo degli ascolti, le scelte sbagliate nelle conduzioni e l’infornata, inutile quanto dannosa, di esterni sono a testimoniare i dubbi di Fiorello. Il direttore Sergio nicchia, più per timore che per altro, anche se l’atmosfera sembra del tutto giocosa: “Non lo so, non mi occupo di questo”. L'evento, perché tale è, ha avuto l’onore di essere filmato con la solita vis comica dallo stesso Fiorello con il cellulare. Un videuzzo postato su Instagram con il quale lo showman vuole “documentare, dopo 8 anni, il suo ingresso in Via Asiago, a Radio Rai, accompagnato dal direttore di Radio Rai, Roberto Sergio. “Questo è il marciapiede”, racconta, “dove io, Baldini e il maestro Camilleri, girammo quello spot meraviglioso (sul lancio della stagione 2008 del programma 'Viva Radio 2, ndr). Il primo giorno va documentato”, dice Fiorello, entrando nel palazzo dove già campeggia su una porta la targa “Direzione Radio Rai - W Rai Play”, titolo del programma che partirà il 4 novembre con diversi show live su Rai Play, puntate sulla radio e incursioni sulle reti generaliste. "Poi adocchia un pianoforte: "Qui qualcosa ci faremo!", annuncia, prima di aprire un piccolo siparietto con il direttore Sergio sull'ascensore che tarda ad arrivare, ricordando il pontefice rimasto chiuso in ascensore per 25 minuti con tanto di imitazione sulle sue possibili parole in quel frangente. Perché in Rai, quando cambiano i governi e cadono i referenti politici, come nel caso della De Santis orfana della Lega ma votata a servire l’esecutivo, da ex comunista certe capacità non si perdono mai, anche gli ascensori stanno attenti a riposizionarsi. C’è’ solo da sperare nella lungimiranza dei nuovi politici che - dopo aver visto piazzati gli amici degli amici, sistemati gli esterni a scapito delle professionalità interne, le inique epurazioni interne di autori validi con esperienza pluridecennale etc - dovrebbero per non perdere la faccia puntate davvero sulla riforma della Rai, sul merito, sulle competenze interne di una azienda che può essere il fiore all’occhiello della nazione e non l’ammortizzatore sociale degli amici degli amici


di Alberto Milani

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