Foggia, dodici braccianti morti, la procura indaga per caporalato

Foggia, dodici braccianti morti, la procura indaga per caporalato




La Procura di Larino, in provincia di Campobasso, in queste ore ha iscritto tre persone nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sul caporalato.


Le serrate e accurate indagini sono scattate subito dopo la morte di dodici immigrati in un incidente stradale avvenuto a Lesina, in provincia di Foggia, mentre gli uomini di manovalanza, venivano portati a lavorare nei campi dove si coltivano i pomodori. L'ipotesi di reato che i giudici hanno formulato per i tre operatori del settore agricolo è di sfruttamento del lavoro e intermediazione illecita tanto che lo stesso procuratore capo di Larino, Antonio La Rana, ha definito l’uso del cosiddetto caporalato: «Un fenomeno estremamente grave: non si può speculare su persone che vivono sul nostro territorio in condizione di estremo bisogno». Il magistrato ha quindi ancora assicurato che «Ci avvarremo di tutti gli strumenti che la legge ci consente per contrastare questa attività illecita».


La Rana ha poi aggiunto che le forze dell'ordine «Sono già state sensibilizzate per alzare la guardia nel monitorare e reprimere questo odioso fenomeno». I controlli delle forze dell’ordine sul fenomeno del caporalato si sono intensificati pertanto in tutto il Basso Molise su indicazione della stessa Procura di Larino senza contare che qualche giorno prima altri quattro migranti avevano perso la vita in un altro incidente tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri.


I carabinieri del comando provinciale di Foggia hanno già acquisito i documenti dall'azienda, necessari a ricostruire le condizioni contrattuali di lavoro, orari e compensi, da intrecciare con le dichiarazioni rese nei giorni scorsi agli investigatori dai braccianti sopravvissuti all'incidente. Nei prossimi giorni saranno individuate le altre aziende agricole su cui svolgere accertamenti, almeno una pugliese per la quale lavoravano alcuni braccianti deceduti, e altre tre per le quali quegli stessi migranti avevano lavorato in passato intanto che magistrati attendono nelle prossime settimane il deposito di tutte le consulenze.


L’utilizzo di migranti come mano d’opera a basso costo è quindi favorito anche dall’inconsulta presenza di richiedenti asilo ormai fuori controllo nel nostro Paese.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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