Francesco Cavallaro, segretario della Cisal dal palco di Rimini: «La manovra presenta troppe lacune»

Francesco Cavallaro, segretario della Cisal dal palco di Rimini: «La manovra presenta troppe lacune»

Dal palco dell’Hotel Ambasciatori di Rimini, dove oggi si è concluso il Consiglio nazionale della Cisal, Francesco Cavallaro, segretario della Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori, non ha certo usato il guanto di velluto con il Conte bis. Ma le critiche che ha rivolto all’indirizzo dell’esecutivo giallorosso non sono mai state a prescindere, ma sempre sui contenuti e sempre accompagnate da proposte alternative, dalla ricerca del confronto. E si sono sostanziate in una mozione finale condivisa e approvata all’unanimità e che farà parte di un report inviato al Presidente del Consiglio. Tre giorni intensi in cui è stata elaborata la strategia per il futuro e ribadita la funzione della Cisal e la sua autonomia, una autonomia che ha consentito in questi anni al sindacato di tenere la barra dritta costituendo una certezza per quanti, lavoratori o pensionati, «si ritrovano quotidianamente a combattere per la difesa dei propri diritti e la ricerca di nuove opportunità».

Segretario, nel corso del Consiglio nazionale del sindacato, lei ha detto a chiare lettere che «questa manovra così com’è non va». Cosa non le piace della Finanziaria 2020?


«La manovra presenta evidenti lacune e non appare soddisfacente; in particolare le misure che il Governo intende approntare non concretano una risolutiva azione per la lotta all’evasione fiscale. Parliamo di decine e decine di miliardi sottratti alla collettività. Il Governo ipotizza la introduzione di norme sul “contrasto di interessi” in forma blanda e poco efficace, tale da non consentire l’avvio di un circuito realmente virtuoso in relazione alla emissione della scontrinatura/fatturazione fiscale ai fini di una effettiva detraibilità delle spese. Temiamo insomma che l’effetto del “contrasto di interessi” finisca di fatto per essere vanificato».


Cosa occorrerebbe per avviare quel «circuito virtuoso» di cui lei parla?


«La Cisal ripropone né più ne meno che una attuazione piena ed effettiva del “contrasto di interessi”, sull’esempio di quanto attuato con la scontrinatura elettronica in materia di spese sanitarie. Un vero e proprio “patto stato-cittadini” in forza del quale viene conferito al contribuente la funzione di primo garante della legalità».


Altro fronte su cui non ha lesinato critiche è quello delle pensioni. Su Quota 100 c’è stato un balletto che non ha certo rassicurato i lavoratori. E, soprattutto, ancora una volta, nessuno sembra intenzionato a cancellare davvero la riforma Fornero.


«Noi ribadiamo l’esigenza di mantenere la normativa relativa a quota 100, pensiamo tuttavia che quota 100 debba servire ad avviare un circuito occupazionale. Come? E’ semplice. Si propone in sostanza l’introduzione, per Enti ed imprese, di una percentuale obbligatoria di nuove assunzioni in caso di pensionamenti di lavoratori in “quota 100”. La Cisal insiste inoltre sul fatto che eventuali ulteriori interventi normativi in materia previdenziale dovranno essere tesi alla sostanziale cancellazione delle riforme Dini e Fornero che penalizzano in misura inaccettabile le pensioni e che rischiano di produrre una generazione di futuri pensionati anziani costretti a vivere in regime di povertà».


Il tema della rappresentanza sindacale è uno dei temi caldi degli ultimi anni. Che risponde a chi vi dice di non volere una legge sulla rappresentanza?


«Il problema vero non è che la Cisal non vuole una legge sulla rappresentanza e rappresentatività. Il fatto è che dal ’48 ad oggi la Costituzione, lì dove si occupa della rappresentanza sindacale, non è mai stata applicata. Ribadiamo quindi che la via maestra rimane la piena applicazione dell’Art. 39 della Costituzione cui faccia eventualmente seguito anche quella dell’Art. 46 che si occupa della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende. Ogni diversa soluzione appare incostituzionale e dovrà essere contrastata anche con ricorso ad azioni giudiziaria. Ci preoccupa molto la possibilità che vengano approntate leggi in materia di rappresentatività sindacale antidemocratiche e chiaramente poste al servizio delle esigenze particolari di alcune confederazioni sindacali a discapito di altre. E non posso non notare che l’attuale Governo, con atteggiamento contraddittorio, sta ponendo in essere una condotta chiaramente discriminatoria all’interno del mondo sindacale impostando un rapporto preferenziale solo con alcune sigle sindacali in violazione delle più elementari norme in materia».

di Pietro Roccaldo

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