Frosinone, pensionato uccide i figli e poi si toglie la vita: movente inspiegabile

Frosinone, pensionato uccide i figli e poi si toglie la vita: movente inspiegabile



Certi drammi farebbero bene a restare a teatro, sul palco, come episodi fittizi, e non dovrebbero mai essere trasposti nella realtà. Eppure, è successo: Gianni Paliotta, sessantasettenne pensionato, alle 07:00 di questa mattina ha ucciso i figli che ancora stavano dormendo in camera loro e poi si è tolto la vita. A dare la notizia la moglie, che era uscita per la sua solita passeggiata mattutina e che rientrando è stata testimone della scena post-follia. Il tutto in un'elegante palazzina del centro storico di Esperia, provincia di Frosinone, sui monti che dividono il territorio ciociaro dal sud della provincia di Latina.

L'ex ferroviere ha sparato un colpo contro il figlio Mariano, di ventisette anni, chimico, che viveva a Roma e che era tornato a casa per le vacanze, e uno contro la figlia Isabella, diciannove anni, appassionata di danza e appena diplomata, che aveva da poco superato una malattia ai reni. E poi, l'atto finale: ha rivolto la canna della pistola, una calibro 22 legalmente tenuta, contro il suo volto, premendo il grilletto e suicidandosi. Filomena De Angelis, madre dei giovani e moglie di Gianni, un'insegnante di cinquantottenne, ha scoperto l'accaduto non appena tornata a casa all'angolo tra corso Vittorio Emanuele e piazza Consalvi. Nella sua uscita si era fermata a sbrigare una commissione alle Poste. Sulla vicenda stanno indagando i carabinieri della compagnia di Pontecorvo e del comando provinciale di Frosinone.

La faccenda si fa sempre più buia, e non sembra esserci un appiglio logico non che giustifichi, ma che almeno faccia capire le motivazioni dell'enorme violenza commessa dal quasi settantenne. Stando alle prime indiscrezioni raccolte dagli investigatori, infatti, la vita dell'uomo procedeva serena, e da quando aveva smesso di lavorare aveva impiegato quotidianamente il suo tempo libero a coltivare l'orto e impegnarsi a livello locale in politica. L'unico evento che potrebbe collegarsi all'atto estremo commesso dall'uomo è il fatto che la giovane figlia fosse stata colpita da una grave malattia ai reni. Ma anche in questo caso qualcosa non torna, poiché la madre della ragazza le aveva di recente donato un rene, consentendole così di superare i mille problemi che l'affliggevano e di riprendere una vita del tutto normale. Non solo: a livello generale, il pensionato non ha mai mostrato dei segni di squilibrio e apparentemente non ha mai avuto problemi con le forze dell'ordine, tanto che continuava a detenere regolarmente la pistola poi utilizzata per la strage familiare. Ancora incomprensibili, quindi, le motivazioni che hanno portato Gianni Paliotta a compiere un gesto così terribile. Sulla vicenda il sostituto procuratore della Repubblica di Cassino, Roberto Bulgarini Nomi, ha aperto un'inchiesta.


di Alessio La Greca

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