Gabriella Carlucci alla scoperta del cinema verticale: «Il Contest la nostra scomessa per il futuro»

Gabriella Carlucci alla scoperta del cinema verticale: «Il Contest la nostra scomessa per il futuro»

Aggiornato il: 10 lug 2019



In un mondo sempre più ritratto, che riscopre muri, barriere e divisioni, non ci resta che l'arte. Il cinema, nella sua immediatezza e facilità di fruizione, rappresenta un ponte fra culture in grado di rinsaldare antichi legami e instaurarne di nuovi. È in quest'ottica – senza naturalmente tralasciare l'aspetto “industriale” – che l'ex parlamentare nonché presentatrice televisiva, Gabriella Carlucci, dirige da ormai quattro edizioni FIESTA!, l'annuale festival di Palma di Maiorca, volto a valorizzare il cinema italiano in Spagna e a favorire lo sviluppo di collaborazioni nella realizzazione dei film tra i due paesi. «Un mercato del cinema», come lo definisce l'ex sindaca di Margherita di Savoia, «in cui promuovere il cinema italiano nel mercato spagnolo e latino americano e viceversa oltre che un luogo di incontro per il nascere di coproduzioni tra i due paesi». Durante il festival, andato in scena dal 14 al 17 giugno, c'è stato spazio per delle masterclass con studenti di alcune delle più importanti università europee che ruotano attorno al mondo della settima arte, classi dirette da professionisti del cinema sia italiano che spagnolo. Tutti uniti dal programma Erasmovies, il network lanciato proprio a Palma di Maiorca, un erasmus del cinema a tutti gli effetti che coinvolge quindici università tra cui le italiane La Sapienza di Roma, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e la scuola Holden di Torino. Da quest'anno è in cantiere un nuovo progetto rivolto non solo agli studenti universitari, ma a tutti quei giovani che vogliono cimentarsi nel mondo cinematografico con idee e creatività. “Vertical short movies contest”, un particolare concorso che prevede l'esclusiva partecipazione di cortometraggi girati utilizzando solo uno smartphone, nel tipico formato verticale. Un contest che si preannuncia itinerante, visto che verrà rilanciato anche in occasione dei festival cinematografici di Marettimo e di Belgrado.



Dott.ssa Carlucci, dove nasce l'idea del “Vertical short movies contest”?

«Tra le tante attività parallele al festival di Palma di Maiorca, tutte volte a valorizzare il connubio tra Italia e Spagna nel settore cinematografico, ci sono quelle dedicate ai giovani. L'idea, dopo la formazione, è quella di dare a questi ragazzi la possibilità concreta di emergere grazie alla loro passione. Il bando per il concorso dei cortometraggi "verticali", accessibile a chiunque fino a dicembre – non solo quindi agli studenti delle università europee che compongono il network responsabile della gestione delle masterclass – permette ai concorrenti, grazie ad un solo strumento, lo smartphone, di mettersi in gioco in una delle sei categorie previste e, in caso di vittoria, di partecipare ad uno stage presso la società cinematografica e televisiva Umc Production di Milano. Collaboriamo inoltre con partner come PopEconomy, multipiattaforma multimedial, e Radio Radio, grazie ai quali daremo risonanza ancora maggiore al progetto.»


Quali sono le categorie in concorso?

«Si va da una sezione a tema aperto, detta VerticalOpen, accessibile a tutti, a quella VerticalWoman, dedicata all'universo femminile. Ci sono poi la sezione VerticalComedy,

riservata alla commedia e alla comicità, la VerticalDoc, per Documentari e Docufiction (temi

2019: “MyItaly” e “Migrazioni”), la VerticalHome, legata ai temi della casa, e la

VerticalTrain, sezione dedicata ai viaggi in treno, sponsorizzata da Frecciarossa.»


Qualche notizia sulla composizione della giuria?

«Siamo ancora in allestimento, c'è tempo però. Di certo posso dire che saranno tutti rappresentanti delle università partner del progetto. Quindi un team di esperti del cinema che valuterà la creatività dei concorrenti e la loro capacità di gestione del mezzo, il cellulare. I giovani aspiranti registi o scenografi avranno infatti dieci minuti per convincere i giudici e dimostrare le loro capacità.»


Perché avete optato per il cinema "in verticale"?

«La nostra è una scommessa rivolta al futuro, a uno dei futuri del cinema. Nella sua semplicità il cinema verticale sta prendendo sempre più piede, anche nel mercato internazionale e nella distribuzione. Basti pensare che in Cina stanno già costruendo cinema con lo schermo in verticale. La modalità è quella per cui chiunque può cimentarsi e dare prova della propria creatività.»


Oltre all'annuale appuntamento spagnolo, sono previsti altri palchi da cui rilanciare il progetto?

«Il 17 luglio dirigerò a Marettimo un festival interamente dedicato al nuovo cinema italiano, con solo film e opere prime italiani. Abbiamo scelto la stupenda cornice delle Egadi perché in tutta l'isola non c'è una sala cinematografica. Anche lì, oltre a pubblicizzare il cinema e diffonderne la cultura, rilanceremo il contest dedicato ai cortometraggi verticali. Stessa cosa farò a Belgrado, da quattro anni partecipo al festival del cinema che si tiene a settembre (dal 19 al 23 nel 2019). Quest'anno la rassegna dedicherà in particolare un omaggio a Piero Tosi, il grande costumista di Fellini e Visconti.»


Spagna e Serbia ai due lati e l'Italia a fungere da collante?

«Per quanto riguarda gli spagnoli, oltre ad aver riscontrato grande interesse da parte loro a collaborare con il nostro cinema vista la simpatia innata che corre tra le nostre nazioni, è importante capire che il loro mercato ci spalanca le porte verso quello sudamericano. Chiunque vende film in Spagna si assicura una distribuzione su larghissima scala in tutto il mercato latinoamericano. Questo, oltre all'aspetto dei guadagni, permette a tutto il cinema di compiere passi in avanti, creando le condizioni per investire di più e fare quindi film più importanti e ambiziosi. Allo stesso modo la Serbia è la porta per i Balcani: nonostante i soli sette milioni di abitanti, conserva ancora tracce del ruolo preminente che aveva all'epoca della ex Jugoslavia. Anche qui l'idea di cooperare con loro e partecipare al festival di Belgrado significa aprirsi a un potenziale pubblico di cinquanta milioni di persone. Senza dimenticare i rapporti privilegiati tra Serbia e Russia, che ci consentono di "scavalcare" gli ostacoli di natura commerciale che ci sono con l'Europa.»




di Alessandro Leproux


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