Genova, sfollati manifestano davanti alla seduta regionale: «Rivogliamo un futuro»

Genova, sfollati manifestano davanti alla seduta regionale: «Rivogliamo un futuro»



È iniziata con un minuto di silenzio la seduta congiunta del Consiglio regionale della Liguria e del Consiglio comunale di Genova per il crollo del ponte Morandi convocata stamani a Genova nella sede regionale per fare il punto sulla tragedia. L’obiettivo è votare all’unanimità un ordine del giorno che indichi le priorità d’intervento al Governo. Ma da fuori, delle urla destavano l'attenzione dei presenti all'interno della sede: «Rispetto! Rispetto!». A parlare una cinquantina di cittadini sfollati dopo il crollo di Ponte Morandi, che chiedevano di poter rientrare nelle proprie abitazioni nella zona rossa per recuperare gli effetti personali. Questi hanno dato vita ad una rumorosa protesta poiché, pur volendo assistere alla seduta congiunta del consiglio regionale e comunale dedicata alla tragedia, sono stati bloccati all’esterno dell’aula dagli addetti alla sicurezza, dato che la parte della sala destinata al pubblico era quasi piena. Urla, spintoni, ogni mezzo era buono per ottenere attenzione. Alla fine la situazione si è calmata, e i manifestanti sono riusciti ad accedere all'aula dove era in corso il consiglio congiunto. Terribili i volantini che si erano portati dietro, testimoni di una condizione di vero degrado. «Cinquant'anni di servitù, due settimane di disagi e sofferenze: rivogliamo un futuro» si legge nei volantini, firmato “Quelli del Ponte Morandi”. «Dal 14 agosto», ha spiegato il portavoce del comitato degli sfollati di via Porro, Ennio Guerci, «viviamo in un limbo e basta poco perché scoppi la tensione. Non ne possiamo più di non sapere quale sarà il nostro destino». Una volta entrati nella sala, la protesta è proseguita con l'aggiunta di grossi cartelli che recitano: «Nessuna demolizione senza per noi una soluzione. Vogliamo rispetto». Il vicepremier Luigi Di Maio si è schierato dalla parte dei protestanti, affermando, oggi a Napoli, che «hanno perfettamente ragione. Non si può lasciare la gente in Italia in balia delle elemosine di Autostrade». Al termine dell'intervento del commissario per l'emergenza Giovanni Toti i manifestanti hanno continuato a esprimere la loro rabbia gridando: «Veniamo prima noi delle imprese, veniamo prima noi della viabilità, ci siamo prima noi, vogliamo la casa!». Una donna ha anche affermato decisa: «Abbiate la stessa considerazione che avete avuto per Ansaldo Energia». Dopo una breve sospensione, la seduta è ripresa con l’intervento del sindaco Marco Bucci, che ha spiegato quanto fatto dall’amministrazione comunale in queste settimane per fronteggiare l’emergenza: «Vi capisco, ma dobbiamo cercare di lavorare insieme. Dal 14 agosto dormo quattro ore per notte per affrontare l'emergenza. Genova non si è mai fermata, non ha mai dimostrato di essere in ginocchio, una cosa di cui dobbiamo essere tutti orgogliosi, nessuno è stato lasciato solo dalle istituzioni», sottolinea. E sulle case precisa: «Pensavamo di dare una casa agli sfollati di ponte Morandi entro novembre, invece probabilmente ci riusciremo entro fine settembre. La città ha dimostrato che non si scherza, ne sono orgoglios». Bucci ricorda inoltre che non sono state messe a disposizione solo case alternative dalle istituzioni pubbliche, ma anche novantotto appartamenti di privati.

«Entro la fine della settimana prossima credo che avremo i monitoraggi a posto sul ponte. Ma non posso farvi rientrare finché non ho la garanzia della sicurezza», continua il sindaco. «Sino a ieri sera centocinquanta famiglie avevano trovato una sistemazione. Ne mancano ancora centosedici. Facciamo una burocrazia semplice per la ricostruzione del ponte Morandi, andiamo avanti nel fare le cose che i cittadini ci chiedono tutti i giorni», ha aggiunto. «La seduta congiunta è un segnale all’Italia che siamo allineati e vogliamo andare su una strada su cui c’è l’accordo di tutti. Genova ha bisogno del sostegno di tutte le amministrazioni pubbliche per arrivare all’obiettivo di avere una città migliore di prima», conclude Bucci. «Sindaco mi raccomando, contiamo su di lei», ha detto un abitante della zona rossa. Il presidente della Regione e commissario per l'emergenza Giovanni Toti cerca invece di placare i bollenti spiriti proprio sottolineando l'intervento che avrà luogo sul ponte: «Entro cinque giorni Società Autostrade ci presenterà il piano definitivo per la demolizione del ponte Morandi. Il piano verrà illustrato alle commissioni tecniche e prima fra tutti alla Procura della Repubblica a cui spetta la decisione di dissequestrare le aree e di arrivare alla verità sulle cause della tragedia».


Marco Bucci, oltre agli interventi sugli sfollati e sul ponte stesso, comunica che il 14 settembre alle ore 11:36 l'intera città di Genova si fermerà per un minuto. Ciò servirà a ricordare i morti a un mese esatto di distanza. Lo comunica il sindaco Bucci: «Nel pomeriggio», del 14 settembre, «in piazza De Ferrari ci sarà un evento pubblico. Mi auguro che tutte le persone oggi in albergo allora abbiano una casa. Da ogni tragedia può nascere un’opportunità, sono certo che da questa durissima prova, che va vinta con il cervello e con il cuore, Genova rinascerà ancora più forte e viva di prima e lo faremo tutti insieme».

Il sindaco di Genova ha concluso il suo intervento parlando di viabilità, venendo applaudito dal pubblico. «È fondamentale usare i mezzi pubblici Riguardo alla strada 30 giugno, con il monitoraggio potrà riaprire senza attendere la demolizione del ponte. Genova non è un’isola. È allo studio un progetto per facilitare il Car pooling, l’auto condivisa, prevedendo dei premi per chi lo utilizza. Vogliamo che Genova diventi un modello nazionale. Presenteremo al Governo un progetto globale per la città», conclude Bucci.


La caccia alle streghe è ancora in atto, e infatti la Guardia di Finanza ha consegnato alla procura un elenco di persone che potrebbero avere avuto responsabilità per il crollo di ponte Morandi. Si leggono già adesso tredici nomi di persone che si sono occupate del progetto di ristrutturazione del viadotto a partire dal 2015, ma i nomi potrebbero salire a venticinque se si decidesse di tornare ancora più indietro nel tempo. Tutto dipende dalla scelta dei magistrati. Intanto i periti dei pm hanno consegnato una prima relazione sulle probabili cause del crollo. Esclusa qualche giorno fa l'ipotesi del colpo di fulmine, si ipotizza ora un cedimento strutturale all'antenna del pilone 9, il punto in cui i tiranti si congiungono all'estremità del sostegno. Ma non è tutto, poiché studiando i carteggi tra le varie diramazioni del ministero delle Infrastrutture, gli investigatori hanno scoperto che almeno in un'occasione i dirigenti del Mit avevano palesato la certezza che sul restyling del Morandi i tempi si stavano dilatando oltremisura. Il pericolo era già stato individuato, ma nessuno si sono voluti occupare del problema.

Secondo la Gdf, sono le seguenti le persone che sapevano della pericolosità del viadotto Morandi in Autostrade: Fabio Cerchiai (presidente), Giovanni Castellucci (Ad), Paolo Berti (direttore centrale operazioni), Michelle Donferri Mitelli (direttore maintenance e investimenti), Stefano Marigliani (direttore primo tronco). «Al Mit consapevoli dei ritardi» ci sono tre di Spea engineering, controllata da Autostrade che avrebbe dovuto eseguire la ristrutturazione ai tiranti: Antonio Galatà (amministratore delegato), Massimo Bazzarelli (coordinatore attività progettazione ufficio sicurezza), Massimiliano Giacobbi (responsabile progetto "retrofitting" dei tiranti). Cinque i funzionari pubblici, tre della Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali (Roma): Vincenzo Cinelli (capo), Bruno Santoro (responsabile controlli qualità servizio autostradale), Giovanni Proietti (capo divisione analisi e investimenti). Infine il Provveditore alle opere pubbliche di Liguria e Piemonte Roberto Ferrazza e il capo ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa. Dallo scambio di comunicazioni tra le due articolazioni del Mit, hanno appurato gli inquirenti, si comprende come pure al Ministero ci fosse certezza che sul Morandi si stava perdendo tempo.


di Alessio La Greca

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

Direttore Responsabile:      Monica Macchioni

Editore: Ultra! S.r.l.-Via E. Gianturco 5-Roma

                         P.I.: 13394291002