Gianfranco Librandi: «Tre Pd per riprenderci l'Italia»

Gianfranco Librandi: «Tre Pd per riprenderci l'Italia»


«Con qualche amico eravamo in un ristorante a parlare di Milano, è venuta fuori la storia del libro del sindaco Giuseppe Sala e abbiamo deciso di presentarlo a Saronno, il posto più facile. Era un modo per ritrovarci tra tanti amici, Bombassei, Cimino e altri interessati a come va Milano, una scusa per parlare di tutto».

Nasce così, come dice Gianfranco Librandi, l'idea della presentazione del libro del sindaco di Milano. A Saronno, dov'è nato e dove c'è dal 1987 l'azienda di Librandi, la Tci, TeleComunicazioni Italia, che opera nel campo dell'illuminazione con finalità di risparmio energetico. Un imprenditore, quindi, che da quasi 15 anni si occupa anche di politica ed ora milita nelle fila del Pd come deputato. Logico che la presentazione del libro di Sala al teatro Giuditta Pasta di Saronno sia stata l'occasione per allargare il raggio, per partire da Milano e analizzare la situazione politica italiana, con uno sguardo al futuro.



Onorevole Librandi, il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha visitato la sua azienda prima dell'incontro. Dal suo personale scambio di idee col primo cittadino meneghino e dall'incontro pubblico come ne viene fuori Milano?


«Molti comunicatori la ritengono la città che cresce ogni anno per cultura, turismo, economia e apertura internazionale. Ci sono cose che vanno migliorate, come le periferie, che vanno più armonizzate col centro; avvicinare la periferia al centro è un lavoro che va avanti da anni. E poi le carceri e altro: bisogna dare più attenzione alla povertà. Ma Milano è una delle città con più associazioni no-profit, con più volontariato e quindi con più attenzione verso chi soffre. E questo sindaco è riuscito a dare lustro all'Italia con l'Expo riuscendo a portare a casa tanti risultati. Ci aspettiamo molto da lui. Milano comunque è la migliore città d'Italia e una delle migliori al mondo, e bisogna cercare di trasferire tutta questa energia in ogni angolo del Paese».


Milano è in controtendenza rispetto alla politica nazionale, è una città a guida Pd e potrebbe essere un trampolino per una riscossa nazionale del Partito Democratico. Una città che comunque guarda più all'economia che alla politica


«Milano ha sempre avuto questa caratteristica. Comunque i sindaci del Pd sono tanti e meravigliosi, come quelli di Bergamo, Brescia o Varese, ma la politica del Pd ha retto all'attacco delle forze populiste; col suo 18 per cento alle politiche non ha avuto una disfatta e sta tenendo nonostante le divisioni interne. Da ultimo arrivato, vedo un gruppo di persone eccezionali, serissime, dedite allo studio della politica, a cercare di argomentare tutte le situazioni per il bene dei cittadini. Certo ci sono tante correnti, dovute al passato dei partiti che hanno generato il Pd, ma se si vuole battere un futuro centrodestra unito ci vuole una strategia imprenditoriale».


Ecco, onorevole Librandi, analizziamo proprio questo punto. Cosa pensa si debba fare per tornare alla guida del Paese?


«Ci vogliono tre Pd: quello che c'è adesso, che potrebbe essere di Minniti o Zingaretti; uno di centrosinistra con un fuoriclasse che deve trovare la sua uscita dal canapo, un po' come accade al Palio di Siena, per vincerlo; e uno che raccolga le forze di centrosinistra ma anche di centrodestra. Tre forze che possano analizzare le situazioni critiche e trasformarle in opportunità. È opportuno che dopo il saccheggio da parte dei 5 Stelle, che hanno pescato a piene mani tra i nostri elettori, li si vada a recuperare, un po' come soldati di ventura che sono andati a combattere con altri eserciti perché sono stati loro promessi miraggi che non stanno avvenendo; lo scippo dei voti è stato fatto raccontando bugie, i partiti populisti si sono presi la fiducia degli italiani che ora, adagio, si stanno risvegliando anche se alcuni "capitani spread" sono molti furbi, bravi a fare comunicazione, quindi sarà una lotta furibonda».



Come spesso succede quando una forza di opposizione ottiene la maggioranza e va al governo fornisce, non volendo, molti spunti e occasioni a chi adesso è in minoranza


«Il governo si comporta in maniera spregiudicata, come abbiamo visto in occasione del decreto Sicurezza. C'era chi girava tra i banchi di Montecitorio come se fosse il capo del gregge, e con le mani dava ordini di esecuzione alle proprie truppe: una parte narcotizzata, succube e obbediente, un'altra rassegnata al voto di questo decreto che è una cosa incredibile».


Si riferisce alla parte immigrazione del decreto Sicurezza, quella che limita l'accoglienza?


«Nel 2050 cambieranno tantissimo gli abitanti delle nazioni del mondo: per esempio, i nigeriani saranno 400 milioni, e se avranno voglia di attraversare il mare verranno in Italia camminando anche uno sopra l'altro, senza bisogno di traghetti. Arriveranno anche in Parlamento, dove troveranno gli eredi di queste persone che ci sono ora, che invece di dialogare con loro, di trovare il modo di trasformare questa situazione da emergenza a ricchezza per tutte le parti, si sono chiuse. Non pensando che chiudendosi ci si impoverisce sempre di più e la demografia va in picchiata. E mi permetta una battuta: quindi non è neanche vero che ce l'hanno duro».


di Paolo dal Dosso

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