Giordano Bruno Guerri: "In Italia tradizionalmente senza la Chiesa non si comanda"

Intervista esclusiva allo storico Giordano Bruno Guerri, nato nel 1950 a Monticiano (Siena), scrittore e giornalista in occasione dell'uscita in libreria del suo monumentale, aggiornatissimo saggio Gli Italiani sotto la Chiesa - Da San Pietro a Twitter.




Perché gli Italiani nutrono quella diffidenza di fondo nell'autorità statale che invece nei Tedeschi diventa fiducia assoluta? Come mai siamo campioni nel fare esercizio della cosiddetta "doppia morale"? Il Veneto fu sempre la regione "bianca" che durante la Prima Repubblica ne fece una formidabile roccaforte della Democrazia Cristiana? A tutte queste domande il saggio di Giordano Bruno Guerri (ed. La Nave di Teseo, 24 euro) sulle vicissitudini della Chiesa e degli Italiani fornisce risposte esaustive, mostrandoci come i nostri costumi e malcostumi vengano da lontano. Isolando e descrivendo i fatti con l'acume dello storico e la disinvoltura - talora accompagnata dall'ironia - dello spirito libero. Poteva d'altronde essere diversamente per uno che si chiama Giordano Bruno e che è presidente della dannunziana Fondazione Il Vittoriale degli Italiani? Spraynews.it l'ha interpellato per i suoi lettori.




In 800 pagine Lei ripercorre 2000 anni di storia della Chiesa e d’Italia… Quanto tempo ha impiegato complessivamente a istruire e a scrivere quest’opera?


La prima edizione risale al 1992, iniziai a studiarci alla fine del 1988. Pubblicata da Mondadori, partiva da San Pietro e arrivava a Mussolini; le pagine erano la metà di quelle attuali, forse meno. All’inizio del nuovo secolo ho fatto l’aggiornamento, modificando di conseguenza il titolo in: Gli Italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Berlusconi (questa volta l’editore era Bompiani). Quello invece appena uscito con La Nave di Teseo, Gli Italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Twitter è l’aggiornamento più importante: ci sono 300 pagine completamente nuove, che vanno a coprire l’ultima parte del pontificato di Giovanni Paolo II, quello di Benedetto XVI e quello di Francesco -. Si può dire che in totale vi ho lavorato per sei anni.


Una tempistica invidiabile: si è dedicato a questo tema verso la fine degli anni 80 e poco dopo cadeva il comunismo…


Sì, era un momento straordinario di cesura. Io comunque non andai allora oltre Mussolini perché come risaputo non si fa la Storia sui fatti di cronaca, ovvero finché una vicenda non è conclusa. Poi però ho sentito il dovere di aggiornare il libro, premettendo all’inizio delle nuove parti che esse forniscono elementi per la Storia futura, ma non possono né vogliono essere Storia. In quei capitoli infatti cambiano anche la scrittura e il ritmo della narrazione. È un libro sottoposto a continui aggiornamenti…


Il titolo del Suo libro è Gli Italiani sotto la Chiesa. Alla luce di quanto vi è scritto, si sarebbe forse potuto intitolare Gli Italiani sono la Chiesa


Io ho scelto il termine "sotto la Chiesa" per dare un significato preciso di formazione, di controllo e, in tempi antichi, addirittura di dominio. Adesso, in un mondo e in un’Italia laicizzati, ovviamente questo “sotto” è meno rilevante. Più che Gli Italiani sono la Chiesa, io ribalterei la frase: La Chiesa è gli Italiani, nel senso che senza dubbio la Chiesa ha contribuito enormemente a formare il carattere nazionale. Più di quanto gli Italiani abbiano contribuito a fare la Chiesa, che viene da lontano, ossia dai Vangeli e dalla Bibbia...


Come sarebbero stati gli Italiani senza la Chiesa?


Fin dalla prima pagina del mio libro cito una frase di Machiavelli, il quale già mezzo millennio fa sosteneva che la Chiesa ha due responsabilità verso gli Italiani. Innanzitutto quella di averli tenuti divisi: su questo non c’è niente da aggiungere, sappiamo che il Vaticano ha quasi sempre voluto che gli Italiani fossero divisi. È successo fino a un secolo e mezzo fa, fino all’Unità d’Italia. Questo ha provocato dei danni enormi, perché mentre si formavano i grandi Stati nazionali (Francia, Gran Bretagna, Spagna,…), noi eravamo una serie di staterelli divisi e sottoposti a tre poteri: quello locale del signore o del principe, quello imperiale e quello della Chiesa. Quindi non "Arlecchino servitore di due padroni", ma di tre padroni! Inoltre Machiavelli dice che la Chiesa ci ha fatti “sanza religione” e “cattivi”: affermazione audace ma che rispecchia la verità, nel senso che secondo il principio “Predica bene e razzola male” per secoli e secoli il clero – dal Papa al prete – si è comportato malissimo, predicando il Vangelo ma comportandosi poi in tutt’altro modo, dai tempi della pornocrazia papale alla vendita delle indulgenze. Cosa che ha sviluppato negli Italiani quella doppia morale per cui si fanno sepolcri imbiancati per poi sotto sotto comportarsi in modo completamente diverso.


Però anche in totale assenza della Chiesa gli Italiani non avrebbero avuto vita facile…


Qui siamo nel campo dell’imponderabile… Probabilmente sarebbero stati unificati da una potenza straniera. Dai Francesi, dagli Spagnoli o forse dai Tedeschi, con tutte le conseguenze del caso, altrettanto imponderabili.


Un altro evento non realizzatosi, di cui Lei parla, fu una Riforma veneziana al posto della Controriforma romano-spagnola… ci andammo veramente vicino?


Non molto, purtroppo. La Repubblica di Venezia aveva un potere limitato in Italia. Aveva molto potere nel Mediterraneo orientale, in parte dell'entroterra e lungo le coste, ma se anche la Riforma veneziana si fosse affermata difficilmente si sarebbe riusciti a portarla in Italia. Comunque, il Vaticano pensò bene di stroncarla. In modo anche violento: è celebre la frase di Paolo Sarpi nel pieno della sua persecuzione: "Agnosco stilum romanae curiae", “Riconosco lo stiletto del Vaticano”, in un gioco di parole tra "stiletto" e "stile". Se i Veneziani ce l’avessero fatta, adesso saremmo un Paese in parte protestante e in parte cattolico. Fu un’occasione persa, perché la Riforma oggettivamente aveva i suoi meriti rispetto al vivere civile.


Da millenni l’Italia ondeggia tra i simboli della Croce e dell’Aquila: lo stesso fascismo, a prescindere dal Concordato, può essere considerato una forma di neoghibellinismo?


Mussolini era ateo e anticlericale. Infatti il Manifesto di San Sepolcro del 1919 si scaglia violentemente contro la Chiesa. I futuristi, che con Marinetti e altri avevano aderito al programma di San Sepolcro, avevano chiesto addirittura lo "svaticanamento dell’Italia". Poi però se ne andarono anche, perché se Mussolini nel ’19 si scagliava contro il capitale, la Chiesa, l’esercito e la monarchia, capì in seguito che in quel modo non sarebbe arrivato da nessuna parte. Così, nel 1920-21 fece una rapidissima manovra di avvicinamento verso gli stessi monarchia, esercito, Chiesa e capitale. Da allora trovò sempre opportuno e indispensabile non litigare col Vaticano, arrivando al punto di sposare Rachele anche con il rito religioso (cosa che non a