Giustini, commissario Sanità Molise: rischio chiusura per reparti ospedali di Isernia e Termoli

Giustini, commissario Sanità Molise: rischio chiusura per reparti ospedali di Isernia e Termoli



«Mercoledì, se non arrivano risposte positive, i reparti di ortopedia e traumatologia degli ospedali di Isernia e Termoli rischiano di chiudere. E, a seguire, altre specialità e atri reparti potrebbero rischiare la stessa sorte». Angelo Giustini, commissario alla sanità del Molise non ci gira tanto intorno. La situazione è grave, la sanità molisana è sull’orlo del precipizio, e l’ex generale medico delle Fiamme Gialle chiama la politica nazionale a prendere atto dell’eccezionalità del momento. Appena è stato nominato - era il dicembre dello scorso anno - commissario ad acta della malandata sanità della regione (assieme a lui, nel ruolo di Sub commissaria, Ida Grossi, ex direttore generale della Asl di Asti) Giustini ha cercato il confronto con la politica locale e nello specifico con il governatore Donato Toma. Ha trovato invece, ci dice, un «muro di ostilità e parecchi colpi bassi». Certo è che il governatore del Molise (che non ha mai digerito la legge che prescrive l’incompatibilità tra il ruolo di Presidente di regione e quello di commissario ad acta alla Sanità) è arrivato a rivolgersi al Tar contro la nomina di Giustini. Ma, avverte il commissario, «questo non è il momento delle polemiche. Adesso occorre preoccuparsi di garantire ai cittadini della regione il diritto costituzionale alla salute. Non c’è tempo da perdere. E’ una corsa contro il tempo. Con l’arrivo dell’estate la situazione, già grave, non può che peggiorare. Ecco perché nell’immediato abbiamo deciso di chiedere il supporto dei medici militari in “ausiliaria”. Quelli delle forze armate italiane e del Sovrano militare Ordine di Malta».


Insomma Giustini, appena l’hanno nominata qualcuno scherzava malevolo sul suo essere un ex militare. E invece siamo arrivati al punto che per non far collassare la sanità del Molise serve non solo un ex generale, ma addirittura i medici militari.

«Sono due settimane che stiamo lavorando in coordinamento con gabinetto del ministero della Salute e con il ministero della Difesa. Abbiamo chiesto negli ospedali dell’Azienda sanitaria regionale del Molise il supporto dei medici militari da impiegare per almeno 5 mesi. Giovedì nella riunione con il Colonnello Antonello Arabia, Capo della Segreteria della ministra Trenta abbiamo posto in essere le soluzioni urgenti e concrete di aiuto per il Molise. Il dicastero ha individuato un elenco di 105 camici bianchi che operano nella sanità militare, che possono essere selezionati e impiegati in quella civile. I professionisti hanno le specializzazioni utili al Molise: ortopedici innanzitutto. Ne servono almeno un paio per evitare di chiudere il reparto a Termoli, dove ad oggi non c’è un’adeguata e sufficiente turnazione. Altri 2 ortopedici li abbiamo chiesti per l’ospedale di Isernia. Sto parlando di numeri appena sufficienti a non chiudere nel breve periodo».


Qualche mese fa aveva chiesto di poter richiamare in servizio i medici in pensione. Su questa strada avete fatto da apripista, perché poi vi hanno seguito il Veneto, il Piemonte ed il Friuli Venezia Giulia. Peccato che mentre queste regioni sono potute andare avanti il Molise è stato bloccato. Come mai?

«Perché la sanità regionale è commissariata e senza il disco verde della Funzione pubblica non può decidere nulla. Ricapitolando: il reclutamento dei medici pensionati è stato bloccato, ad altre forme di ricorso all’esterno ci è stato risposto picche. Mi dica lei che cosa ci rimane da fare. Se non si sblocca la situazione fra un po’ la gente esasperata inizierà a scendere in strada, e, in verità, proteste non sono mancate in questi giorni».


La Camera ha approvato la conversione in legge del decreto Calabria che commissaria la sanità calabrese e prevede anche diverse norme di interesse nazionale che riguardano, tra l’altro, l’assunzione del personale. Una buona notizia per il Molise?

«Sì. Potremmo sbloccare i concorsi ed immettere finalmente giovani medici nella sanità regionale. Peccato però che i tempi siano ancora lunghi; adesso il provvedimento passa all'esame del Senato. E tra approvazione di palazzo Madama e pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale rischiamo di arrivare a dopo l’estate. Non vorrei, insomma, che la cura arrivi quando il malato, la sanità pubblica della regione, è già morto. Ecco perché devo dare una risposta nell’immediato. E i medici militari sono la soluzione. Si tratta di avere il tempo necessario affinché il decreto Calabria possa essere definitivamente approvato, più il tempo per espletare i concorsi consentendo di superare questo agonico stallo nella governance del Servizio Sanitario Regionale e del diritto all’equità e universalità di accesso dei cittadini. Sottolineo che la contrazione di risorse mette sempre più a rischio il mantenimento dei Livelli Essenziali di Assistenza, dunque ancora viaggi della speranza si profilano per i cittadini molisani».


Il Molise, prima che lei venisse nominato dal governo Conte, veniva da 12 anni di commissariamento della sanità. Che cosa è stato fatto in questi anni?

«Ad un recente tavolo tecnico ministeriale sono emerse tutte le criticità della situazione della sanità molisana degli ultimi dieci anni di commissariamento: in particolare il Pos 2016/2018 e il vuoto assoluto gestionale da giugno a dicembre 2018».


Sta dicendo che lei di colpe non ne ha?

«E come potrei! L’attuale struttura commissariale si è insediata il 27 dicembre 2018. Addirittura essere responsabile di quel che è stato fatto, o meglio di ciò che non è stato fatto prima, sarebbe davvero troppo! C’è stata negli anni che abbiamo alle spalle una gestione assolutamente discostata dai parametri della ragionevolezza. C’è una responsabilità politica tutta regionale. Dopo 12 lunghi anni, la relazione dei conti del 2018 ha messo in mostra debiti per 22 milioni di euro. L’inappropriata programmazione sanitaria del passato ha portato a concorsi deserti e carenza oggettiva di specialisti. Una carenza che già mercoledì prossimo può portare alla chiusura, lo ripeto chiu-su-ra, dei reparti di ortopedia e traumatologia degli ospedali di Isernia e Termoli».


Di chi è la colpa generale Giustini?

«E caro mio… i rilevi sono tanti ma insisto non è ora il momento delle polemiche. Sottolineo solo che considero grave che non si trovino i 4,2 milioni di euro, che rappresentano la quota di fiscalità non trasferita dal bilancio della Regione al conto della sanità. Abbiamo fatto una diffida al presidente della Regione per quel mancato trasferimento. Quei soldi sono tasse dei cittadini per finanziare la sanità molisana: Dove sono finiti?».

Che vi hanno risposto?

«Non ci hanno risposto. Il 29 maggio sono intervenuto all’Università di Chieti quale presidente di una sessione nella conferenza della Commissione Nazionale Grandi Rischi e ho lanciato un aiuto per il Molise coinvolgendo i componenti di tale comitato in presenza di autorità militari, civili, forze di polizia e di molti giovani universitari. Stessa replica l’ho fatta alla Camera dei Deputati giovedì. La questione è come uscire dal vortice che sta mettendo a repentaglio il diritto costituzionalmente sancito della tutela della salute come fondamentale diritto dei cittadini».


Giustini, pensate di potercela fare a salvare la sanità pubblica in Molise e che si possa uscire dal commissariamento?

«Con la Sub Commissaria Ida Grossi, ci stiamo mettendo la faccia. Stiamo tentando veramente di tutto. Questa situazione però deve essere portata fuori dal Molise, fatta conoscere a livello nazionale. E in questo tutti possono fare la propria parte per scongiurare il rischio di razionamento dell’offerta sanitaria e dei servizi per il soddisfacimento dei bisogni di salute dei cittadini».


di Giampiero Cazzato

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