Giustizia è fatta: «L'assegno divorzile tenga conto del contributo dei coniugi alla famiglia»
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Giustizia è fatta: «L'assegno divorzile tenga conto del contributo dei coniugi alla famiglia»


Era attesa dall'aprile scorso la sentenza della Corte di Cassazione sui criteri di attribuzione dell'assegno di divorzio, oggetto del dibattito scaturito dalla sentenza matrimoniale dell'ex ministro dell'Economia Vittorio Grilli e della moglie Lisa Lowenstein. Non soltanto il "tenore di vita" fra i principi fondanti alla base della concessione, ma un "criterio composito" che tenga conto del contributo di entrambi i coniugi nella formazione del patrimonio familiare e che rispetti i principi costituzionali della pari dignità e solidarietà che «permeano l'unione anche dopo lo scioglimento del vincolo matrimoniale».


Una piccola rivoluzione, ma particolarmente sentita per tutti quei coniugi che, privati del principio del "tenore di vita", si erano ritrovati con un assegno ampiamente più leggero e che ne sviliva il ruolo comprimario all'interno del nucleo familiare.

I giudici della Corte suprema hanno orientato il giudizio verso un verdetto che riportasse alla luce l'assoluta parità dei coniugi, volendo attribuire alla contribuzione dello svolgimento della vita familiare «frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili» un ruolo determinante nella concessione dell'assegno. Tradotto, anche se non direttamente coinvolto nelle attività di creazione e formazione del patrimonio familiare, il richiedente l'assegno di mantenimento ha diritto, in quanto parte fondante della famiglia, tramite un apporto che prescinde dall'effettiva quantifica materiale, a un riconoscimento da calcolare in base alla durata del matrimonio, alle potenzialità future sul reddito e all'età dell'avente diritto.


Esulta l'Associazione avvocati matrimonialisti italiani che, tramite il presidente Gian Ettore Gassani, esprime soddisfazione per una sentenza che «non lascia più spazio a dubbi perché finalmente si chiarisce che non è possibile equiparare tutti i matrimoni. Un conto è il matrimonio "mordi e fuggi" che non prevede assegno, altro conto la relazione di una vita nella quale entrambi i coniugi hanno contribuito sostanzialmente alla relazione. Si chiarisce insomma che in caso di impegno il coniuge più debole ha diritto a qualcosa in più».


Una riparazione al torto della sentenza Grilli-Lowenstein in cui al coniuge economicamente indipendente non spettava alcun contributo e che riporta una sorta di "pace sociale", un primo passo verso un percorso che miri all'eguaglianza di fatto fra coniugi (e sessi) e che rinvigorisca del valore intrinseco nella parola stessa quella complicità necessaria affinché si possa davvero parlare di famiglia.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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