Green pass, Berruti: «E’ legittimo stabilire regimi differenti di vita per chi si vaccina o meno»




Giuseppe Maria Berruti, già magistrato e oggi commissario Consob, in un’intervista a Spraynews, sostiene come sia legittimo stabilire regimi di vita differenti per chi si vaccina o meno. A ribadirlo, a suo parere, è l’art. 32 della Costituzione, dove viene messo al centro il dovere inderogabile di solidarietà.


Il green pass, in un certo senso, ha diviso il Paese in due parti. Chi ha ragione?


«Nel nostro ordinamento non esistono diritti che possono essere esercitati in modo assoluto. Tutti quanti i diritti del patto costituzionale convivono, cioè ognuno di noi si prende cura della vita dell’altro. Questa è la vita associata, altrimenti sarebbe altro. E’ banale affermare dove finisce la mia libertà, inizia la tua. Non esiste il mio diritto di libertà di cura. Non a caso la Costituzione all’art. 32 dice che esiste un dovere inderogabile di solidarietà. Non si discute, pertanto, la legittimità dei timori sui vaccini. Puoi averne paura, ma allo stesso tempo stiamo parlando di una forma di solidarietà. Dopodiché se il Governo decide di far uso del suo potere di iniziativa legislativa ben venga, altrimenti lo consiglia, stabilendo dei regimi di vita diversi per chi si vaccina o meno e ciò è perfettamente legittimo».


Non si poteva, però, rendere obbligatoria la somministrazione del vaccino?


«Certo, ma ci vuole una legge. C’è per altri vaccini, ma non per questo. Come tutti sappiamo i bambini piccoli si fanno l’esavalente, così come è obbligatorio l’antipolio. Non mi chieda perché non è stata fatta una normativa per questo siero. Sono le difficoltà della politica».


L’Italia, rispetto al resto d’Europa, come sta messa? E’ più indietro?


«A mio parere no! Abbiamo affrontato subito il problema rispetto all’Inghilterra, ad esempio, che ha scelto di fare una sola dose. Si è fatto presto, ma l’immunità poi non si è raggiunta così celermente. A mio avviso, quindi, la decisione della seconda dose, che compete al governo, si sta rivelando giusta. In un momento in cui la vita di tutti è cambiata, quando il numero di morti è talmente grande, dimenticarsi che l’obbligo di solidarietà prevale sull’estensione dei diritti è da stupidi. E’ stato fatto, allora, tutto abbastanza bene dall’Italia, pure se spesso si è agito per tentativi, ma questo è legittimo».


Come si fa a superare una sorta di cultura no vax, che sempre più diventa moda?


«Non la definirei cultura. Direi piuttosto che sono delle paure diffuse, che ci sono state in passato delle strumentalizzazioni e oggi quindi è molto difficile lottare contro la paura, che è irrazionalità. Bisogna, pertanto, mettere le persone di fronte alla situazione reale che deriva dalla mancata vaccinazione».


Ci sono individui, però, che realmente hanno problemi dopo la somministrazione della dose. Si tratta solo di una coincidenza, come afferma qualcuno?


«E’ possibile che accada, come con tutti i vaccini. Essendo stato presidente della terza sezione civile della Corte di Cassazione, mi ricordo bene delle cause di individui danneggiati da somministrazioni obbligatorie. Esiste una possibilità, considerando che si inoculano delle negatività. E’ chiaro che non ci mettono vitamine, ma dei patogeni. La sperimentazione ha condotto a identificare alcuni veicoli che favoriscono la reazione, così come è evidente che ci sono delle risposte, a dire la verità molto rare, negative. Può accadere. Fa parte del conto. E’ una scelta politica. E’ il governante a dire si fa così, anche se bisogna prendere a volte decisioni dure, difficili e talora impopolari. Queste attuali certamente le condivido, pur rispettando chi non la pensa come me».


A ristorante così come sui mezzi pubblici aumentano le donne e gli uomini che vorrebbero che vengano tolte le mascherine o che vengano consentiti alcuni tipi di eventi oggi sospesi. Cosa ne pensa?


«Ci vuole molta pazienza. Nel momento in cui dico che è legittimo stabilire delle differenze di trattamento nell’esercizio della socialità, il problema è stabilire la quantità e la qualità di queste ultime e ciò è storicamente difficile. Su tale aspetto deciderà solo la storia se abbiamo fatto bene o male. Sono convinto, però, che queste soluzioni sono legittime, tanto in astratto quanto nel concreto perché mi sembra che stiamo uscendo dalla pandemia».


Ritiene che il sacrificio sarà breve o richiederà tempi più lunghi?


«Bisogna avere la forza di capire che le limitazioni servono a salvare la socialità stessa. Dicendo io faccio quello che voglio perché ho il diritto di farlo, vuol dire produrre maggiori danni e più morti, di cui la maggior parte non hanno scelto di prendere il Covid. La responsabilità significa, pertanto, farsi carico anche della vita degli altri. Questa è la mia opinione, pur rispettando chi ha un pensiero differente dal mio».


Di Edoardo Sirignano

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