Grillo dà la linea sulle trivelle «insostenibili e pericolose» e Di Maio apre lo scontro nel governo

Grillo dà la linea sulle trivelle «insostenibili e pericolose» e Di Maio apre lo scontro nel governo


«Costose, pericolose, insostenibili». Beppe Grillo posta sul suo blog queste tre parole come titolo a un articolo sulle trivelle firmato dalla senatrice Patty L'Abbate, membro della commissione Territorio, ambiente e beni ambientali ed esperta di green economy.


Beppe Grillo

Una pagina web in cui affronta il tema dal punto di vista scientifico ed economico concludendo con un chiarissimo «No alla ricerca di petrolio sul nostro territorio. Andremo avanti in questa direzione, vista l'insostenibilità ambientale ed economica di queste tecnologie».


Un intervento, quello di Grillo, che evita di proposito qualsiasi invasione sul terreno della politica per evitare danni maggiori a quello che si sta rivelando un grave problema per i vertici del Movimento 5 Stelle e che, unito a quello sulla Tap, il gasdotto pugliese, potrebbe far calare l'ascia sul Movimento al momento del voto per le elezioni europee.


La sconfessione di Grillo arriva dopo i tre permessi rilasciati alla società americana Global Med dal ministero dello Sviluppo Economico di Di Maio e da quello all'Ambiente di Sergio Costa che danno il via libera alla ricerca di petrolio nel mar Ionio. Un atto dovuto, secondo i due responsabili dei dicasteri, dopo che la Valutazione d'Impatto Ambientale aveva dato esito favorevole, e negarla sarebbe stato un reato.


La senatrice 5 Stelle Patty L'Abbate

Nella polemica entra il governatore della Puglia Michele Emiliano, per il quale invece i ministeri non erano obbligati a concedere i permessi: «In sede di autotutela l'amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame della Via, ma il ministro non ha avuto il coraggio di decidere, lasciando il cerino in mano alla Regione Puglia». Cioè lui. A cui si aggiunge il verde Angelo Bonelli che dichiara di essere in possesso di un atto della Regione Puglia che ha dato invece parere negativo dal punto di vista ambientale per quelle opere. Infine il Wwf: l'associazione ambientalista chiede al governo una moratoria delle trivellazioni.


È una ribellione generalizzata: 7 consiglieri regionali pugliesi chiedono una seduta straordinaria a Taranto per discutere dei permessi; la senatrice di LeU Loredana de Petris chiede a Costa e Di Maio di venire a riferire in Parlamento; il sindaco di Napoli Luigi de Magistris lo chiama «uno dei tanti tradimenti del M5S» e i comitati NoTriv annunciano che, dopo la concessione dei permessi, non parteciperanno al tavolo col ministro Costa mentre la Federazione degli ordini dei medici chiede di cessare ricerca e estrazione di idrocarburi con metodi pericolosi per la salute e per l'ambiente.


La replica dei deputati 5 Stelle della commissione Ambiente è nel solco: il governo gialloverde non ha autorizzato nessuna trivellazione ma ereditato una situazione preesistente e si sta anzi muovendo per respingere tutte le richieste.


E qui nel governo si capisce che l'armonia manca: il viceministro allo Sviluppo Economico, il leghista Dario Galli, dice al Corsera: «Noi non siamo ambientalisti a prescindere, a differenza dei 5 Stelle: se c'è una cosa che offre un vantaggio economico significativo, ci si ragiona. Ma se per un vantaggio marginale si fanno danni ingenti all'ambiente, l'Italia non può permetterselo».


Il viceministro allo Sviluppo Economico Dario Galli

Problemi anche dalla base: l'accusa più comune, su trivellazioni e Tap, è quella postata al deputato calabrese Francesco Forciniti: «Vi siete venduti l'anima». Ma i parlamentari pugliesi replicano uniti: «È un bieco tentativo di screditare il Movimento, dimostreremo a chi ci attacca in modo sleale che il nostro sarà un vero stop alle trivelle».


Comunque siamo appena all'inizio, la battaglia si farà senza dubbio più dura visto che i soldi in gioco sono tanti. Assomineraria afferma che recenti studi dimostrano che l'Adriatico è pieno di gas ma la produzione in Italia è passata dai 21 miliardi di metri cubi l'anno del 2003 agli attuali 6 miliardi di metri cubi. E ora il gas lo si compra all'estero.



di Paolo dal Dosso

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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