I 5S litigano su Ischia ma ignorano i terremotati del Centro Italia

I 5S litigano su Ischia ma ignorano i terremotati del Centro Italia

Ci sono terremotati di serie A e terremotati di serie B. Per diventare una priorità bisogna essere politicamente utili, portare voti. Se i consensi sono pochi allora si subisce la retrocessione nell’agenda del governo. È quanto sta accadendo ai colpiti dal sisma di due anni fa in Centro Italia. Mentre i 5Stelle stanno litigando sul condono a Ischia, che sembra diventato davvero, un tema cruciale per la tenuta della maggioranza, si sono completamente dimenticati degli oltre tremila sfollati che ancora vivono in albergo, delle macerie accatastate attorno a quel che resta delle case sbriciolate dalle scosse. È proprio vero si terremoti non sono tutti uguali. Non ci riferiamo ai danni e alla estensione delle zone colpite ma agli interessi che gravitano attorno a questi eventi drammatici. Non è difficile dare una risposta sul perché per il condono a Ischia ci si accapiglia mentre per sanare alcune situazioni di lieve abuso si procede di rinvio in rinvio. È evidente che l’isola ha un ruolo strategico per il Movimento, come avamposto per il consolidamento dei consensi nel Sud Italia dove i grillini hanno fatto il pieno di voti. Il colpo di spugna sugli obbrobri edilizi s’ha da fare.

Diversa la situazione in Centro Italia dove la regolarizzazione riguarderebbe soprattutto quelle piccole difformità edilizie, quei peccati lievi, che si riscontrano spesso nelle realtà montane; in quei paesi con poche anime, dove al massimo si sposta un tramezzo per creare una stanza in più, o si apre un’altra finestra. Niente a che fare con mostri di edilizia urbana che massacrano l’ambiente. Per le zone terremotate distrutte dal sisma del 2016, il condono di queste situazioni servirebbe a sbloccare la ricostruzione. Non si tratterebbe di dare un salvacondotto alla speculazione del mattone. Gran parte dei progetti non vengono approvati e rimangono parcheggiati negli uffici per la ricostruzione, proprio perché prima bisogna sanare gli illeciti edilizi. E questo significa aprire un iter lungo. Così tanti progettisti nemmeno presentano i piani di ricostruzione e restano in attesa di capire quello che a Roma si decide. Il bilancio della disattenzione del governo sul tema, è pesante. Finora è stata ricostruita meno di una casa su dieci. Solo il 7% dei cantieri è stato chiuso. Eppure sono stati stanziati ben 250 milioni, 190 dei quali per la ricostruzione pubblica. Il rischio è lo spopolamento del territorio, la desertificazione imprenditoriale e l’azzeramento del turismo che ha sempre rappresentato una voce importante per questi Comuni. Ma la politica tace. Anche i più ciarlieri, come Giuliano Pazzaglini, che come sindaco di Visso era sempre pronto a bastonare e suonare le trombe della polemica, entrano in Parlamento con la Lega, si è fatto silente. Intanto il suolo continua a tremare e ci si dimentica che quell’area è ad alto rischio sismico. Finora, nell’arco di due anni, sono state registrate oltre 93mila scosse. Basterebbero solo questi pochi numeri per mettere la ricostruzione del centro Italia tra le priorità dell’agenda di governo. Ma come detto, contano i voti e lí sono pochi. È il destino di chi è “figlio di un dio minore”.


Di Laura Della Pasqua

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