Il Centro come necessità per il Paese


di Stefano Alessandrini


Intervista a Marco Taradash, leader storico del Partito Radicale Transnazionale, con una militanza nelle principali forze di orientamento liberale italiane (Lista Pannella, FI, +Europa). Taradash nel 2018 ha creato una associazione il cui nome è già un programma politico, Centromotore, sorta in reazione alla alleanza leghista/grillina, da lui definita disastrosa, in quanto espressione del sovranismo di Salvini congiunto al populismo di Grillo. E’ cortese, mi consente di dargli del “tu”.

Caro Marco, in questi lunghi anni, gli italiani hanno dato fiducia nelle urne, a chi urlava di più, sempre “contro”, cosa ne è venuto fuori?

Nulla di buono, come vediamo. La deriva populista grillina, gli atteggiamenti di Salvini, con le loro bordate contro l’euro, contro le istituzioni europee in gene- rale, hanno prodotto governi raffazzonati e disastrosi, con un tasso di riformi- smo pari a zero. Hanno promesso una fantomatica “rivoluzione” antiliberale e antiparlamentare che per fortuna non sono stati capaci di realizzare.

Ma vi è spazio politico per un nuovo assetto di Centro?

Innanzitutto, su questo è bene essere chiari, il Centro di cui parlo è cosa agli antipodi del centrismo, nel senso che tale accezione aveva veniva nella Prima Repubblica, e, con connotazioni in genere negative, nella Seconda. Il centro di allora stava ai fianchi di quella o questa maggioranza, cercando di far valere il proprio moderatismo ma al tempo stesso di raccogliere le “giuste” ricompense. Oggi questo non serve all’Italia. Serve invece una forza politica che si collochi nello spazio politico che lasciano aperto i due populismi e i due connessi con- servatorismi di destra e di sinistra. Un’area centrale che si richiamerà alle mi- gliori tradizioni liberaldemocratiche o liberalsocialiste ma che dovrà riuscire a mettersi al passo delle trasformazioni che tutti i migliori partiti di governo euro- pei hanno saputo compiere non da ieri ma almeno da un quarto di secolo. Un Centro motore appunto, che faccia da volano alle necessarie riforme strutturali che non si possono piu’ rimandare, a partire dall’economia di mercato, dal mondo del lavoro e produttivo, dallo stato di diritto, dalle istituzioni, dalla giu- stizia eccetera. Un lavoro complesso che abbiamo sempre rinviato ma che oggi, vincolati come fortunatamente siamo alla tempistica del Pnrr, non possia- mo più permetterci di rinviare.


Il sistema elettorale lo consentirà?

Non credo che la legge elettorale verrà modificata. Il Rosatellum inganna gli elettori, perché spinge ad alleanze artificiose e spesso farsesche i partiti che trovano comodo rimpiattarsi sotto la dicotomia di un tempo, centrodestra e centrosinistra, che oggi non rispecchia in nessun modo la realtà del conflitto politico. In questo senso sarebbe molto più onesta una legge proporzionale che almeno consentirebbe agli elettori di affidare ai partiti che scelgono la respon- sabilità di fare il miglior uso possibile della fiducia che gli offrono. Ma credo che non cambierà nulla e vedremo il finto scontro preelettorale che preluderà al pa- sticcio trasformista cui abbiamo assistito in questa legislatura. Il compito del

Centro riformatore sarà anche quello di smascherare l’inganno e di acquisire, senza alleanze fittizie, la forza per impedire che l’inganno si attui.

Ammesso che vi sia il cosiddetto “spazio vitale” per una affermazione del Nuovo Centro, e vista l’imminenza delle elezioni politiche del 2023, quali sono le gambe sulle quali si dovrebbe appoggiare?

Penso che una grande parte degli elettori abbia ormai la convinzione che senza Mario Draghi l’Italia non avrà molte chance di recuperare il tempo perduto. Mi auguro che anche alcuni fra i partiti che ancora oggi puntano alla replica del duello fra destra e sinistra, apparentemente cruento ma combattuto con spade di gomma, se ne convincano prima delle elezioni. In ogni caso saremo noi a ri- cordarlo agli elettori, senza dare ascolto alle sirene preelettorali del centrode- stra o del centrosinistra.

Ma intendi dire che Draghi dovrebbe mettersi a capo di un nuovo mo- vimento o partito?

No, Draghi non è un politico in questi termini, non gli si può chiedere qualcosa che non è nelle sue corde. Oggi le forze che apertamente vogliono la continuità della leadership governativa di Draghi sono +Europa e Azione di Calenda, ma non escludo che di qui alla primavera del 2023 questa posizione non si rafforzi. Fra l’altro non vedo perché Italia Viva non partecipi da subito a questo proget- to: Renzi dice che scioglierà a gennaio la sua riserva, ma potrebbe essere già tardi, perché noi dobbiamo conquistarci la fiducia degli elettori anche sottopo- nendo quanto prima al giudizio dell’opinione pubblica alcuni punti di program- ma ben definiti.

E Forza Italia?

Forza Italia, anch’essa, se ancora si riconosce in una impostazione teorica libe- raldemocratica, dovrà decidere fra un governo Meloni e uno Draghi, fra la com- ponente più estrema della destra e chi, come Draghi, è certamente espressione della migliore cultura “moderata”, per usare il linguaggio di Berlusconi, e libe- rale, ed ha anche la capacità politica non solo per agganciare ma anche per guidare le trasformazioni dell’Unione Europea.

E’ stato sempre molto critico con l’esperienza del Movimento 5 stelle, fin dagli albori, ora con questa clamorosa rottura provocata da Di Maio cosa potrà accadere, l’attuale ministro degli Esteri, può essere ascrit- to all’area liberale?

Di Maio, come ministro degli Esteri, ha fatto con Draghi un buon lavoro, ma re- sta un enigma. È difficile credere nell’ affidabilità di un leader politico che rove- scia di punto in bianco tutte le sue convinzioni senza spiegare attraverso quale percorso intellettuale sia giunto a ribaltarle. Al momento dà l’impressione di una figura politica che si adegua al leader di turno, Conte o Draghi che sia.

Perché gli italiani, in questi anni, hanno abbandonato una proverbiale “prudenza” politica, delegando rappresentanza a movimenti non mo- derati, giustizialisti etc?

Perché non hanno avuto una adeguata offerta politica alternativa, e questo è il compito del Centro riformatore di cui stiamo parlando.

Marco, faccio il tifo, non da oggi, per un tuo ritorno in Parlamento, persone come te, con la tua lucidità di pensiero, e fatto un paragone con ciò che ha passato il convento, in questi anni, non dovrebbero es- serne fuori, nel caso ti venga offerta la possibilità , tornerai in pista?

Ti ringrazio. L’importante è che si apra la pista, poi vedremo.





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