Il coordinatore di Fi per l'Abruzzo Pagano: «Le divisioni avvantaggiano gli avversari»

Aggiornato il: 16 ago 2018



Quella che si andava profilando come una rottura a livello locale che avrebbe potuto comportare grosse rilevanze anche a livello nazionale sembra essere stato soltanto un passaggio a vuoto. Nessuna "guerra" in atto tra Lega e Forza Italia, né in Abruzzo né sul piano politico italiano. In un'intervista rilasciata a Il Centro il coordinatore regionale del Carroccio, Giuseppe Bellachioma, fa retromarcia, seppure smentisca parlando di «fedeltà al partito» in seguito alle dichiarazioni del Sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che indicava in Matteo Salvini l'unico a poter avere l'ultima parola in merito allo schieramento del partito nelle prossime elezioni regionali. Una crisi soltanto sfiorata, dunque, uno strappo accennato su cui è stata sapientemente cucita una toppa che potrebbe essere lo spunto per una riconciliazione anche su scala nazionale. Abbiamo contattato il coordinatore regionale di Forza Italia per l'Abruzzo, Nazario Pagano, chiedendogli un parere in merito a questa vicenda che potrebbe cambiare gli equilibri nel rapporto un po' singhiozzante tra le due forze indiscusse del centrodestra italiano.


Onorevole Pagano, come giudica la decisione di tornare sui propri passi da parte del suo omologo leghista Giuseppe Bellachioma?


«Chi fa politica da tanto tempo è consapevole che ci possano essere scontri d'opinione o diversità di veduta, soprattutto quando bisogna costruire una coalizione e quando una delle due forze coinvolte (la Lega, ndr) non era sino a poco tempo fa fortemente presente sul territorio dell'Abruzzo e più in generale del centro sud e si ritrova ad avere consensi inimmaginabili sino a qualche mese fa. È chiaro che ci sia la necessità di un confronto»


È previsto un incontro tra lei e Bellachioma per stilare un programma comune e appianare i contrasti che possono essere sorti?


«Accolgo finalmente con soddisfazione l'apertura da parte del mio collega della Lega e lo contatterò al più presto per un confronto verbale e se accetterà il mio invito ci confronteremo non soltanto in merito al candidato da proporre ma anche e soprattutto sui rapporti tra noi, sui punti programmatici da cui scaturisca una visione a favore dell'Abruzzo. Bisogna ricordare che quando si fa politica non la si fa per una spartizione o una gestione del potere ma per un esercizio della cosa pubblica che vada ad esclusivo vantaggio dei cittadini»


Dal suo punto di vista il dietrofront di Bellachioma è figlio del buonsenso o c'è lo zampino di una mano dall'alto?


«A questo credo che possa rispondere solo lui. Di sicuro dalle risposte che ha dato emerge una "obbedienza" di garibaldina memoria che mi fa pensare che abbia dovuto tenere in considerazione il parere dei vertici del suo partito. Non mi soffermerei comunque molto su questo, l'importante è che questa fase sia stata sorpassata, perché quando c'è buonsenso in politica tutto diventa risolvibile»


Una divisione che tra l'altro avrebbe finito col danneggiare entrambi, magari a discapito di qualche altra forza in corsa?


«Di sicuro le divisioni avvantaggiano gli avversari politici, in particolare in Abruzzo il Movimento 5 Stelle che ha avuto risultati lusinghieri alle ultime elezioni politiche del 4 marzo. Questa consapevolezza deve essere uno stimolo ulteriore per unire e valorizzare le differenze che possono esserci tra Lega e Forza Italia, differenze inevitabili, altrimenti saremmo tutti iscritti ad un unico grande partito. Dobbiamo trovare una maniera di conciliarci e costruire insieme un programma che possa rispondere alle esigenze future dell'Abruzzo, che dopo l'esperienza di governo D'Alfonso non solo non ha risolto molti problemi già in essere, ma li ha visti inasprirsi a causa dell'immobilismo di cui è rimasto vittima»


Quanto accaduto oggi a Genova può considerarsi uno specchio su quanto abbia bisogno il Paese di nuove infrastrutture e opere di ammodernamento alla luce dei diversi problemi che affliggono le nostre regioni?


«Premettendo che non è certo questo il momento per le polemiche, ma quello della solidarietà e del rispetto del dolore delle famiglie delle vittime, questa è una tragedia immane che riporta dolorosamente agli occhi di tutti la necessità di riaprire il tema delle grandi opere. Questo ponte è stato costruito nel 1967, è quindi molto antico, occorre dunque valutare l'ipotesi di alternative diverse da quelle utilizzate in passato e stare al passo con le nuove tecnologie e tecniche di costruzione, specie per quelle infrastrutture legate alla viabilità. Ripeto comunque che è presto per parlarne, ora bisogna solo pregare per le vittime di questo disastro, consapevoli che questo è un dramma che mai avrebbe dovuto toccare il nostro Paese. Morire così è davvero orribile oltre che inaccettabile»



di Alessandro Leproux

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