Il corriere e le sue “imprese” (la rubrica di Michele Lo Foco)


L’aspetto più interessante dell’articolo pubblicato ieri nell’allegato al Corriere dal titolo “Imprese” e dedicato anche a Cinecittà, con la solita fotografia di Maccanico a braccia conserte, è che essendo scritto su un fondo scuro non si legge quasi nulla.

E’ una fortuna, perché apprendere, per l’ennesima volta, che arriveranno molti soldi ad una struttura massacrata da Abete, vetusta nelle sue capacità, piena di personale, fa male al cuore e allo spettacolo in generale.

Maccanico, che torno a dire a cinque anni è stato nominato amministratore delegato dell’asilo nido, ripete per l’appunto “meccanicamente” che grazie al suo arrivo gli studi sono tutti affittati e con i nuovi soldi verranno costruiti altri capannoni ed aggiustati quelli vecchi.

In poche parole appena ha potuto, ha affittato un pezzo di Cinecittà al suo ex datore di lavoro, che guarda caso è il capo di un’azienda straniera che pascola nel nostro territorio come fosse suo, brucando ogni filo d’erba riesca ad individuare.

E per dare spazio agli stranieri, Cinecittà si appresta a sfrattare tutte le strutture italiane che non hanno un valore politico, quelle medie/piccole aziende che dovrebbero essere il nostro vanto e il nostro futuro e che invece danno solo fastidio ai grandi.

Cinecittà si avvia, questo è il senso del discorso di Maccanico, ad ospitare, ad accogliere, come fosse un grande albergo, quelli che possono pagare, non accorgendosi che questo mirabile disegno è il contrario di quanto le attuali tendenze insegnano, e che se qualcuno viene in Italia a svernare lo fa solo perché ci sono incentivi ministeriali tali da solleticare gli appetiti, ed appena termineranno, perché questo è inevitabile, i teatri di posa serviranno a ben poco.

La mammella di Cinecittà nel breve sarà gonfia di soldi, e Bettini potrà “maccanicamente”, dare il meglio di sé.

Ma l’allegato al Corriere non si fa notare solo per il superficiale articolo su Cinecittà: primeggia l’esaltazione della famiglia Benetton, con il cambio di gestione e la modifica dell’indirizzo industriale.

Nessuna parola sulle enormi disgrazie causate da una gestione miope e bulimica di Autostrade, ormai passata nel dimenticatoio sociale, e nessun commento sul nuovo assetto strategico, che è quello tipico di tutti coloro che hanno soprattutto soldi e cioè l’intervento in situazioni interessanti a mò di avvoltoio.

In Italia siamo pieni di avvoltoi, soprattutto stranieri, ed anche di carcasse industriali o di operatori agonizzanti: meno male che arrivano i Benetton, che dalle liquidazioni, dai fondi, dalle transazioni hanno ricevuto un fiume di denaro che da qualche parte deve pure andare.

Se uno comincia con le magliette e poi si compra mezza Italia, non è certamente privo di fantasia!

Di Michele Lo Foco.

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