Il decreto sicurezza mette allo scoperto i dissidenti a 5 Stelle, ma il governo non rischia

Il decreto sicurezza mette allo scoperto i dissidenti a 5 Stelle, ma il governo non rischia


Via libera dal Senato al decreto sicurezza, immigrazione e prescrizione: 163 sì, 59 no. Con l'immancabile strascico di polemiche e proteste, come quella nella foto inscenata dal Pd nella sala stampa di palazzo Madama.

Nonostante le fosche previsioni di qualche commentatore il patto di governo sembra reggere, anche se tutta la parte sulla prescrizione debba ancora essere affrontata. Ma è lo stesso leader leghista Matteo Salvini a rassicurare: «Il governo non è assolutamente a rischio, manterrà uno per uno tutto gli impegni presi con gli Italiani, punto. Con buon senso e umiltà, si risolve tutto». Anche se Luigi Di Maio insiste: «La prescrizione è una nostra battaglia fondamentale di giustizia», dice. Conciliante la replica di Salvini: «Tra persone di buon senso troviamo un accordo. Tutti vogliono i corrotti in galera e tempi certi dei processi. È interesse di tutti». L'ultimora però parla di rapporti tesi tra i due vicepremier, con il vertice programmato per stasera in bilico come dimostrano le parole scherzose del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Stasera? C'è la Champions e io sono tifoso della Roma».

Si apre invece l'istruttoria sui senatori dissidenti, che prendendo la parola si dicono in profondo disaccordo coi contenuti del decreto, che considerano all'opposto delle politiche a 5 Stelle e fuori dal contratto. Al momento del voto poi i cinque hanno lasciato l'aula. Commenta la loro condotta il capogruppo 5 Stelle Stefano Patuanelli: «Ho segnalato ai probiviri il comportamento tenuto in aula dai senatori Gregorio De Falco, Paola Nugnes, Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura. I probiviri hanno avviato un'istruttoria nei loro confronti». E non poteva essere diversamente visto che si stava votando la fiducia al loro stesso governo. Se i loro voti in qualche modo fossero stati decisivi avrebbero causato la caduta dell'esecutivo; logico quindi che Patuanelli lo bolli come un «comportamento particolarmente grave».

Di essere stato deferito ai probiviri De Falco dice di apprenderlo dalla stampa. «Non ho fatto niente di male, per cosa dovrei essere condannato? ». Gregorio de Falco replica così alle accuse di Patuanelli. L'ufficiale della Guardia Costiera, noto per le sue parole al comandante della Costa Concordia Francesco Schettino in pieno naufragio («vada a bordo, cazzo»), insiste: «Per me permane il rapporto fiduciario del 6 giugno; però quel provvedimento non va bene, non è in grado dare sicurezza al Paese». Comunque De Falco si dice tranquillo riguardo all'istruttoria interna: «Dovrei temere qualcosa se avessi fatto qualcosa di male. Continuo a sostenere questo governo, ovviamente, ma questo provvedimento credo che porterà danno perché viola i dettami costituzionali e non ottiene gli effetti che vorrebbe raggiungere, di portare più sicurezza. Nel contratto di governo non era scritto questo».

Alle votazioni non partecipa Forza Italia mentre Fratelli d'Italia, che aveva promesso i suoi voti, poi si astiene, con l'eccezione del presidente Ignazio La Russa che al momento del voto esce dall'aula. Il Pd sceglie la protesta coi cartelli, e la critica del capogruppo Andrea Marcucci è forte: «Questo provvedimento è una presa in giro per tutta la comunità nazionale, parlano di sicurezza, creano insicurezza e daranno spazio a centinaia di migliaia di immigrati clandestini nel nostro Paese. Questo è un decreto contro l'Italia, contro gli italiani e contro la sicurezza». Il decreto ora va alla Camera dei Deputati, è già calendarizzato per il 22 novembre.


di Paolo dal Dosso

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