Il deputato Jabir: «Voglio più Italia alle Maldive, investite da noi, c'è lavoro e si vive bene»

Il deputato Jabir: «Voglio più Italia alle Maldive, investite da noi, c'è lavoro e si vive bene»



«Made in Italy, know how, tecnologie, lavoro, intelligence e formazione. Sto lavorando per avere più Italia alle Maldive». Parla in esclusiva con Spraynews il deputato maldiviano Abdulla Jabir, leader del Dhivehi Rayyithunge Party (DRP), deputato al Parlamento delle Maldive, imprenditore del settore turistico da oltre vent'anni e grande amante dell'Italia. Ieri Jabir è arrivato a Roma insieme con una delegazione per incontrare alcuni nostri parlamentari e gettare le basi per una partnership tra il governo italiano e quello maldiviano, principalmente sul tema del turismo. Ma non solo. «Voglio esportare alle Maldive le competenze italiane in molti settori. Abbiamo tanti posti di lavoro che io spero possano essere occupati dagli italiani».


Onorevole Abdulla Jabir, si percepisce chiaramente che lei è molto legato all'Italia. Come nasce questo grande amore per il nostro Paese?


«Amo tanto l'Italia e gli italiani, un popolo che stimo e ho imparato a conoscere grazie al mio lavoro, di oltre vent'anni, come imprenditore del settore del turismo. Sono proprietario di diverse strutture alberghiere alle Maldive e quindi ho avuto a che fare con i professionisti italiani fin dai primi anni della mia attività. All'inizio vendevo souvenir per i turisti, poi ho comprato una barca e organizzavo crociere, da lì ho acquistato un villaggio turistico dai giapponesi, poi dagli italiani, poi dai maldiviani. Oggi compro e vendo villaggi. Mi ha sempre affascinato lo stile e l'eleganza degli italiani e, adesso che sono in Parlamento, voglio puntare a esaltare la bellezza delle Maldive, grazie alle vostre competenze».


Lei è leader di un partito che si basa su principi liberali. Qual è il clima politico alle Maldive?


«Abbiamo un nuovo governo, presieduto da Ibrahim Mohamed Solih, e finalmente c'è democrazia. Il governo precedente aveva perseguitato gli oppositori, non aveva fatto il bene del Paese. Le nuove elezioni hanno cambiato del tutto la situazione: c'è un nuovo Parlamento e io sono entrato come deputato in questa XIX legislatura. Siamo all'opposizione ma il governo è molto stabile, siamo tutti uniti, è cambiata l'aria e possiamo lavorare».


Su che linee? Quali sono i punti forti del suo programma condivisi dal governo?


«Democrazia, lotta alla radicalizzazione, sviluppo, turismo, pesca, energia pulita e ambiente. Ad esempio, stiamo ponendo delle limitazioni all'utilizzo della plastica, per salvaguardare il mare e le spiagge. Stiamo facendo una regolamentazione per vietare l'ingresso di plastica nel Paese e dunque tutte le bevande dovranno essere importate nel vetro. Per le Maldive l'ambiente è molto importante, abbiamo tante isole da tutelare e tanto spazio da sviluppare».

Ovviamente il tema dell'ambiente è molto forte, visto che avete dei luoghi incontaminati da tutelare, che sono poi le perle per il turismo, che è sicuramente la vostra eccellenza, giusto?


«Esattamente. Pensi che solo dall'Italia abbiamo 72mila turisti. Voglio chiedere a tour operator, agenzie e a tutti coloro i quali hanno nuove tecnologie di venire alle Maldive, di investire, di realizzare strutture e progetti sugli standard italiani. Siamo interessati anche al know how sui rifiuti, perché attualmente alla Maldive la spazzatura viene ancora bruciata. Ci interessa apprendere i processi per il trattamento e lo smaltimento pulito dei rifiuti, per convertire quello che si brucia in energia pulita. Nelle isole vivono 500mila persone e dobbiamo dare risposte innovative ai nostri cittadini, con città e villaggi tecnologici, con nuovi sviluppi ai quali preferirei che partecipassero gli italiani, perché hanno lo stile elegante che vorrei per il mio popolo. Il precedente governo ha lavorato molto con i cinesi, ma questo governo preferisce lavorare con gli italiani».


Per quale motivo?


«Perché gli italiani sono stati i primi a prediligere il turismo delle Maldive quarant'anni fa, chiedendo più voli charter, più organizzazione. Purtroppo fino a dieci anni fa c'era una situazione politica per nulla positiva: alle Maldive c'era la dittatura, quindi non si potevano fare grandi cose. Oggi con il clima democratico, un Parlamento indipendente, è il momento giusto per puntare sulla qualità. Per noi la democrazia è un valore. Vogliamo zero corruzione e non avere problemi con i fanatici islamici»

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Anche lì è percepita la paura per il terrorismo?


«No, ma c'è qualche integralista che vorrebbe entrare nel Paese e allora, un mese fa, abbiamo fatto una legge antiterrorismo che permette al presidente di dare l'ordine di intervenire immediatamente per bloccare qualsiasi minaccia legata alla radicalizzazione. Noi vogliamo bloccare il fenomeno sul nascere, perché dopo quello che è successo in Sri Lanka vogliamo essere sicuri al cento per cento. Per questo abbiamo aumentato il livello di sicurezza».


Come?


«Attraverso un lavoro di intelligence con gli l'India, la Nato, l'Unione Europea e gli Stati Uniti. Ora sono molto contento per la situazione delle Maldive, perché abbiamo mezzo milione di turisti che arrivano dall'Europa e che possono passare una vacanza felici e in sicurezza. Ovviamente puntiamo a incrementarli».

Su cosa puntate per attrarre i visitatori?


«Negli ultimi quarant'anni il turismo maldiviano è cambiato molto. Prima avevamo solo i villaggi, i club dei tour operator più famosi, ma adesso vogliamo avviare progetti di nuovi villaggi fatti da italiani. Quindi infrastrutture sul vostro stile, con le competenze e il gusto italiano, la cucina e i prodotti del made in Italy. E poi vogliamo avviare una partnership con l'Italia sulle tratte aeree. In molti pensano che le Maldive costino tanto, ma non è vero. Non è il costo della vita alla Maldive a far lievitare il prezzo di un soggiorno, ma è il costo dei trasporti. Costa molto il biglietto aereo, arrivarci, non soggiornarvi. Mentre sul soggiorno ognuno può scegliere la soluzione ideale alle proprie tasche, per i voli no, sono solo quelli i collegamenti».


E oggi la sua delegazione chiederà questo ai nostri rappresentanti in Parlamento?


«Sì, capiremo se ci sono le basi per avviare progetti condivisi che si basino sull'attivazione di una tratta specifica per le Maldive, su nuove idee per l'ambiente, su investimenti in campo tecnologico e strutturale. Se troveremo una visione comune, poi il nostro primo ministro verrà in veste ufficiale a incontrare il suo omologo e potremo siglare degli accordi. Ovviamente questo è un discorso istituzionale, ma noi siamo aperti anche ai privati italiani che portino progetti importanti per valorizzare le nostre isole».


Cosa offrirebbero le Maldive a un imprenditore italiano che vuole investire nel vostro Paese?


«Un imprenditore che oggi non sa dove investire a causa della crisi economica può venire da noi, perché il governo è stabile, c'è moltissimo da fare e un'abbondanza di posti di lavoro, che vanno dalla ristorazione alla pesca, fino a progetti di più ampio respiro in campo tecnologico. Inoltre le banche europee finalmente finanziano i progetti per le Maldive. L'Europa ci ha dato una mano per creare le basi della democrazia e adesso ce la dà per lo sviluppo. Per noi è molto importante raggiungere gli standard qualitativi che ci siamo prefissati e sicuramente, in questo, gli italiani sono dei maestri. Io voglio promuovere l'Italia, il made in Italy, i vostri prodotti di qualità, il vostro know how, la vostra tecnologia. E poi vorrei che veniste a formare il nostro personale».


In che campi?


«Primo tra tutti quello del turismo. Vorrei che veniste a insegnare i segreti della cucina italiana, addestrando i nostri giovani in una scuola alberghiera. Poi il bellissimo stile dei club italiani. E i giovani che vogliono andare via dall'Italia possono trovare moltissimi lavori da noi».


Ad esempio?


«Di tutto. Ci servono ingegneri per creare nuovi villaggi, dirigenti in uffici e amministrazione, esperti di agricoltura o pesca. Poi maestri di italiano, perché vogliamo insegnare la vostra lingua nelle scuole; medici e ovviamente tutte le mansioni che riguardano il turismo e la ristorazione. Sul turismo noi puntiamo a servizi di massimo livello, con personale particolarmente formato e qualificato non solo a svolgere i propri compiti, ma anche a usare i modi più accoglienti verso i nostri ospiti. Stiamo investendo molto. Alle Maldive si sta bene, non c'è criminalità e si vive in modo tranquillo. Noi possiamo fare molto per l'Italia e gli italiani possono fare molto per le Maldive. Io stesso ora ho quattro-cinque progetti insieme, per un valore di 200 milioni di euro, e per me è importante trovare la tecnologia che costi poco e permetta di realizzarli con stile, come il diesel senza petrolio, energia solare o la funivia. Per queste cose ho proprio bisogno degli italiani».


Ci tiene molto al nostro Paese...


«Sì. Perché quando la banca mondiale, quarant'anni fa, diceva che non era possibile fare turismo alle Maldive, gli italiani hanno creduto in noi e fondato il nostro turismo. Ora che sono in Parlamento voglio proporre una legge che permetta agli italiani di prendere la residenza e poter comprare un appartamento con tassi agevolati alle Maldive. Al momento uno straniero non può comprare una casa nel nostro Paese, è vietato. Sono sicuro che il Parlamento accetterà la mia proposta e questa legge sarà pronta in massimo cinque mesi. A quel punto chiunque potrà venire a vivere da noi. Le Maldive non sono costose, bisogna solo scegliere bene».


Di Rita Cavallaro

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