Il discorso integrale di Conte

Signora Presidente, Onorevoli Senatrici e Onorevoli Senatori,


desidero innanzi tutto rivolgere un saluto al Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale e che ha accompagnato le prime - non facili - fasi di formazione di questo Governo.

Entrando per la prima volta in quest’aula e nel parlarVi oggi, avverto pesante la responsabilità per ciò che questo luogo rappresenta. Esso conserva la memoria di molti e significativi passaggi della nostra istituzionale.

Ma la maniera migliore che abbiamo, oggi, di onorare questa nobile tradizione è offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La crescente disaffezione verso le istituzioni, la progressiva perdita di prestigio di chi ha l’onore di ricoprire cariche al loro interno devono spingere tutti noi ad un supplemento di responsabilità che passa necessariamente attraverso una maggiore apertura nei confronti delle istanze reali che vengono da chi vive fuori da questi palazzi.

Il ruolo e l’autorevolezza di Governo e Parlamento non possono basarsi esclusivamente sugli altissimi compiti che ad essi assegna la nostra Carta fondamentale, ma vanno conquistati giorno dopo giorno, operando con “disciplina e onore”, mettendo da parte le convenienze personali e dimostrando di meritare tali gravose responsabilità.

Il contratto.

Con questo spirito e questa consapevolezza, oggi ci presentiamo a Voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo, ma anche di un progetto per il cambiamento dell’Italia. Un progetto che è stato formalizzato sotto forma di contratto dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare, composto a partire dai programmi elettorali presentati alle elezioni e votati dalla maggioranza degli italiani, nonché ulteriormente legittimato dalle votazioni a cui le due forze politiche hanno chiamato i rispettivi iscritti e sostenitori.

Il programma di governo, i cui contenuti anche chi Vi parla ha condiviso – pur in via discreta – sin dalla fase della sua elaborazione, è quindi forte di una duplice legittimazione, formale e sostanziale.

Gli obiettivi che la nostra squadra di governo si ripromette di raggiungere sono affidati alla pagina scritta, perché le forze politiche che compongono la maggioranza li hanno dichiarati in modo trasparente, vincolandosi ad adottare tutte le iniziative e le misure necessarie a perseguirli. Solo una volta messi a punto i contenuti del contratto, entrambe le forze politiche, in seguito alle vicissitudini che ben conosciamo, hanno deciso, di comune accordo, di proporre al capo dello Stato il mio nome per assumere la guida del Governo.

Sono grato a chi, rinunciando a legittime ambizioni personali, ha saputo porre davanti a tutto l’interesse generale, per un progetto che supera le persone chiamate a portarlo avanti, e che mi fa avvertire, ancora più intensamente, la responsabilità che mi sono assunto, ben consapevole delle prerogative che l’art. 95 della Costituzione assegna al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Come è noto, non ho pregresse esperienze politiche. Sono un cittadino che, in virtù dell’esperienza di studio e professionale maturata, si è dichiarato disponibile, nel corso della campagna elettorale, ad assumere eventuali responsabilità di governo con una delle due forze politiche e, successivamente, ad accettare l’incarico di formare e dirigere il Governo, rendendosi anche garante dell’attuazione del “Contratto per il Governo del cambiamento”.

Assumo questo compito con umiltà, ma anche con determinazione; con la consapevolezza dei miei limiti, ma anche con la passione e con l’abnegazione di chi comprende il peso delle altissime responsabilità che gli sono affidate. Non sono mosso da null’altro che da spirito di servizio. Sono profondamente onorato di poter offrire il mio impegno e le mie competenze per difendere gli interessi dei cittadini di questo meraviglioso Paese. Come già ho avuto modo di anticipare, mi propongo a Voi e - attraverso Voi - ai cittadini, come l’avvocato che tutelerà gli interessi del popolo italiano.

Il cambiamento.

Qualcuno ha considerato queste novità in termini di netta cesura con le prassi istituzionali che sin qui hanno accompagnato la storia repubblicana, quasi un attentato alle convenzioni non scritte che hanno caratterizzato l’ordinario percorso istituzionale del nostro Paese.

Tutto vero. Dirò di più. Non credo si tratti di una semplice novità. La verità è che abbiamo apportato un cambiamento radicale del quale siamo orgogliosi: rispetto a prassi che prevedevano valutazioni scambiate nel chiuso di conciliaboli tra leader politici, perlopiù incentrate sulla ripartizione di ruoli personali e ben poco sui contenuti del programma, noi inauguriamo una stagione nuova, non nascondendo le difficoltà e le rinunce reciproche, nel segno della trasparenza e della chiarezza nei confronti degli elettori.

Presentarsi oggi nel segno del cambiamento non è, quindi, un’espressione retorica o propagandistica, ma una scelta fondata sulla necessità di aprirsi al vento nuovo che soffia da tempo nel Paese e che ha prodotto, all’esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, una geografia del consenso politico completamente inedita.

Vecchie e nuove categorie politiche.

Non esistono più forze politiche che esprimono, come un tempo, complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione - vale a dire - in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili.

Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione secondo le categorie politiche più tradizionali.

Il contratto posto a fondamento del nostro governo è stato giudicato, a seconda dei punti di vista, di destra o di sinistra.

Rispettiamo chi ha voluto svolgere tali analisi, ma non possiamo che segnalarne l’insufficienza, l’incapacità di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese. Personalmente ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all’intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.

Vero è che noi vogliamo rivendicare, per l’azione di governo, nuovi criteri di valutazione: pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese, politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che invece compromettono questi obiettivi.

Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere “populiste” e “anti-sistema”. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente.

Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente – prendo spunto da riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin –, se “anti-sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni.

Ma a voler leggere con attenzione il contratto di governo, emerge come questa attenzione ai bisogni dei cittadini sia condotta nel segno alto della Politica, con la - P – maiuscola, con l’obiettivo di dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione.

Nel contratto, accanto a misure più immediate, sono presenti anche più profonde riforme di carattere strutturale.

Se vogliamo restituire all’azione di governo un più ampio orizzonte di senso, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva di medio-lungo periodo. Diversamente la politica perde di vista il “principio-responsabilità”, che impone di agire - come il filosofo Jonas invitava a considerare - non solo guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma progettando anche la società che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Cambiamento nel metodo.

Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma soprattutto nel metodo e nei contenuti.

Dal punto di vista metodologico, la nostra iniziativa si articolerà su tre fronti.

L’ascolto. Perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini. In questo, ovviamente ci aiuteranno anche il Parlamento e i nuovi strumenti di democrazia diretta che il contratto si propone di introdurre.

L’esecuzione. Vogliamo essere pragmatici. Se una norma, un ente o un istituto non funziona è giusto abolirlo, se funziona è giusto potenziarlo, se manca è giusto crearlo.

Il controllo. I provvedimenti che adotteremo hanno degli obiettivi che devono essere raggiunti: saremo i primi a monitorare con severità e rigore la loro efficacia, intervenendo immediatamente con le necessarie correzioni.

Ascolto, esecuzione, controllo. Saranno questi i tre pilastri dell’azione di governo, nel segno della piena trasparenza.

Cambiamento nei contenuti.

Il cambiamento, come appena anticipato, sarà anche nei contenuti. Cambia ad esempio il fatto che la prima preoccupazione del Governo saranno i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. E’ ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, che hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati, che hanno diritto a una pensione dignitosa, che hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque. C’è di nuovo che il debito pubblico lo vogliamo ridurre, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni, hanno contribuito a farlo lievitare.

Il cambiamento è in una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la class action, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa. Cambia che metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà. Cambia che combatteremo la corruzione con metodi innovativi come il “daspo” ai corrotti e con l’introduzione dell’agente sotto copertura. Cambia che vogliamo un Paese a misura dei cittadini diversamente abili - e sono alcuni milioni - che troppo spesso si ritrovano abbandonati a se stessi e alle loro famiglie. Cambia che vogliamo rescindere il legame tra politica e sanità, per rendere quest’ultima finalmente efficiente su tutto il territorio nazionale. Cambia che aumenteremo fondi, mezzi e dotazioni per garantire la sicurezza in ogni città. Cambia che presteremo adeguata attenzione alle famiglie, specialmente quelle in difficoltà. Ho richiamato solo alcune parti del contratto, ma se anche realizzassimo solo le innovazioni che ho appena enunciato, i cittadini percepirebbero immediatamente che il vento nuovo non ha soffiato invano.

Percepirebbero che il vento del cambiamento sta soffiando dappertutto: nelle grandi città e nei piccoli comuni. Percepirebbero che la loro qualità della vita è migliorata e si sentirebbero anche più uniti e orgogliosi di vivere in questo nostro bellissimo Paese. Questo è in definitiva il nostro obiettivo.

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Su alcuni specifici temi.

Non mi soffermerò in dettaglio a illustrare tutti i singoli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di quest’azione di governo e che sono indicati nel contratto.

Di seguito, tuttavia, riassumerò alcune indicazioni su alcuni temi più rilevanti e anticiperò anche in quale direzione si esplicherà il mio personale e più specifico contributo.

Lavoro.

In questo tempo di crisi e difficoltà ci impegniamo a dare sostanza alla previsione contenuta nel primo articolo della nostra Costituzione, che fonda la Repubblica sul lavoro. Vogliamo costruire un nuovo patto sociale trasparente ed equo, fondato sulla solidarietà ma anche sull’impegno, consapevoli che solo con la partecipazione di tutti allo sviluppo del Paese potremo garantire un futuro di prosperità anche ai nostri figli.

Vogliamo dare voce ai tanti giovani che non trovano lavoro: a quelli che sono costretti a trasferirsi all’estero e a quelli che rimangono qui inattivi, che si rinchiudono in se stessi e si avviliscono.

In un caso come nell’altro finiamo per dissipare preziose risorse del nostro Paese.

Vogliamo dare voce alle tante donne, spesso più istruite e tenaci degli uomini, e che sul posto di lavoro sono ancora inaccettabilmente discriminate e meno pagate, e che si sentono sole quando decidono di mettere al mondo un bambino.

La diffusione di nuove tecnologie e dell’economia della condivisione crea nuove opportunità imprenditoriali e rende disponibili servizi innovativi per i cittadini, ma apre anche a rischi di marginalizzazione e a nuove forme di sfruttamento: dobbiamo farci carico di tali trasformazioni, non per combattere uno sviluppo per molti versi irreversibile, ma per assicurare in ogni caso il rispetto dei diritti essenziali dei lavoratori e per garantire che il lavoro sia sempre strumento di realizzazione personale e umana.

Ambiente.

L’azione di governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza idro-geologica del nostro territorio, sullo sviluppo dell’economia circolare.

Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi, peraltro già in atto, di “decarbonizzazione” del nostro sistema produttivo.

Non vogliamo assistere passivamente all’evolversi della realtà che ci circonda, magari assecondando gli interessi particolari di singoli attori economici, ma ci impegniamo a governare questi processi aperti all’innovazione tecnologica, nel segno dello sviluppo al servizio dell’uomo. Vogliamo rivendicare, anche in questo campo, il ruolo “alto” della politica, che sia capace di orientare e governare i cambiamenti della realtà sociale, eco