Il leghista Boni: "Minacciato di morte per raccogliere le firme per un referendum"


Alessandro Boni, consigliere comunale della Lega Nord di Castelnuovo Rangone, minacciato di morte per aver realizzato un gazebo a sostegno dei referendum sulla giustizia.


Cosa è successo questa mattina sotto il gazebo della Lega di Castelnuovo Rangone?


«Mi è stato detto fascista, t…, una serie di parolacce, ti do fuoco, devi morire. Praticamente è stata fatta allontanare la gente che era venuta lì per firmare il referendum. Ho chiamato i vigili. Dopo un primo intervento il protagonista di tutto ciò, di cui so nome e cognome, se ne è andato e poi è tornato di nuovo e ha continuato fino a quando la polizia municipale lo ha nei fatti riaccompagnato a casa».


Cosa ne pensa dell'accaduto?


«Non è un modo di fare democratico. Pur trattandosi di un qualcosa di apolitico, che riguarda tutti e non un solo partito, si verificano purtroppo situazioni come quelle odierne. La cosa che mi ha toccato molto è che questa persona riprendeva sempre i fatti di Voghera. I media certamente non aiutano a calmare gli animi, soprattutto in un contesto come quello odierno».


Come hanno reagito le persone che erano al gazebo per firmare?


«Alcuni non sono stati intimiditi, altri invece sono andati via. Posso dire, però, che questi modi di fare non sono altro che un motivo in più per andare avanti e cambiare un qualcosa di cui c’è profondamente bisogno».


In provincia di Modena si sono già verificati episodi del genere?


«Per quanto mi risulti, è capitato solo a me. Si è creato, però, un precedente che potrebbe essere imitato anche da altri».


Perché ha scelto di sostenere i referendum?


«Un caso che mi ha colpito molto è quello di Palamara, tra l’altro ieri rinviato a giudizio per corruzione. Si sta cercando di far passare dalla parte del torto chi ha ragione e questo la gente lo ha capito. Non le nascondo che anche tali fatti stanno motivando i cittadini a mobilitarsi per i referendum. Si avverte sempre più che una certa magistratura è politicizzata».


Atteggiamenti come quelli odierni che si verificano per strada, le sono mai capitati in Consiglio comunale?


«Non mi sono mai trovato con un personaggio simile e con delle contestazioni così accanite e violente. E’ un fenomeno di oggi. Nonostante sono consigliere in un Comune, dove la sinistra ha il 54 per cento dei consensi, fino a ora non si è mai verificato nulla di simile. Anzi posso dire che tra i banchi del Consiglio c’è sempre stato rispetto. Qualche volta qualcuno in passato mi ha accusato di essere fascista o fascioleghista, ma mai minacce di morte o cose del genere».


Perché si arriva a tutto ciò?


«Stiamo parlando di cittadini che non sono democratici. Per questi personaggi, che fortunatamente sono ancora pochi, se la pensi in modo diverso sei un vero e proprio nemico da abbattere. Questo ai nostri giorni è inaccettabile. Fino a qualche anno fa, esisteva un dibattito acceso, ma non si arrivava mai a gesti così eclatanti. Questo modo di fare, però, non fa altro che penalizzare chi li esalta perché oggi la popolazione è matura e certamente non approva chi alimenta comportamenti del genere».


La vera forza devastante nel raccogliere le firme, però, non è la politica, ma certamente tanti casi di malagiustizia…


«La malagiustizia non riguarda un partito o una coalizione. Tante le persone sia di destra che di sinistra, che per accuse poi rivelatesi infondate, hanno dovuto affrontare un vero e proprio calvario, fino alla loro assoluzione. Ci sono Procure che vanno oltre i loro compiti ordinari. Mi viene in mente il caso di Finale Emilia, dove l’ex sindaco Fernando Ferioli è stato assolto poco tempo fa per la vicenda relativa al Palazzetto dello Sport. Pur trattandosi di una persona di sinistra e distante dalla mia cultura politica, ritengo sia stata attaccata in modo inverosimile. Una vera e propria vittima di un qualcosa che non funziona. Tanto è stato l’accanimento nei suoi confronti che gli è stato impedito di ricandidarsi, consegnando così una roccaforte della sinistra alla destra. Sono dalla sua parte perché ritengo che bisogna vincere con le proposte e non con la cattiva giustizia, perché oggi può capitare a me domani a te. Si deve avere la meglio solo nelle urne, non perché si viene abbattuti da una certa magistratura».


Di Edoardo Sirignano

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