Clima, successo di Disobbedienza Civile. Cingolani accetta il confronto



Michele Giuli, attivista di “Ultima Generazione”, associazione impegnata sul tema del cambiamento climatico, i cui membri da undici giorni sono in sciopero della fame, considerando il fallimento della politica, chiede un’assemblea pubblica in cui siano i giovani a indicare le priorità per ridurre le emissioni e quindi rispettare gli accordi di Parigi. Un appello che viene accolto dal ministro Cingolani.


Perché avete scelto di far sentire la vostra voce?


«La protesta nasce dal fatto che abbiamo pochissimo tempo per calare, in modo drastico, le emissioni. Siamo completamente fuori dai parametri degli accordi di Parigi. Questo per l’Italia vuol dire collasso sociale, impossibilità di coltivare cibo. Tale aspetto è evidente. Basti pensare a cosa sta succedendo alla gran parte delle coltivazioni del Nord Italia in questo momento. Nonostante ciò, non c’è un piano chiaro per il calo delle emissioni. E’ cominciato, quindi, uno sciopero della fame per far accettare al ministro di avere un dibattito aperto alla cittadinanza in cui vogliamo aiutarlo a dire la verità».


Quanto durerà ancora la protesta?


«Finché il ministro Cingolani non accetterà un incontro pubblico».


Avete avuto qualche risposta?


«Un’apertura c’è stata, pur non avendo ancora delle certezze. Ci sono delle condizioni su cui stiamo trattando».


Quali sono?


«Dettagli, la data, chi può partecipare e chi no, come si svolgerà l’incontro. Ci sono delle condizioni che riteniamo indispensabili perché il dibattito sia davvero paritario e aperto».


Cosa chiederete nel confronto con governo?


«Di dibattere sulla verità, del fatto che in Italia non stanno calando le emissioni, anzi se si guarda il report relativo al terzo trimestre del 2021 stanno aumentando. Vogliamo che ciò venga detto e soprattutto si chiarisca cosa comporta in termini pratici, ovvero la morte di persone. Chiediamo, poi, perché da quaranta anni si conosce il problema e il governo non ha fatto nulla. Vorremmo avere un’alternativa al fallimento delle istituzioni, che è l’assemblea dei cittadini, processo di democrazia partecipativa avviato in molti paesi europei che permette a persone di ogni categoria sociale, di decidere il proprio futuro, compresi i minorenni».


E’ possibile che anche in Italia sia dato spazio a delle nuove Greta Thunberg?


«Tutti devono essere preoccupati per il futuro. E’ una scelta morale far parte di un cambiamento o lasciare andare verso un massacro».


E’ servita realmente l’istituzione del ministero della Transizione Ecologica in tal senso?


«Al momento no. Le emissioni stanno salendo e siamo completamente fuori dagli accordi di Parigi».


Tanti politici italiani e la stessa Unione Europea sembrano indirizzati verso il nucleare…


«Non è una decisione presa da una posizione neutrale. Chiediamo la partecipazione diretta dei cittadini affinché si possa decidere senza far valere le decisioni di una parte. La democrazia rappresentativa ha fallito, ecco perché vogliamo che adesso siano veramente le persone a dare le indicazioni che non dovranno più arrivare da una classe politica corrotta».


Non pensate, però, come accaduto al Movimento 5 Stelle, con la democrazia diretta di Rousseau, di diventare l’ennesimo cartello politico?


«No. Non almeno con questo nome. Non escludo che abbia senso che la disobbedienza civile sia affiancata anche dalle istituzioni, ma non è il nostro progetto».


Di Edoardo Sirignano

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