Il numero uno Rai Foa pizzicato vice della fondazione leghista, le opposizioni chiedono dimissioni



Che la politica abbia da sempre allungato le sue lunghe mani sulla Rai non è un mistero. Ma se democristiani, craxiani e comunisti in passato hanno tessuto le tele mantenendo un certo riserbo, oggi l’arroganza dei vertici nominati dal governo del cambiamento in peggio non ha nessun pudore. I dirigenti che hanno indossato la casacca di populisti e sovranisti si sentono onnipotenti, liberi di agire nella contiguità, di imporre un piano che, di fatto, commissaria tutte le professionalità del servizio pubblico non allineate, di inventare dispendiose strisce per amici cui solo loro tengono.


Sono colonnelli gialli e verdi e non si preoccupano minimamente di evitare di farlo sapere. Nella libertà più totale i vertici Rai, in questi mesi, hanno mosso pedine e tessuto trame nel silenzio più totale di quelli che, in realtà, avrebbero dovuto portare a galla le mosse di un gruppo che tenta la scalata alla tv di Stato. Solo timide dichiarazioni dall'opposizione, quasi reverenziali. Ma il successo delle primarie del Pd deve aver scosso la coscienza del segretario della commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi, che finalmente all’indomani del voto che ha incoronato Nicola Zingaretti a segretario dem, lancia una denuncia davvero grave. Cioè che il numero uno della Rai, Marcello Foa, è anche numero due di una fondazione vicina alla Lega. Presidente del servizio pubblico e vicepresidente di un gruppo di leghisti. Ecco finalmente il risveglio di Anzaldi su Facebook: «È davvero imbarazzante e vergognoso che il presidente della Rai ricopra contemporaneamente anche la carica di presidente di una fondazione politica: i presidenti delle Camere non hanno nulla da dire? Foa si dimetta subito dalla presidenza dell'associazione “Asimmetrie”». Intanto la prima reazione è arrivata: sul sito della fondazione si sono immediatamente preoccupati di eliminare le prove del ruolo scomodo di Foa, cancellando la sua foto e il curriculum in pochi minuti e rimpiazzandolo con altri nomi non legati alla Rai.


O meglio ancora si dimetta subito dalla Rai, visti i seri danni che stanno per essere arrecati al servizio pubblico, che mercoledì rischia di perdere del tutto la propria autonomia con il piano messo a punto dall’ad Salini e che, di fatto, commissaria tutto. Incalza con coraggio il desto Anzaldi: «Che Foa non sia neanche lontanamente un presidente di garanzia è un fatto noto, a partire dall'oscura votazione sulla sua nomina che a distanza di mesi viene ancora tenuta illegittimamente secretata dai presidenti di Senato e Camera. Che però abbia l'arroganza addirittura di ricoprire in prima persona anche il ruolo di presidente di una fondazione vicina alla Lega e al Governo, presieduta fino a qualche settimana fa dal senatore leghista Bagnai, va oltre ogni vergogna. La fondazione “Asimmetrie”, dove militano esponenti di maggioranza quali il ministro degli Affari europei Paolo Savona, il sottosegretario Luciano Barra Caracciolo, il deputato leghista Claudio Borghi, secondo notizie di stampa ha ricevuto finanziamenti per 153.469,46 euro nel 2017 e 139.203,51 euro nel 2016. Chi la finanzia? Da dove arrivano questi soldi?». E ancora: «C'è da ricordare che per le presentazioni dell'ultimo libro di Foa sono stati usati fondi dell'associazione leghista “Più Voci”, guidata dal tesoriere della Lega Centemero e coinvolta nelle indagini della Procura di Roma sullo Stadio della Roma, ricevuti dall'imprenditore Parnasi. Gli intrecci tra la Lega e Foa aumentano».


Anzaldi è un fiume in piena, che ha vomitato tutto quello che ha dovuto ingoiare in questi mesi. La sua denuncia sembra una chiamata alle armi e forse può voler dire che il clima di terrore a viale Mazzini potrebbe finire, ad esempio cominciando a bocciare il piano folle di commissariamento. E infatti gli fa eco il senatore del Pd Salvatore Margiotta, componente della commissione di Vigilanza Rai: «Altro che presidente di garanzia, come si era impegnato ad essere! Il Pd in Vigilanza è stato sempre contrario alla sua nomina: con tutta evidenza non ha le caratteristiche per esserlo. Questa promozione lo conferma: è un tifoso, inadeguato al ruolo». Adesso serve il coraggio delle azioni, non solo quello delle dichiarazioni.


di Michelle Ranieri

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