Il Parlamento riapre i battenti: scontro nella maggioranza per la legittima difesa e il referendum

Il Parlamento riapre i battenti: scontro nella maggioranza per la legittima difesa e il referendum



Tra una polemica e l’altra sul fronte immigrazione (il dl sicurezza, i nuovi sbarchi di migranti, etc.), l’inizio del 2019 si è già consumato in un amen e le Feste sono finite, come sempre, con l’Epifania che “tutte le feste si porta via” anche per quanto riguarda la Politica italiana. Come si sa, infatti, la ripresa dei lavori parlamentari è per tradizione fissata alla fine del (lungo) periodo natalizio che i ‘poveri’ parlamentari – già oberati dalla mole di lavoro (si fa per dire: la XVIIII legislatura è tra le meno produttive degli ultimi 20 anni) – si prendono, per decisione autonoma, dall’antivigilia di Natale fino, appunto, a dopo l’Epifania. Quest’anno, poi, o meglio alla fine dell’anno solare 2018, almeno i deputati hanno dovuto affrontare il ‘superlavoro’ dell’approvazione di una Legge di Stabilità che li ha tenuti inchiodati a Montecitorio tra il 28 e il 30 di dicembre, con relative crisi isteriche – per fortuna rivelatisi infondate – di onorevoli che già vedevano sfumare l’agognato Cenone mentre i loro colleghi senatori erano già belli che in ferie. Morale, ristorati e rifocillati, i parlamentari italiani riprendono l’attività legislativa delle Camere il 7 gennaio. La data, ovviamente, vale per pochi e non per tutti. Per ora, sono convocate solo le commissioni (neanche tutte), in Aula si tratta di ratificare solo una manciata di decreti e ci vorrà un’altra settimana buona ancora – mentre il Paese reale ha già ripreso le sue ordinarie attività a pieno ritmo, uffici dei tanto bistrattati dipendenti pubblici compresi – prima che le Camere si decidano a votare qualche legge. Eppure, di nodi politici al pettine stanno per venirne tanti, e tutti di indubbia difficoltà, soprattutto per la maggioranza.


Ma prima di tutto va detto – come sottolinea una ricerca effettuata dal (benemerito) sito di osservazione politica ‘OpenPolis’ e condotta per l’agenzia di stampa Agi – “l’appropriazione indebita” del potere legislativo a discapito del Parlamento, sempre più svuotato della sua funzione. Pochi numeri per capire meglio: due terzi delle leggi approvate nei primi sei mesi del Governo Conte sono semplici conversioni di decreti legge; la quantità di emendamenti di natura parlamentare approvati è inferiore di quasi tre volte rispetto al primo semestre della precedente legislatura; infine, il 94% delle proposte legislative di senatori e deputati è ancora fermo al palo. Un bilancio, dunque, per nulla edificante, che confermando la tendenza già vista recentemente (da Letta a Renzi fino a Gentiloni) dell’esecutivo di scavalcare il Parlamento nell’esercizio della funzione legislativa. Con una nota in più e ancora più stonata: la poca trasparenza nella produzione legislativa da parte del Consiglio dei ministri (le ormai celebri “manine”) dato che passano in media otto giorni dalla deliberazione delle leggi in Consiglio dei ministri alla loro effettiva pubblicazione (e quindi entrata in vigore) in Gazzetta Ufficiale. Giorni in cui non si sa materialmente come sono stati scritti – e soprattutto da chi - i relativi provvedimenti.


Ma tornando ai nodi legislativi che rischiano di far diventare ‘calda’, nonostante il gelo termico che si registra nel Paese, la stagione politica appena aperta, essi sono due: legittima difesa e pacchetto di referendum costituzionali. La polemica più fresca, e di giornata, riguarda i secondi. Il vicepremier leghista, Matteo Salvini, mette in discussione in toto la proposta di legge costituzionale sul referendum propositivo presentata dai 5 Stelle, che andrà all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera la prossima settimana. Il ‘pacchetto Fraccaro’ intende modificare in modo radicale l’articolo 71 della Costituzione e affiancare, al referendum abrogativo, quello propositivo. A un comitato promotore di un referendum basterebbero 500 mila firme per presentare una proposta di legge popolare. Dopo, le Camere avrebbero 18 mesi di tempo per legiferare e, se non lo facessero, la proposta sarebbe sottoposta a referendum popolare, senza quorum di votanti. Ma anche se il Parlamento intervenisse e modificasse la proposta di legge popolare il referendum si terrebbe in una sorta di assurdo derby tra Parlamento e volontà popolare, al di là dell’assurdità di lasciare intatto, invece, il quorum per il referendum abrogativo, che resterebbe fissato al 50,1%. Contro Salvini si scaglia il ministro proponente, Riccardo Fraccaro, che subito agita il Contratto del Cambiamento. «Coinvolgere i cittadini è fondamentale» afferma Salvini al Tg3, sottolineando che «La Svizzera è un modello, però un minimo di quorum bisogna metterlo altrimenti qui si alzano in dieci la mattina e decidono cosa fare».


L’ideona di Salvini – dubbia e già immediatamente contestata dalle opposizioni, come vedremo - è di fissare tale quorum al 33% degli aventi diritto al voto alle elezioni politiche (così recita una proposta del leghista salviniano Igor Iezzi). Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ed esponente dei 5Stelle, difende (sic) le prerogative parlamentari in materia di riforme, ma ricorda al collega quanto pattuito al momento della nascita della coalizione gialloverde: «Sulle riforme costituzionali la centralità spetta al Parlamento e non al Governo. Saranno le Camere, non il ministro Salvini né il ministro Fraccaro, a deliberare in merito al quorum per il referendum propositivo, con la consapevolezza che le riforme richiedono quanto meno il tentativo di costruire il maggior consenso possibile e di ascoltare tutti, soprattutto le opposizioni». Fraccaro ricorda anche che «In Svizzera c’è il quorum zero e che anche il contratto di Governo prevede espressamente di cancellare il quorum, proprio per incentivare la partecipazione attiva» (dei cittadini, ovvio). Il guaio è che la proposta di Fraccaro è eversiva in sé perché – come ricorda il costituzionalista Stefano Ceccanti, oggi deputato dem e che da settimane si batte contro un’ipotesi di riforma costituzionale definita «sciagurata, non prevedere alcun quorum per referendum che toccano leggi dello Stato e principi della Costituzione come le leggi di spesa e leggi in materia penale è una vera follia giuridica». Si vedrà come andrà, prima in commissione Affari costituzionali della Camera, (entro lunedì bisognerà presentare e approvare gli emendamenti dei vari gruppi mentre lo sbarco in Aula del provvedimento è già calendarizzato per il 16 gennaio) ma certo è che, su questo tema, le tensioni tra Lega e 5Stelle si svilupperanno di pari passo con quelle tra maggioranza di governo e opposizioni che, intese come Pd e FI e per questa volta saldamente unite, sull’intero pacchetto promettono un’aspra battaglia.


L’altro tema ‘caldo’ che divide la maggioranza di governo è la legittima difesa., tema assai caro al vicepremier Salvini. Il ddl , dopo essere stato licenziato dal Senato nonostante i mal di pancia di molti senatori pentastellati, è fermo in commissione Giustizia, sempre alla Camera e lì l’esame dovrebbe concludersi con il voto entro il 9 o 10 gennaio. Innanzitutto, già si intravede un problema di sovrapposizione con il ‘pacchetto Fraccaro’ di riforme costituzionali, problema che solo la conferenza dei capigruppo, che dovrebbe tenersi il 9 gennaio, e la presidenza della Camera potrà risolvere, decidendo a quale dei due ddl dare la precedenza. Ma soprattutto il problema, in questo caso, è tutto politico. Almeno 35 parlamentari pentastellati, quasi tutti di fede ‘fichiana’ (nel senso che sono vicini a Roberto Fico) affilano le armi della battaglia perché non vogliono ‘darla vinta’ alla Lega sull’ennesimo dei suoi provvedimenti simbolo, dopo il decreto Sicurezza. Sarà un problema, per Di Maio, ricondurli alla ragione e nuove espulsioni potrebbero fioccare, dentro il Movimento. Dopo che verrà decisa la sorte di questi due testi di legge, dovranno arrivare in Parlamento, per la conversione in legge, i decreti attuativi del reddito di cittadinanza e di ‘quota 100’ per le pensioni perché i tecnici dei ministeri stanno ancora lavorando e i testi non sono ancora pronti. Altri motivi di frizione e altri guai, dunque, sono in vista.


di Ettore Maria Colombo

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