Il partitone Rai dei raccomandati tenta di far fuori Freccero, l’unico premiato dagli ascolti

Il partitone Rai dei raccomandati tenta di far fuori Freccero, l’unico premiato dagli ascolti


Carlo Freccero

Ricordate l'infelice frase secondo la quale con la cultura non si mangia? Beh al netto del fatto che con la cultura non solo mangia il corpo ma anche l’anima, di sicuro con la cultura e la sottocultura si fa polemica. Con la prima si prova sempre a solleticare la mente, con la seconda solo a grattare la pancia. Ecco, è esattamente ciò che sta avvenendo con il direttore di Rai due, Carlo Freccero, che prova a fare il timoniere di un canale televisivo del servizio pubblico con intelligenza, avendo come faro la cultura. Al quale si oppone il cosiddetto partitone rai, una sorta di coacervo d’interessi di potere e intrecci di poltrone da fare paura , visto che sopravvive a tutti i colori politici. E quando deve attaccare, perché vede in discussione i propri privilegi ricorre pure alle armi della sottocultura. Come nel caso della messa in onda del film “ultimo tango a Parigi”, uno dei capolavori assoluti della cinematografia. Ovviamente nel mirino del partitone Rai non c’è solo il film ma anche, se non soprattutto, lo speciale dedicato a Beppe Grillo. Ai signori di viale Mazzini il comico e guru dei 5Stelle va proprio di traverso. E così, mentre il timoniere di Rai due sostiene , a ragione, di essere ai ferri corti con quello che definisce "il partito Rai" per i tentennamenti sulla firma del contratto con l'agente di Beppe Grillo per diritti d'autore per "C'è Grillo", Freccero in una riunione con il suo staff ha svelato un retroscena relativo a Ultimo tango a Parigi, il film di Bernardo Bertolucci che, per la prima volta senza censura, ha mandato in onda il 21 gennaio su Rai due. La decisione di far precedere il film da una sua presentazione non è stata dovuta a un eccesso di protagonismo del neodirettore, ha spiegato, ma gli sarebbe stata chiesta dai vertici Rai. Il motivo?: «Posticipare l'inizio del film perché la scena della sodomizzazione doveva andare in onda dopo le 23» perché, avrebbe detto il direttore: «la Rai è sempre la stessa, vince sempre il vecchio centromargherita». Difficile dargli torto. Se la Dc è scomparsa come partito a viale Mazzini vive ancora sotto mentite spoglie. «Il partito Rai è contro di me, io ho fatto il programma su Grillo, ho lavorato sul format che sta rianimando la rete. Il contratto spetta alla burocrazia del settimo piano che si oppone alla programmazione, lo stesso partito Rai che ha firmato il contratto di Fazio Fazio. E pensare che Grillo non voleva neanche farlo, l'ha convinto il suo agente». Freccero, inviperito per ritardo al via libera per il suo "C’è Grillo", si sente assediato e addirittura messo sotto stress: «dal partito Rai che», è la sua denuncia, «spera ardentemente che io lasci la direzione di Rai due per i continui no che ricevo dal coordinamento». Il caso del programma atteso per domani su Raidue in prima serata (ma a questo punto molto a rischio) e dei 30 mila euro di compenso che il fondatore del Movimento 5 Stelle dovrebbe incassare per i diritti d'autore, rischia di rompere definitivamente i rapporti tra il direttore di Rai due e i vertici Rai. Freccero, che già in occasione della bufera social su Povera Patria, aveva detto di: «non sentirsi sufficientemente difeso dal settimo piano di viale Mazzini», si è ulteriormente sfogato durante una riunione con i suoi collaboratori. E è più che innervosito perché il contratto per la cessione dei diritti d'autore con Aldo Marangoni, l'agente di Grillo, a 24 ora dalla messa in onda non è stato ancora firmato. Provate solo a immaginare se una cosa simile fosse capitata a Fabio Fazio, che usa la Rai come fosse cosa sua e non nostra, che paghiamo il canone. La rivoluzione in piazza, le fiaccolate a viale Mazzini. Cultura contro sottocultura insomma. E tanto per capire di cosa è capace il partitone Rai, che con la cultura delle poltrone mangia eccome, ecco il quadro delle manovre in corso. L'Ad Rai Fabrizio Salini, dopo che il deputato del Pd Roberto Morassut, definendo programma e pagamento di Grillo "un episodio da repubblica delle banane" e ha chiamato in causa il ministro dell'Economia Giovanni Tria, starebbe pensando infatti a una retromarcia, chiedendo all'agente una cessione gratuita dei diritti d'autore (obbligatori). All'agente Marangoni, Freccero ha chiesto solo materiale di cui la Rai non aveva i diritti: immagini andate in onda su Tele+, altre comparsate su reti a pagamento. E ha detto ai curatori del programma di montare solo le parti comiche, gli sketch, senza nessuno spazio per gli interventi politici e gli spettacoli post discesa in campo. «Dopo quest'ultima bufera per due ore di vecchi pezzi comici di Grillo, una vera follia che ha svelato il volto maccartista del Pd», ha esternato il direttore di Rai due, «chiederò che si pubblichino tutti i compensi dei giornalisti del gruppo l'Espresso che lavorano per la tessera numero 1 del Pd Carlo De Benedetti, il cui peso politico è molto maggiore di un programma comico e di montaggio. Dimostrerò che la Rai non è cambiata, ma è sotto il controllo ideologico del gruppo di De Benedetti». Anche in questo caso difficile dargli torto. C’è chi lavora per la cultura e chi vi si oppone con la sottocultura…


di Alberto Milani

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