Il procuratore Gratteri a Salvini: «Aboliamo lo spreco Dia per dare nuovo impulso all'Antimafia»

Il procuratore Gratteri a Salvini: «Aboliamo lo spreco Dia per dare nuovo impulso all'Antimafia»



Se a lanciare un appello è il procuratore più amato dagli italiani non c’è dubbio che il ministro più amato da questi stessi italiani dovrebbe ascoltare. Il tema, d’altronde, è delicato e riguarda l’ipotesi di un nuovo assetto dell’Antimafia. Una questione molto cara al numero uno della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, e che sicuramente non lascia indifferente il titolare degli Interni, Matteo Salvini, il quale, da quando è approdato al Viminale, non ha fatto altro che promettere uomini e risorse per contrastare la criminalità organizzata. A Ferragosto Salvini era a San Luca, il luogo simbolo della ‘ndrangheta, il paesino del Reggino dove risiedono due delle più potenti cosche mafiose, quelle dei Nirta-Strangio e dei Pelle-Vottari, due gruppi che dal 1991 hanno scatenato una faida culminata, undici anni fa, nella strage di Duisburg, quando anche la Germania dovette scoprire il volto criminoso dell’organizzazione mafiosa dai caratteri ormai mondiali.


«Ho scelto di essere qui, a Ferragosto per ricordare che la mafia non ha diritto di esistere, lo Stato c'è e che è meglio della ‘ndrangheta», aveva detto il ministro agli abitanti di San Luca. Salvini aveva poi incontrato Gratteri, l’idolo della lotta alla mafia in Calabria, amato dai calabresi e stimato non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Il magistrato che vive da oltre trent’anni sotto scorta e che ha avuto il merito di condurre maxi operazioni che hanno portato in carcere centinaia di ‘ndranghetisti. Se ci fosse la santità nella giustizia Gratteri sarebbe colui che andrebbe già beatificato in vita. E ogni sua parola è vangelo, ogni sua azione una missione. «Al ministro dell’Interno ho detto l’ultima volta a Ferragosto, in occasione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza: sciolga la Direzione Investigativa antimafia e faccia rientrare nei corpi di appartenenza i poliziotti, i carabinieri e i finanzieri»: ha dichiarato giovedì sera il procuratore capo della Dda di Catanzaro in un incontro pubblico a Diamante, nell’ambito del Festival del peperoncino. Una proposta che, se agli occhi dei meno informati possa sembrare quasi un favore alla criminalità, in realtà rappresenta una stretta sui clan, visto che al momento, a causa della carenza degli investigatori da rimpiazzare con i nuovi concorsi, le indagini rischiano seriamente di subire dei gravi rallentamenti o a bloccarsi del tutto. E questo sì che sarebbe un gran regalo alla criminalità. Gratteri ha infatti spiegato che «in questo modo risparmieremmo milioni di euro per pagare gli stipendi dei dirigenti e mantenere in vita le loro auto. Queste risorse potrebbero essere utilizzate per pagare gli straordinari alla polizia giudiziaria». A livello investigativo, insomma, ci sarebbero solo benefici, perché abolire la Dia vuol dire soltanto buttare giù un carrozzone di spese, non indebolire il contrasto alla criminalità.


La Direzione Investigativa Antimafia, infatti, è semplicemente un'organo interforze, composto al 40 per cento dalla polizia di Stato, di un altro 40 di carabinieri e il restante 20 di militari della guardia di finanza. Si occupa di analizzare il fenomeno delle mafie e di avviare indagini su tutto il territorio nazionale. La Direzione Distrettuale Antimafia, invece, è un organo giudiziario, il pool di magistrati che deve autorizzare le indagini e disporre le misure cautelari o i sequestri. È chiaro che la Dda non ha bisogno che ci sia una struttura dedicata a investigare solo sulla mafia, ma può affidare gli accertamenti alla polizia giudiziaria, senza che si tenga in piedi un organo dispendioso, una struttura che Gratteri, già tre anni fa, definì un «ferro vecchio». Perché, aveva già spiegato allora il magistrato mettendo in imbarazzo il governo Renzi, «è una struttura che fa solo misure di prevenzione. Le stesse misure di prevenzione le fanno le questure, la guardia di finanza, i carabinieri, per cui sono doppioni, tripli». E poco conta che si tratti di una creatura ideata da Giovanni Falcone sul modello dell'Fbi americana. Anche su questo il procuratore ci era andato giù pesante, precisando: «Ha detto Falcone che ci vuole la Dia, ma perché si bestemmia, perché si usa sempre il nome di Falcone quando si vuole difendere qualcosa che oggi è fuori dalla realtà, è fuori dai bisogni? E quando Falcone era vivo perché nessuno l'ha votato per il Csm, perché tutti lo combattevano? E dopo morto, chi lo ha combattuto in vita, i gattopardi, sono saliti tutti sui palchi per commemorare». Sciogliere la Dia non significherebbe disconoscere Giovanni Falcone e indebolire il contrasto alla mafia, ma rafforzarlo eliminando gli sprechi e investendo le risorse per le indagini, perché gli uomini della Dia, con la loro esperienza e preparazione, «non è che vanno a fare le contravvenzioni sulla strada, vanno nelle strutture investigative», aveva chiarito la toga calabrese. Ma le richieste del magistrato paradossalmente più vicino al premier lasciarono Renzi indifferente. Nulla venne fatto e oggi il procuratore di Catanzaro ha proposto lo stesso progetto a Salvini, bloccando fin da subito le polemiche che potrebbero colpire il leader del Carroccio qualora tocchi il carrozzone Dia. «È una sciocchezza se qualcuno, tra i grandi giornali, scriverà che il ministro, sciogliendo la Dia, favorisce le mafie», ha detto a chiare lettere Gratteri, «questa proposta la sto formulando io pubblicamente, che non sono certo un colluso».


Il capo della Dda catanzarese è ottimista sul nuovo corso che sta vivendo la Calabria nella lotta alla mafia: «I calabresi non sono omertosi, bensì non sanno con chi parlare». E assicura che i segnali di cambiamento sono rappresentati dalla fila di persone che hanno bussato alla sua porta per denunciare gli affari della ‘ndrangheta. Ma per poter dare risposte ai cittadini che si stanno ribellando alla criminalità organizzata calabrese c’è bisogno di fondi e, in un momento di crisi economica, non possono che essere trovati tagliando gli sprechi, partendo dalla Dia, il doppione succhiasoldi che serve solo a foraggiare dirigenti e a sborsare indennità aggiuntive agli investigatori della Direzione investigativa antimafia, più fortunati rispetto ai colleghi di altri reparti. Gratteri, pur non entrando nel merito della questione Diciotti, ha infine affrontato il tema dell’immigrazione, proponendo una soluzione alternativa in grado di arginare gli arrivi sulle nostre coste: «Bisogna mandare risorse e uomini per costruire condizioni di vivibilità nel Centroafrica. Costruire gabbie e mura non serve: magari si bloccheranno le partenze in Libia, ma non quelle da altri Paesi».


di Rita Cavallaro

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